Mamma Musica

logo_icona_rivista-1-1-1.png
Rivista → Mamma Musica

Gestire il gruppo genitori–bambino nei corsi 0–3: rituali, silenzio, verbalizzazione e clima di fiducia.

Contesto

Tipologia

Iniziai i corsi pomeridiani secondo la Music Learning Theory con i genitori dopo una primissima esperienza, nel 2009, all’interno di un asilo nido.

E in pochissimo tempo mi fu chiesto di attivare corsi che prevedessero la presenza di un genitore.

La notizia passò rapidamente di famiglia in famiglia tramite il passaparola e, successivamente, ricevetti numerose richieste di informazioni e chiarimenti da mamme che l’avevano scoperta su internet e chiedevano come si potesse svolgere un’attività musicale con bambini così piccoli come i loro.

Ricordo che passavo ore al telefono tentando di dar risposta alle più svariate domande.

L’organizzazione dei corsi (allora come oggi) fu resa possibile grazie alla straordinaria e infaticabile partecipazione di un’educatrice, Claudia Gasperoni, che aveva voluto fortemente inserirli fra le proposte dello spazio bimbi, adoperandosi con me affinché la realizzazione fosse possibile: dall’allestimento dello spazio (setting) alla divulgazione dei corsi fino all’organizzazione di incontri serali per presentare ai genitori il progetto (metodologia, svolgimento, durata, costi, ecc.).

Agli incontri partecipavano nonne, papà e, qualche volta, baby-sitter. Ma la presenza maggiore era quella delle mamme, molte delle quali in fase di allattamento (condizione per alcune necessaria per poter frequentare il corso).

Ancora adesso ricordo bene questi “eserciti” di mamme che molte volte riuscivano a iscriversi allo stesso gruppo: amiche di vecchia data o semplici compagne di corsi in piscina nel periodo pre-parto che avevano deciso di rafforzare il rapporto anche nelle attività post-parto.

Non ero ancora diventata mamma e per me fu prezioso scoprire quell’insieme di rituali di preparazione all’incontro: allattare, cambiare pannolini, dare la merenda, preparare il bambino, togliere le scarpe, lasciare passeggini, ovetti, marsupi, borse, borsine, borsoni.

Fu l’occasione, per me, di osservare da vicino quell’incredibile entità che è il “nucleo” mamma-bambino e mamma-mamma. Carpivo informazioni importanti che ritrovavo nelle dinamiche che si creavano poi all’interno della “stanza della musica”.

Abbiamo iniziato a frequentare il corso di musica secondo la MLT all’Albatroccolo quando Teresa aveva 16 mesi. Dopo le prime due lezioni di osservazione si è lasciata andare e ha partecipato, ascoltato, cantato e ballato con libertà, spontaneità, delicatezza, coinvolta totalmente dal momento, dalla musica che la guidava in questa sua espressione. Fare musica con i propri figli, interagire – giocando, cantando, ballando con loro – osservarli mentre si esprimono con la voce e con il corpo seguendo il proprio sentire è un’esperienza che tutti i genitori dovrebbero vivere. Commuove, coinvolge e stupisce ogni volta. Ti ritrovi a provare un senso di gratitudine verso tua figlia, verso l’insegnante per aver la possibilità di essere spettatore di tanta bellezza… Sarebbe davvero un peccato perdersi questa esperienza!

Marika, mamma di Teresa

Alice non ricorda quando è avvenuto il suo primo incontro con la musica. Eppure, oggi, quel piccolo seme sta portando tanto: il senso del ritmo, la propensione all’apprendimento ma soprattutto l’amore per tutto ciò che è musicalità. All’epoca ha interiorizzato quell’esperienza con Zulma come un gioco, a volte divertente, altre volte rilassante. Come madre mi è rimasto impresso il momento di affetto con il proprio figlio che si sviluppa durante gli incontri. C’è un ambiente sereno e il coinvolgimento dei genitori crea un clima di complicità e intimità con il proprio bambino che non si dimentica.

Barbara, mamma di Alice

Fu sicuramente una scelta efficace quella di organizzare incontri informativi, prima del corso, in cui poter dare spazio alle più svariate domande e soddisfare ogni curiosità: rendere consapevoli le mamme permetteva al gruppo di lavorare bene, seriamente e senza troppe distrazioni creando un’atmosfera rilassata in cui prima e dopo l’incontro si sentivano libere di fare considerazioni e domande. Ed erano proprio quei momenti a darmi l’indice di gradimento dell’attività.

Sembrava non volessero andare mai via!

Presto furono chiare le poche ma semplici regole che tutelavano la nostra attività: lasciare gli oggetti fuori dalla porta, abbassare il tono della voce entrando nella stanza, non verbalizzare più per dare spazio al suono, evitare di entrare e uscire dalla stanza.

La difficoltà più grande la riscontravo nella verbalizzazione. Ogni volta che un bimbo faceva qualcosa di simpatico o musicalmente interessante veniva loro una gran voglia di esprimerlo attraverso le parole ma mi ritengo fortunata perché lo spirito collaborativo non veniva mai meno e anche le più “chiacchierone” presto impararono a dialogare senza le parole ma con uno sguardo, un sorriso.

Ho iniziato il corso con Zulma all’inizio di ottobre … Mio figlio è vivace, mi chiedevo se sarebbe stato fermo 45 minuti in un’aula senza giochi: sono rimasta sorpresa nel notare che imparava in silenzio ad ascoltare e che il silenzio, anzi, lo incuriosiva più dei giocattoli. Per me è bello vederlo concentrarsi tra le mie braccia e poi alzarsi per interagire con gli altri bimbi. È interessante la relazione che si instaura tra i bambini di fronte alla sonorità. Spontaneamente Francesco ha cominciato a muovere il piede in risposta alla musica e adesso a casa ripete le melodie che sente a lezione. Mi accorgo che sta sviluppando una capacità di percepire di più il suono e di fermarsi ad ascoltare. Le lezioni sono preziose anche per me: aspetto il sabato perché è un momento che ci lega in una dimensione diversa dal solito, ci immergiamo insieme nel suono al di fuori della quotidianità, in un ambiente svuotato di cose superflue, dove ci si concentra sulla relazione e si riscopre un giocare semplice fine a se stesso.

Greta, mamma di Francesco (tratto dall’articolo scritto il 4 dicembre 2011 sul quotidiano “Il Ponte Rimini”).

Chi porta il proprio figlio al corso di musica in un certo senso si mette a nudo con te che sei l’insegnante. Accetta che qualcuno di diverso dalla famiglia (o la stretta cerchia di conoscenze) si possa rivolgere a lui in modo confidenziale perché a un certo punto è questo che accade: senza mai forzare nulla, sempre rispettando il volere dei genitori e dei bimbi stessi, il canale comunicativo che si crea attraverso la musica è talmente potente che ti ritrovi bimbi seduti sulle tue gambe pur di ascoltare da vicino la voce, una voce che accoglie, culla, gioca e dialoga con loro, senza parole.

Il genitore si mette a nudo anche perché accetta o perlomeno condivide il fatto che non verbalizzare ma usare il proprio canto come mezzo comunicativo e di espressione sia il miglior modo per incoraggiare il bambino a questo dialogo sonoro.

Qualcuno non ha mai cantato davanti ad altri, qualcuno confessa “ma io sono stonato”.

E quando quel qualcuno riesce a lasciare da parte l’imbarazzo iniziale, a comprendere che non vi è giudizio, a superare e accettare “quella voce” tra gli “imbarazzanti” silenzi allora cresce nella propria musicalità.

Col tempo anche la corazza più dura crolla e si gode quel tempo esclusivo con il proprio figlio.

Per rafforzare l’identità del gruppo chiedevo spesso ai genitori di provare a osservare non solo il proprio figlio ma anche gli altri bambini presenti all’incontro. Osservare le loro risposte, i loro progressi, le loro modalità di interazione in un’ottica di confronto ma per aprirsi agli altri e condividere al meglio l’esperienza.

Credo di ricordare con esattezza episodi, voci, gesti, sguardi, pianti, primi passi e reazioni di tanti dei bimbi venuti ai miei corsi.

45 minuti di enorme intensità, dove si comunica con lo sguardo, con il corpo. Metti in gioco te stesso in una relazione unica e speciale. Ho ancora certi sguardi impressi nella mia mente, vividi come se il tempo li avesse rafforzati, non cancellati.

Da quella prima esperienza al nido di anni ne sono passati. Anni in cui, in punta di piedi, ho osservato le mamme e i loro bambini, le loro reazioni, i loro comportamenti, le loro relazioni.

E tutto ciò è stato un grande insegnamento per me dal momento in cui ho scoperto di aspettare un figlio.

Ho vissuto la gravidanza lavorando con i gruppi di bimbi e mamme.

Santiago nella pancia ha ascoltato e sentito e ballato tutti i brani del nostro repertorio, cullato spesso dal mio flauto traverso.

Il mio bambino a casa batteva il cucchiaino contro il seggiolone e l’avvicinava all’orecchio e cantava. La curiosità fu tanta, anche grazie all’appassionato interesse delle educatrici che già partecipavano agli incontri. Claudia e Raffaella infatti ci offrivano continuamente informazioni e vivide immagini delle lezioni”.

Mamma di Leo

Il giorno del parto, nel momento in cui finalmente ho potuto abbracciare il mio piccolo, mi è venuto spontaneo cantare per lui. Piangeva. E forse perché era fra le mie braccia, forse perché c’è quel qualcosa di straordinario che fa sì che i nostri cuccioli ci riconoscano una volta usciti dal duro parto… beh, ha sentito la mia voce, mi ha cercato con tutto il suo visino e, come per magia, ha smesso di piangere. In quel momento le note della dolce melodia si sono rotte nella mia gola e ho iniziato a piangere; ho abbracciato il mio dolce, bellissimo piccolo e ho capito che da quel momento la musica sarebbe stata anche per noi due un canale imprescindibile!

Oggi Santiago ha 6 anni e canta. Canta in modo non più casuale: è in grado di intonare perfettamente anche melodie difficili, ha una capacità incredibile di mantenere i rapporti fra le note pur cambiando ogni volta il punto di partenza, riconosce benissimo una bella voce da una brutta così come una bella musica da una meno bella…

Cantare è il suo gioco preferito: “Mamma, cantiamo! Prima canto io e poi tu!”.

Come mamma credo davvero che questo percorso abbia arricchito non soltanto i tanti bimbi che durante questi anni hanno seguito i corsi con me e con tanti colleghi in giro per l’Italia ma in primis abbia arricchito me.

Grazie MLT, grazie musica, compagna inseparabile della mia vita!

Argomenti

CATEGORIE DELLA REDAZIONE

Articoli correlati

Altri articoli della Rivista che approfondiscono i temi collegati

Prosegui il percorso

Se questo articolo tocca temi centrali per il tuo lavoro educativo o musicale, puoi approfondirli anche attraverso alcune proposte attive di Audiation Institute.

26ffcfe0-1523-4712-aec6-f88db200c6cd

Percorso principale

Corso Internazionale

Un percorso approfondito per insegnanti, educatori e musicisti che vogliono sviluppare competenze solide, visione pedagogica e strumenti di lavoro coerenti con la Music Learning Theory.

Workshop a cura di Dina Alexander (USA) 8–11 luglio 2026 – Coeli Aula – Montespertoli (FI)
8-9-10-11 luglio 2026
Nei dettagli
In presenza
Coeli Aula – Montespertoli (FI)

Contattaci

Saremo felici di risponderti