Nel tempo della pandemia, il fascicolo guarda alla musica come spazio di relazione, ascolto e cura, con contributi su voce, coralità, orchestra, musicoterapia e progetti per l’infanzia in luoghi culturali come il museo.
Un editoriale che lega creatività e improvvisazione alla pedagogia: conta più il processo (gioco, esplorazione, rischio) che la riproduzione ‘corretta’. Utile per insegnanti, formatori e musicisti in formazione.
Perché portare concerti 0–5 al museo? Il testo ne chiarisce funzione educativa, ritualità e setting, non come intrattenimento ma come esperienza estetica condivisa.
L’esperienza del canto al buio diventa un laboratorio su propriocezione, ascolto interno e qualità vocale, con ricadute che toccano anche l’inclusione.