Editoriale N° 0 – La voce della musica

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Lo strumento musicale, per ora, scompare, resta la voce della musica.

Audiation è una rivista digitale peer review ad accesso aperto che pubblica materiale di studio e ricerca di interesse pedagogico, didattico e scientifico, in merito all’educazione musicale, con particolare attenzione alla Music Learning Theory di Edwin E. Gordon, alla psicologia della musica e alle importanti implicazioni determinate dalle recenti ricerche neurologiche e cognitive nella decodifica dei sistemi di apprendimento.

Siamo lieti di portare con molta umiltà il nostro contributo nell’ambito della pedagogia e della didattica musicale, per riconoscere, innanzitutto, che quella di educare alla musica è una vera e propria arte.

Il nome della rivista, Audiation, è un neologismo inglese, coniato dal prof. Gordon, della South Carolina University, e nasce dalla sintesi di due termini latini, audire e agĕre, per designare i processi psico-motori messi in atto nelle esperienze di ascolto e interazione musicale, che permettono una comprensione, informale, dei suoni organizzati nella sintassi musicale.

Lo strumento musicale, per ora, scompare, resta la voce della musica.

La trovo in una sorta di esperienza acusmatica che considera il suono in se stesso, in un tipo di ascolto che è intendere. Il suono che riguarda la musica è l’unità di un sistema di strutture che acquistano una funzione musicale nella reciproca correlazione.

Se definiamo quest’unità e la forma che assume, qualsiasi sia la materia sonora che la costituisce, potremmo dire che l’oggetto sonoro è una struttura che percepiamo, a metà via tra il fenomeno naturale e il prodotto culturale, perché non esiste al di là dell’attività percettiva, la quale è inevitabilmente condizionata dall’esperienza vissuta. La percezione ci riporta all’origine, all’oggetto stesso, all’insieme di dati che l’attività intenzionale della coscienza raccoglie per formare l’esperienza e dunque la conoscenza.

Ci conduce in quella dimensione orale essenziale alla musica, nel senso che ne è l’essenza stessa della sua esistenza. Un’oralità che rimette in gioco il canto e il corpo in movimento, il corpo che risuona della propria voce, delle voci altrui, nel canto che offro ai neonati, i primi discenti cui si rivolge la Music Learning Theory.

Possedere un sapere musicale ed essere in grado di trasmetterlo oralmente, cantando e suonando, comunicando innanzitutto il piacere del fare musica insieme, segna, secondo noi, la via da percorrere nel condurre alla musica coloro che vi si affacciano per la prima volta, e comunque è propedeutico a una successiva conoscenza notazionale dell’oggetto “musica”. La comprensione della modalità in cui avviene l’apprendimento musicale permette all’insegnante di impostare delle attività sequenziali di apprendimento che conducono gli allievi alla conoscenza percettivo-sintattica di ciò che ascoltano, cantano o suonano, in modo graduale e gratificante, preparatorio ad uno studio successivo che implichi anche lettura e scrittura. Permette di agire in questo senso fin dalla fase neonatale dell’infanzia, cantare come parlare, dialogare cantando con i neonati adottando una fluency musicale che li immerga nella temporalità musicale per acquisire la facoltà di esprimersi musicalmente con coscienza.

Entreremo subito, quindi, in Audiation con la rubrica di approfondimento dedicata alla Music Learning Theory, dove l’articolo di Arnolfo Borsacchi spiegherà i tipi di processi d’apprendimento che connotano l’audiation preparatoria e che devono necessariamente maturare affinché possa poi crescere l’audiation tout court.

Tutto questo riceverà nuova luce dalla piacevole intervista al prof. Giuliano Avanzini, che ci offre uno spaccato neurologico dei processi di apprendimento musicale.

Continueremo con un excursus storico–tematico di Irene Forcillo sugli studi che nell’ambito della linguistica hanno condotto alla comprensione delle processualità sottese all’apprendimento del linguaggio, con interessanti rilievi delle analogie rispetto a quello musicale. Le differenze, invece entrano in gioco con il corpo in movimento nell’articolo di Silvia Biferale, che ci spiega in che modo con il corpo s’impara. È un corpo in ascolto, in movimento nello spazio di una successione di suoni identificabili come musica. Sì, nello spazio del suono, che poi è spazio neurale nell’attivazione uditivo–motoria prodotta dalla musica, una multisensorialità che è anche multispazialità corporea, di risonanze come di circuiti neuronali.

Viriamo poi sul versante della prassi educativa per conoscere, con l’articolo di Cristina Fabarro, la «guida informale», la modalità d’insegnamento adottata con la prima infanzia, la fascia d’età che va dai 0 ai 6 anni, nell’approccio educativo proposto dalla Music Learning Theory.

Per quanto riguarda la fascia d’età successiva, quindi insegnamento formale e strutturato, potremo apprezzare il racconto di Dina Alexander, dagli Stati Uniti, sulla sua esperienza di insegnamento strumentale con Big Band di esordienti secondo la teoria dell’apprendimento musicale gordoniana.

A seguire un altro felice esempio di trasmissione orale del sapere musicale nella didattica, nell’intervista di Vixia Maggini a Lorella Perugia e Elena Staiano, sulla notevole esperienza del Centro Studi di Didattica Musicale «Roberto Goitre», a più di trent’anni dalla sua fondazione.

Infine avremo modo di entrare dallo spioncino, per così dire, con gli occhi di Mattia Palagi, in una lezione con i piccolissimi ispirata alla Music Learning Theory, dove lo stupore dell’insegnante di fronte le reazioni del bambino al canto e viceversa, ci rivela immancabilmente quanto siamo fatti di musica.

Non mancheranno poi recensioni di concerti, cd e convegni, libri, studi e ricerche.

Saremo lieti di accogliere contributi, idee, riflessioni in merito agli argomenti in agenda e di continuare ad offrirvi ulteriori approfondimenti sulla Music Learning Theory nei numeri successivi, arricchiti sempre da nuovi punti di vista e con diverse messe a fuoco, provenienti anche da ambiti differenti, che possano trovare in Audiation un senso di reciproco e più che mai fruttuoso scambio.

Audiation avrà cadenza semestrale ed esce con il numero 0 perché è in attesa di iscrizione all’Elenco speciale annesso all’albo dei giornalisti della Lombardia.

Prima di lasciarvi alla buona lettura, ci teniamo a ringraziare sentitamente tutti i collaboratori e gli autori che hanno permesso la composizione della rivista.

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