Il mio viaggio nella MLT

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Dal ‘sound before sign’ alla pratica MLT in età adulta: ripensare ear‑training e teoria come sviluppo dell’audiation, con esempi di cambiamento in classe.

“Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo”

Lao Tzu, filosofo cinese

Al mio primo contatto con la Music Learning Theory1 sviluppata da Edwin Gordon, contatto che devo alla mia cara amica Erica Fossi – pianista, docente di MLT ed educatrice musicale – alla pari di molte altre persone che si avventurano in una nuova esperienza ero inizialmente piuttosto scettico, senza un’idea chiara di come sarebbe andata a finire. Avevo già quasi trent’anni di insegnamento ed esecuzione musicale alle spalle, ma come sempre avevo ancora voglia di apprendere e di provare nuovi modi di insegnare e sperimentare la musica. Man mano che mi cimentavo nella MLT e scoprivo la sua filosofia, mi rendevo conto di quanto era sensato il suo modo di sollecitare una comprensione di come gli esseri umani apprendono la musica, soprattutto in età giovanile, e di come chiunque possa interiorizzare ed apprezzare la musica, esercitando nel contempo le orecchie. Come disse il filosofo cinese Lao Tzu, avevo fatto il primo passo di un viaggio lungo, eterno, che avrebbe avuto effetti positivi sul modo in cui insegno ed eseguo la musica in pubblico.

Avvicinandomi alla MLT durante un corso tenuto a Milano da Audiation Institute e a İzmir in Turchia dalla Olten Audiation Institute tra il settembre 2017 e il luglio 2018, ho avuto il privilegio di studiare con didatti di grande valore quali Silvia Biferale e Arnolfo Borsacchi, che mi hanno ispirato in molti modi. Come insegnante di teoria musicale, storia della musica, ear training, solfeggio e pianoforte, avevo già adottato molti approcci diversi all’insegnamento musicale. Tali approcci rappresentano una fusione di molti metodi oggi in circolazione e altri che avevo acquisito durante i miei studi superiori negli Stati Uniti e in Inghilterra. Adottavo diversi approcci a seconda dell’età, dei bisogni e delle competenze dei miei alunni, cercando di adattarmi alle loro modalità e velocità di apprendimento, cosa che a volte può rappresentare una sfida notevole all’interno di un ambiente come un’aula scolastica, dove il livello degli studenti risulta così vario. Introducevo quasi sempre momenti di ascolto, dal momento che conoscevo in modo quasi innato l’importanza di riempirsi le orecchie e la mente di musica, che col tempo sarebbe diventata sempre più familiare e avrebbe aiutato gli studenti nella loro percezione musicale. Organizzai perfino un corso dedicato all’“Ascolto Analitico” perché gli allievi prendessero dimestichezza con i diversi stili e generi del repertorio classico, con i timbri dei vari strumenti, con i pattern ritmici e con la World music, oltre che con la terminologia con la quale parlare della musica e diventare capaci di ascoltare con orecchio critico o analitico. Mi rendo conto ora che si dovrebbe fare tutto ciò sotto forma di canzoni, moltissime canzoni, ascoltate fin dalla più tenera età.

Ora che ho completato il corso MLT 6+, ho un’idea estremamente chiara del perché facciamo ciò che facciamo, come possiamo farlo in modo più metodico, creativo, interattivo e, soprattutto, divertente. In fondo, la musica dovrebbe essere qualcosa da cui trarre piacere e da amare più di ogni altra cosa.

La ricerca di Edwin Gordon su come la musica viene appresa realmente, vale a dire in maniera simile al linguaggio, apre la via a un mondo intero fatto di domande e della ricerca di risposte, lungo un percorso che potrebbe ben durare una vita intera. Leggere del suo lavoro mi costrinse a ripercorrere la mia personale educazione musicale, guardando indietro nel tempo per quanto mi risultò possibile. È infatti verissimo che la mia educazione musicale cominciò con l’ascolto a casa, sia attraverso i dischi di mio padre che cantando canzoni al pianoforte con mia madre, che era insegnante di musica. Ora capisco davvero perché tutto ciò fu così importante, e perché così tanti altri amici, i quali non sono stati esposti alla musica così presto, non erano interessati né competenti quanto me durante le lezioni di musica a scuola. Oggi mi chiedo quanto sapessero i miei insegnati di scuola di Philadelphia di Gordon e della sua ricerca, perché avrei tratto maggior beneficio dalle lezioni di piano e dalle esercitazioni orchestrali se l’improvvisazione e l’ascolto fossero stati più presenti e introdotti prima. Mi sento ancora fortunato di aver studiato con insegnanti eccellenti, sia durante la mia formazione che più tardi nei vari corsi che ho frequentato da docente. Una prima cosa che corrisponde molto da vicino con la MLT è la pratica notevole di ascolto e canto corale che ho sempre continuato a fare, cosa che ha nettamente migliorato la mia audiation negli anni. Inoltre, c’è sempre stata una qualche attività fisica in rapporto con l’apprendimento musicale, come la danza o i movimenti ritmici. Ora, grazie alle lezioni con Silvia Biferale, ho appreso più chiaramente quanto il movimento sia importante, anzi cruciale. Ancora una volta, vorrei aver avuto un rapporto più stretto con il movimento nella creazione di vie di comunicazione con il mio io interno, con l’ambiente che mi circonda e con le persone attorno a me, in senso musicale e non-musicale. Mi avrebbe risparmiato una quantità notevole di stress durante le esecuzioni pubbliche e avrebbe potenzialmente facilitato l’apprendimento di nuovo repertorio, stimolato il lavoro produttivo con gli altri e fatto sentire più a mio agio con il mio strumento, il pianoforte.

Certamente, dovrei anche far presente che non tutto ciò che ho incontrato durante il corso di MLT mi è risultato completamente nuovo. Avevo impiegato metodi simili durante il mio insegnamento privato e nelle aule scolastiche, soprattutto per ciò che riguarda lo sviluppo dell’ascolto e delle capacità da musicista. Laureato alla LRSM in didattica del pianoforte, avevo studiato con docenti eccellenti al Royal College of Music a Londra, dove si dava una grande importanza al lavoro di ascolto durante le lezioni di piano, fin dalle prime fasi. Una frase che imparai all’epoca e che mi è rimasta in testa per molti anni è: “il suono viene sempre prima del segno”. Eppure non lo si applicava all’età infantile né agli adulti più avanti negli anni, vale a dire dopo l’insegnamento formale, cosa che io credo dobbiamo a Gordon. Anche adesso che ho vissuto con la musica per 50 anni, la MLT è molto illuminante rispetto al processo reale di sviluppo dell’audiation e al modo in cui la possiamo migliorare a qualunque età.

Adesso, con la mia esperienza di corsi nella MLT con validi docenti italiani, di lettura di articoli e libri sull’argomento e di riflessioni sulla mia formazione musicale e sul mio stesso insegnamento, sono in grado di sintetizzare tutto ciò in un metodo didattico rinnovato e aggiornato in cui posso riversare nuove energie e nuova vita. Ho iniziato a mettere in pratica la MLT nei miei corsi di competenze musicali, teoria musicale ed ear training, e la gioia provata dagli studenti è palese. Sono particolarmente riconoscenti per la quantità maggiore di improvvisazione e si sentono più coinvolti e attivi durante i corsi. Il lavoro di gruppo, le consegne musicali da eseguire in coppia e il far musica insieme in generale creano un’atmosfera meravigliosamente positiva in classe, così come gli esercizi di respiro e di movimento creano legami con gli altri pur permettendo agli allievi di concentrarsi sull’interno dei loro stessi corpi ed anime.

Inoltre, è interessante vedere quanto sia inizialmente difficile distogliersi dalla maniera classica e standard di imparare a leggere le note e di suonare la musica, dal momento che la maggior parte degli allievi, me compreso, ha ricevuto una formazione di questo genere. È ancora più interessante vedere quanta voglia abbiano gli allievi di provare una nuova via o un nuovo modo di porsi davanti alla musica, che risulta molto più naturale. L’idea del do mobile è molto più sensata, visto che quando suono una triade maggiore e chiedo: “che cos’è?” la stragrande maggioranza di loro (ad eccezione di due allievi con l’orecchio assoluta) risponde: “una triade maggiore”. Dunque, i nomi non sono altro che nomi e il suono è sempre la cosa più importante. Come scrisse Shakespeare nel Romeo e Giulietta, quella che noi chiamiamo una rosa, con qualsiasi altro nome, profumerebbe altrettanto dolcemente.

Come ho affermato all’inizio di questo articolo, il viaggio nella MLT è lungo e, forse, è appena cominciato per me e per i miei alunni. Sono convinto, comunque, che questo primo passo mi porterà a conoscere molti luoghi nuovi dell’insegnamento musicale e del fare musica, aprendo porte nuove e variopinte con la promessa della riuscita, della creatività e del divertimento. In fin dei conti, la musica è un’arte, e non ci può essere modo migliore di avere esperienza dell’arte che non ascoltare, vedere, sperimentare, creare e trarne piacere. Io credo che la cosa migliore sia concludere con un omaggio a Edwin Gordon e con un ringraziamento a tutti gli altri musicisti ed insegnanti che hanno camminato assieme a lui o dopo di lui lungo questo percorso meraviglioso. Che il seguente passaggio possa essere fonte d’ispirazione per tutti, quanto lo è stato per me:

“Ciò che consiglio più di ogni altra cosa agli insegnanti di musica del prossimo secolo è di improvvisare, improvvisare, improvvisare! Fatela finita con la notazione. Imparate dalla music learning theory e insegnate ai bambini a fare musica senza l’aiuto della notazione o della teoria musicale. Seguite scrupolosamente il processo con cui impariamo il linguaggio.” Edwin Elias Gordon (1927 – 2015)

Note

  1. Da ora in poi MLT nel testo.

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