La Music Learning Theory all’Opera!

logo_icona_rivista-1-1-1.png
Rivista → La Music Learning Theory all’Opera!

Portare l’opera a scuola con la MLT: selezione e adattamento di arie, procedura di insegnamento del brano e gestione di intonazione, respiro e fraseggio nei bambini.

Fascicolo

Autore

Contesto

Tipologia

Paesi Baschi fine XVIII secolo. Nel podere di una giovane e ricca fittavola, di nome Adina, la giornata di lavoro nei campi sta volgendo al termine e i contadini, affaticati, si riposano ascoltando una storia d’amore che Adina legge loro. È la storia di Tristano e del magico elisir che gli aveva permesso di conquistare il cuore della regina Isotta. Tra gli uditori troviamo Nemorino, un giovane perdutamente innamorato della capricciosa proprietaria ma, ahimè, senza speranza. Adina è furba e intelligente e di impegnarsi in una relazione seria non ne ha alcuna intenzione. Per lei l’amore non è che un gioco: “Per guarir da tal pazzia, ché è pazzia l’amor costante, dèi seguir l’usanza mia, ogni dì cambiar d’amante” e il povero innamorato langue invano. Giunge in paese un piccolo drappello di soldati guidati dal sergente Belcore che, innamoratosi a prima vista di Adina, le chiede di sposarlo. Ma questa ci deve riflettere, tra i tormenti di Nemorino che assiste alla scena, spaventato all’idea di perderla per sempre.

Ecco arrivare una misteriosa carrozza, tutta rivestita d’oro. Chi ci sia al suo interno è cosa ignota “di certo un forestiero”, pensano i contadini e la curiosità di tutti è presto soddisfatta: il misterioso personaggio altri non è che Dulcamara, “quel gran medico, dottore enciclopedico… la cui virtù preclara e i portenti infiniti son noti in tutto il mondo… e in altri siti”. Il fantomatico “benefattor” di uomini è in realtà un simpatico ciarlatano che millanta poteri da grande guaritore grazie ad un misterioso intruglio. In Nemorino si accende la speranza di poter trovare finalmente il magico elisir d’amore ma di fronte alla sua ingenua richiesta Dulcamara sfoggia tutta la sua faccia tosta e riesce a vendergli al prezzo di uno zecchino, la sola ricchezza del giovane, una semplice bottiglia di Bordeaux. Ma attenzione: gli effetti dell’elisir non si potranno vedere che il giorno dopo, il tempo, insomma, che serve a Dulcamara per levare le tende e muovere verso altri paesi. Nemorino non sta più nella pelle e beve. Beve a piccoli sorsi, come gli ha consigliato il furfante, ma il sapore è talmente buono che si beve tutta la bottiglia e i “veri” effetti, quelli provocati dall’alcol, non tardano a farsi vedere. E Adina, troppo abituata alle lusinghe del giovane e perplessa di fronte alla sua improvvisa euforia e sicurezza, si vendica accettando di sposare Belcore la sera stessa. Nemorino, a questo punto, si rivolge nuovamente a Dulcamara che gli offre un’altra dose di elisir per accelerare i tempi. Egli, però, è rimasto senza un soldo e non è in grado di pagarla. Interviene dunque lo scaltro Belcore che, all’idea di reclutare una nuova leva e di allontanare dalla sua bella un rivale in amore, gli offre un posto da soldato. Nemorino accetta e con i soldi guadagnati “venti scudi! E ben sonanti” compra un altro elisir, un’altra bottiglia di vino dall’avido dottore.

Le cose si complicano ulteriormente quando Giannetta, una contadina del posto, accorre in paese, tutta trafelata, con un’incredibile notizia: un vecchio zio di Nemorino, milionario, è morto lasciando al nipote tutte le sue ricchezze. Nemorino, dunque, è diventato un buon partito per le giovani del posto. In una scena davvero esilarante, attorniato da svenevoli fanciulle che prima di allora non gli avevano concesso grandi attenzioni, egli sorride felice, imputando tale successo al magico potere del nuovo elisir mentre Adina è rosa dalla gelosia e Dulcamara, per un attimo, si interroga, incredulo, sui poteri del suo Bordeaux.

Dopo l’uscita di scena del ricco contadino, Adina e Dulcamara sono rimasti soli. Adina scopre che Nemorino si è arruolato soldato pur di comprare una pozione magica per farla innamorare di sé e che forse tanto insensibile all’affetto del giovane non è.

Ed eccoci al finale. Nemorino comincia a nutrire qualche speranza grazie ad una “furtiva lagrima” scorta negli occhi di Adina quando, ebbro di gioia e di vino, si lasciava corteggiare dalla contadinelle. Adina consegna a Nemorino il contratto da soldato, lo ha infatti riscattato pur di non farlo partire, e gli confessa il suo amore.

Il povero Belcore cade in piedi: “pieno di donne è il mondo; e mille e mille ne otterrà Belcore”.

E Dulcamara? Dulcamara, felice del suo successo, se ne va, verso altri lidi, altri allocchi.

Negli ultimi anni ho avuto il piacere di lavorare e approfondire questo capolavoro operistico con la scuola dell’infanzia e la primaria, coi bambini cioè dai 5 ai 10 anni, su per giù. Vista la complessità e la durata dell’opera, i bambini partecipano attraverso l’ascolto delle principali arie – significative soprattutto dal punto di vista narrativo – e l’apprendimento di quelle più appetibili dal punto di vista musicale – che siano legate al coro o ai singoli personaggi. Il tutto, ovviamente, a seconda dei tempi a disposizione che variano dal ciclo di incontri (8 – 15 incontri) al percorso annuale.

Quella dell’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti è una storia davvero riuscita. C’è umorismo, c’è amore, c’è fatalità. E la musica è coinvolgente e piacevole. Ci diverte. Diverte noi e diverte soprattutto bambini e ragazzi, un’opera buffa a tutti gli effetti.

La vicenda, poi, è piuttosto semplice per essere una trama operistica. L’ambientazione spazio-temporale non è vincolante: non cogliamo riferimenti ai Paesi Baschi né all’epoca del 1700. Ricorda, insomma, le fiabe che i bambini sono soliti ascoltare “C’era una volta, tanto tempo fa, in un lontano paesino di campagna…”.

Qualche piccolo taglio o accorgimento sulle sottotrame in cui la vicenda principale si dipana ha di certo reso più fruibile la vicenda: ho spesso semplificato (come qualche riga sopra) la parte relativa agli accordi sul matrimonio tra Adina e Belcore (che avevano fissato la data di lì a sei giorni ma poi, dovendo il sergente partire l’indomani, per il giorno stesso), l’arrivo del notaio (che viene invitato a presentarsi più tardi, la sera, quando si celebrerà il matrimonio) e il proposito di vendetta da parte di Adina (che non vedendo Nemorino, decide di posticipare la celebrazione).

Mantenendo insomma la struttura sopra descritta i gruppi/le classi partecipano divertiti e senza particolari difficoltà di apprendimento.

I personaggi sono sicuramente fonte di grande attrazione per i bambini.

Primo tra tutti il buffo Dulcamara che, col suo aplomb da gran mago e le sue arie scherzose, li conquista subito. Certo egli è un mascalzone perché, di fatto, vive sull’inganno e sul raggiro dei più deboli. Il povero Nemorino rimane senza più un soldo dopo che, abilmente, è riuscito a rifilargli una bottiglia di vino lasciandolo a tasche vuote (anzi, a stivali vuoti). Ma dal suo ingresso in scena con la cavatina “Udite, udite o rustici”, non riusciamo ad averlo in antipatia. L’accompagnamento orchestrale, la capacità attoriale del cantante (il basso buffo), il testo, la melodia… sono tutti ingredienti che ci mettono in guardia ma col sorriso sulle labbra.

Coi più piccini, ovviamente, il mio intervento narrativo è stato d’aiuto: di fronte alla scena della vendita del Bordeaux i bambini non coglievano, infatti, la frode del dottore. Nemmeno l’interpretazione dei cantanti protagonisti della messinscena che mostravo loro li aiutava, perché troppo rapidamente si succedono gli eventi. Il testo, all’ascolto e senza libretto, è spesso molto difficile da seguire e i sottotitoli, data la giovane età del mio pubblico, non servivano a nulla. Interpretando il personaggio io stessa o giocando a riprodurre la scena all’interno del gruppo (scegliendo tra i bambini un Dulcamara, un’Adina e un Nemorino) tutto è andato per il verso giusto.

L’aria che preferisco proporre, legata a questo personaggio, è quella finale: “Ei corregge ogni difetto”. Il testo è alquanto articolato per questo motivo la propongo alla scuola primaria ma è importante perché ci riporta al titolo dell’opera e a uno dei protagonisti inanimati della vicenda: l’elisir dai prodigiosi benefici. “Ei corregge ogni difetto, ogni vizio di natura. Ei fornisce di belletto la più brutta creatura: camminar ei fa le rozze, schiaccia gobbe, appiana bozze, ogni incomodo tumore copre sì che più non è…” e via cantando.. AUDIO-07-2019-04_01

L’intervallo di sesta con cui comincia (cfr. pagina successiva) non ci deve spaventare: i bambini intonano con accuratezza il salto e vengono presto trascinati da un allegretto spensierato e ben ritmato.

In questa, come in altre arie, faccio riferimento alla “Procedura di insegnamento di un brano” prevista nel percorso di istruzione formale secondo la Music Learning Theory (MLT).

I bambini, disposti in cerchio e in movimento a flusso continuo, ascoltano la melodia che propongo, cantandola più volte senza le parole. E a poco a poco cerchiamo, insieme, di trovare prima i macrobeat1 e poi i microbeat di quel brano.

Cerchiamo poi la tonica, la nostra nota base, e invitiamo i bambini a riconoscerla quando si presenta nel brano e successivamente a cantarla o sentirla internamente (in audiation2) nei momenti in cui decidiamo di non cantare ad alta voce parti della melodia.

Infine, proponiamo di sentire tutta la melodia in audiation, mantenendo il flusso.

Uno scambio di pattern, poi, ci aiuta a consolidare il modo in cui il brano proposto è stato composto favorendo così un dialogo attivo che varia a seconda dei livelli di apprendimento3 previsti dal percorso di istruzione formale. Il nostro punto di partenza è dunque puramente musicale, in quanto la melodia viene proposta nella sua natura senza l’apporto di parole e viene cantata con la sillaba “pam”. Ma perché il brano si possa definire “aria” a tutti gli effetti ciò che ancora manca è il testo.

E il testo, in un’aria d’opera, è importantissimo. Ragioniamo dunque sulle parole che il librettista ha scelto, sull’utilizzo di un termine specifico, sul suo effetto sonoro o teatrale. Facciamo esperienza della metrica, di come cioè le parole si appoggiano, si incastrano e danzano sulla musica del compositore e riflettiamo su ciò che le parole e la musica ci invitano a considerare del tal personaggio e/o della sua emozione.

Nel caso specifico il canto quasi sillabato richiesto per Dulcamara (una successione di crome quasi a metronomo e ben

Un’ultima aggiustatina: Dulcamara è un furbacchione e non possiamo non tenerne conto mentre cantiamo. Cogliendo i loro suggerimenti accentuiamo una parola, una consonante o una vocale, enfatizziamo un respiro o giochiamo con la dizione e con le dinamiche.

Legata a Nemorino è invece l’aria Lallarallala… Esulti pur la barbara presente nel primo atto. È questo il momento in cui il contadino, felice per l’elisir, lo beve e si ubriaca. AUDIO-07-2019-04_02

I bambini hanno visto precedentemente la scena e, divertiti non solo dal canto ma dai buffi movimenti scenici, non vedono l’ora di cantarla.

Dal punto di vista testuale l’aria diverte e non prevede difficoltà. Da quello musicale, invece, l’estensione di un’ottava non è facile.

Ricorro, dunque, alla ripetizione della nota che precede, nel caso specifico, quella più grave prevista dall’aria.

Più difficile semplificare il salto ascendente che troviamo ben 4 volte in partitura (l’ultima proprio sul finale) e che ci porta a toccare il la bemolle (seguendo la partitura) previsto per il tenore (in azzurro vedi pagina successiva).

In questo caso la soluzione per me è quella di rispettare l’andamento della melodia (che è un vero gioiello), lavorare sugli intervalli, esercitarci con i vocalizzi per ampliare l’estensione vocale e avvicinarci a quelle altezze calandoci nel personaggio che, in quanto ubriaco, singhiozza felice.

Quella più impegnativa è certamente l’aria d’apertura “Bel conforto al mietitore” affidata al coro di contadini. La struttura è piuttosto complessa e il testo è ricco e pieno di termini che i bambini spesso non conoscono: “Bel conforto al mietitore, quando il sol più ferve e bolle, sotto un faggio, appiè di un colle riposarsi e respirar! Del meriggio il vivo ardore tempran l’ombre e il rio corrente; ma d’amor la vampa ardente ombra o rio non può temprar. Fortunato il mietitore che da lui si può guardar!”.

Divido l’aria in più parti e propongo di seguire, all’unisono, la melodia affidata ai soprani per le prime due parti (con una piccola incursione in quella dei contralti, al termine della seconda parte, per chiudere in maniera più perentoria la melodia).

Nella prima i bambini cantano con agio, appoggiandosi a questo ritmo ben sostenuto e folkloristico (ricorda molto alcuni canti popolari italiani). Nella seconda parte lavoro molto sulla discesa incalzante e con note ribattute in cui la vocale “o” rende scivoloso il passaggio, poco chiare le note e sul filo del rasoio l’intonazione. AUDIO-07-2019-04_03

Nella terza parte, passando alla melodia prevista per i tenori, il fiato comincia a sentire la stanchezza e la breve pausa non ci aiuta ad attaccare con tranquillità “fortunato il mietitore” (che si trova, nel suo attacco, a un’ottava di distanza).

Nell’ultima parte il tempo si fa “più allegro” e la difficoltà è quella di non farsi trascinare troppo dalla velocità.

La rapida successione del seguente inciso ritmico-melodico (nei tenori) risulta molto impegnativa. AUDIO-07-2019-04_04 AUDIO-07-2019-04_05

Meglio dunque ricorrere a una piccola semplificazione come questa: AUDIO-07-2019-04_06 AUDIO-07-2019-04_07

Nel finale la ripetizione dell’inciso “si può guardar” è un bel banco di prova. La melodia, così come il testo, si ripete identica per 4 volte.

L’istinto dei bambini è quello di contare (sia a livello audio orale che di associazione verbale). Li aiuto allora con l’accompagnamento al pianoforte (vuoi con un crescendo, vuoi con una particolare figura ritmica prima dell’ultima ripetizione) o attraverso giochi di movimento che li aiutino a memorizzare il momento in cui la melodia si conclude perché è la musica che ce lo dice e non le dita della mano alzate.

Tutte le arie analizzate è meglio trasportarle o, a seconda del registro cui l’aria è dedicata, cantarle un’ottava sopra o un’ottava sotto. Nell’Elisir mi sono concentrata principalmente sulle arie del coro, del basso e del tenore. Raramente mi capita di affrontare arie per soprano: anche abbassando la tonalità di impianto, il lirismo a cui il soprano spesso si lascia andare o l’agilità con cui si deve confrontare non sono certo adatti a quest’età.

Più complessa e ancora irrisolta, per me, la questione della polifonia.

Cantare a più voci, specialmente nelle arie concepite per coro, è l’obiettivo finale, sicuramente.

Ma la giovane età dei bambini mi spinge a muovermi con cautela e affrontare la questione solo più tardi (che, tradotto in termini di tempi scolastici, significa mai):

quando cioè la melodia è chiara e i respiri vengono rispettati; quando cantano pensando a ciò che stanno cantando, ricordandosi che ci sono colori e c’è un fraseggio; quando l’intonazione è sicura e non ci sono incertezze.

Spesso la linea di basso che canto accompagnandoli fa perdere loro l’intonazione, vuoi perché non sono sicuri della loro linea melodica vuoi perché per loro è rassicurante la mia voce e nel momento in cui la perdono tutto cade.

Per questo motivo propongo arie ad una sola voce, azzardandomi a cantarne, da sola, una seconda solo dopo aver verificato che i bambini abbiano chiara la melodia (in primis in audiation).

Per concludere. L’Elisir, oltre ad essere un’opportunità per fare musica, è prima di tutto uno splendido esempio di Teatro Musicale. E confrontarsi con veri e propri allestimenti è certamente molto efficace.

Trovo sempre molto utile mostrare ai bambini diverse versioni dell’opera per scoprirne, insieme, le soluzioni registiche, l’interpretazione sia canora che attoriale dei cantanti e la direzione orchestrale.

Sulla tempistica le cose variano a seconda del gruppo.

Mostrare ai bambini i frammenti video sulle arie che essi impareranno può essere una soluzione.

Con alcuni gruppi preferisco il processo inverso per ottenere un effetto sorpresa: affronto l’aria senza che questi l’abbiano mai ascoltata, evitando riferimenti al personaggio o spiegazioni sul testo. Così facendo i bambini hanno l’occasione di ragionare liberamente e in maniera molto creativa sul personaggio (evitando, inoltre, il rischio di un confronto con l’esecuzione dei cantanti professionisti spesso demoralizzante).

Il materiale video sull’Elisir d’amore è molto vasto.

Molto interessante la versione diretta da Nicola Rescino, alla direzione della Metropolitan Orchestra, e interpretata dall’intramontabile Luciano Pavarotti (Nemorino), Judith Blegen (Adina), Brent Ellis (Belcore) e Sesto Bruscantini (Dulcamara).

Quella che i bambini preferiscono (ma non solo loro) è sicuramente la versione diretta da Alfred Eschwé alla Wiener Staatsoper con un cast davvero eccezionale: Rolando Villazón (Nemorino), Anna Netrebko (Adina), Leo Nucci (Belcore) e Ildebrando D’Arcangelo (Dulcamara).

Un bell’esempio di teatro-musicale, in cui i personaggi sono prima di tutto cantanti ma anche splendidi attori che si/ci divertono e coinvolgono, dall’inizio alla fine.

Note

  1. “Tempo fondamentale di un pattern ritmico che ne indica il tempo. Nel sistema del solfeggio ritmico basato sulla funzione dei tempi nel metro, il macrobeat è, insieme ai microbeat e al ritmo melodico, uno degli elementi fondamentali del ritmo”. Per un approfondimento del concetto di macrobeat e microbeat si veda: E.E. GORDON, A Music Learning Theory for Newborn and Young Children, Chicago, GiaMusic, 2003 (ed. italiana, L’apprendimento musicale del bambino dalla nascita all’età prescolare, Edizioni Curci, Milano, 2003) e E.E. GORDON, Learning Sequences in Music, Chicago, GIA Publications, 2012.
  2. Il concetto di audiation è spiegato da Gordon nel libro A Music Learning Theory for Newborn and Young Children, Chicago, GiaMusic, 2003 (ed. italiana, L’apprendimento musicale del bambino dalla nascita all’età prescolare, Edizioni Curci, Milano, 2003): “L’audiation si realizza quando si sente e si comprende mentalmente una musica il cui suono non è mai stato prodotto o non è più fisicamente presente”.
  3. Per approfondimenti si veda E.E. GORDON, Learning Sequences in Music, Chicago, GIA Publications, 2012.

Articoli correlati

Altri articoli della Rivista che approfondiscono i temi collegati

Prosegui il percorso

Se questo articolo tocca temi centrali per il tuo lavoro educativo o musicale, puoi approfondirli anche attraverso alcune proposte attive di Audiation Institute.

26ffcfe0-1523-4712-aec6-f88db200c6cd

Percorso principale

Corso Internazionale

Un percorso approfondito per insegnanti, educatori e musicisti che vogliono sviluppare competenze solide, visione pedagogica e strumenti di lavoro coerenti con la Music Learning Theory.

Workshop a cura di Dina Alexander (USA) 8–11 luglio 2026 – Coeli Aula – Montespertoli (FI)
8-9-10-11 luglio 2026
Nei dettagli
In presenza
Coeli Aula – Montespertoli (FI)

Contattaci

Saremo felici di risponderti