Caro lettore, siamo lieti di tornare a te con la nostra rivista rinnovata nel suo assetto telematico e più funzionale per una consultazione agile e mirata.
Nonostante le difficoltà per i tempi che stiamo vivendo Audiation si apre alla lettura con una ricca proposta di articoli, per cercare, ci auguriamo, di riavvicinarci in una pausa di riflessione intorno a quelle tematiche a noi care, che ci uniscono sotto un comune sentire nella nostra intimità di musicisti, formatori, insegnanti di musica. Poco più di mezzo secolo fa Edwin Gordon rilevò dalle sue ricerche il ruolo prioritario del corpo in ascolto, della voce e del movimento nei processi di elaborazione e assimilazione della musica e di come tutti questi elementi concorrano virtuosamente a sviluppare l’audiation, la capacità di pensare silenziosamente la musica, anche in termini sintattici, senza essere dipendenti dal suono o dal tatto di uno strumento. La portata e il fascino di questo concetto che libera l’oggetto musicale dal suono che lo ha generato conferendogli un’identità autonoma, ha segnato il nostro punto di partenza ormai quasi 7 anni fa con questa rivista che non a caso si chiama Audiation.
In questo numero saranno gli articoli di Kathy Liperote e Michael Martin a tenere accesa l’attenzione sulla Teoria dell’Apprendimento Musicale di Edwin Gordon attraverso due excursus nei quali sono esposte le modalità di insegnamento del flauto dolce e del violino rispettivamente in un programma scolastico di educazione musicale per la scuola dell’obbligo. Le attività sequenziali di gruppo, sia corali sia in ensemble strumentali, rivestono un ruolo fondamentale nell’ambito della proposta educativa gordoniana, a prescindere dallo studio individuale dello strumento e sono molto motivanti per i ragazzi, oltre che proficue per lo sviluppo di competenze che vanno a focalizzare l’attenzione più su aspetti relativi che non assoluti della struttura musicale. La prossimità, il contatto, lo sguardo, l’ascolto e l’osservazione dei pari, l’apprendimento per imitazione sono tutti ingredienti basilari di qualsiasi relazione educativa ma in ambito musicale, dove è necessario cantare e suonare insieme a tempo e intonati, diventano essenziali e più che mai auspicati in questo periodo di isolamento sanitario. La misura della fisicità di questo respiro comune ce la dà l’articolo di Alfonso Gianluca Gucciardo, che esplora la singolarità della nostra voce, compagna di viaggio fin dalla nascita, attentissima a rilevare la maggiore o minore sintonia con la nostra interiorità e con gli altri, soprattutto nel periodo adolescenziale. Sensazioni, emozioni e inibizioni che curiosamente vengono lenite dalle carezze colte nelle vibrazioni di un canto o nel suono dello strumento, anche solo se ascoltato dagli altri, per simpatia.
La proposta nella scuola di progetti educativi che implichino la cura e l’attenzione alle emozioni, al loro riconoscimento e controllo attraverso la musica e il teatro è il fulcro delle attività di Opera Domani, come ci racconta Giuseppe Califano. Il gioco con le emozioni diventa uno dei canali prioritari attraverso cui proporre l’opera lirica a bambini e ragazzi, che nei panni di Rigoletto o di Falstaff possono impressionarsi e provare sensazioni molto forti, talvolta negative, di paura, ansia e senso di colpa e imparare ad accoglierle e a elaborarle aiutati dalla finzione scenica.
Le neuroscienze hanno finalmente congedato la divisione cartesiana tra mente e corpo, tra mente e materia, rivelando in che modo diamo un senso alla realtà attraverso il nostro corpo e il nostro movimento. Vanessa Candela ci racconta la stretta correlazione tra emozioni e cognizione a livello di neuroplasticità già in fase prenatale e come essa sia fortemente favorita dall’ascolto musicale.
Percezione, movimento, memoria e apprendimento sono permeati dalla fisicità di una configurazione visiva, sonora, emotiva attraverso un’attività corporea continua che ci porta a toccare le superfici, a osservare gli oggetti, a muoverci verso un suono o un rumore danno un colore affettivo a qualsiasi processo di sviluppo cognitivo.
Mai come in questo momento è emersa l’importanza della scuola come luogo fisico di relazione e socialità, di educazione allo stare insieme rispettandosi, luogo in cui la trasmissione culturale attraverso i processi di insegnamento e apprendimento avviene grazie a una comunicazione interpersonale fatta anche di corpo, voce e movimento dell’espressione: la mimica del volto, l’intonazione delle parole, la postura, il portamento, la gestualità.
Improvvisamente invece il nostro corpo è uscito di scena, con la sua mimica, i suoi sguardi, la sua postura. Era circa una anno fa, prima delle vacanze di carnevale quando in classe ci siamo salutati con quell’allegria e spensieratezza che accompagna simili momenti e poi ci siamo rivisti dieci giorni dopo, increduli e spaventati sul monitor del computer. Così è proseguito l’anno scolastico: a distanza. Nei racconti dei colleghi Arnolfo Borsacchi, Luana Gentile, Chiara Grillo, Ilaria Gromo e Monica Martini, raccolti in “DAD: distanze e musica” abbiamo voluto testimoniare lo stravolgimento vissuto in questi mesi, in cui fare musica insieme non è più stato possibile. La didattica a distanza (DAD) si è rivelata un ausilio prezioso in situazioni di emergenza, ma la scuola è un luogo fisico in cui ci si incontra e si vive assieme buona parte della giornata, prima vera forma di educazione alla cittadinanza.
Distanza da e a scuola, distanza dai nostri cari, distanza dalle e nelle nostre città, non più vissute come prima, città invisibili e vuote, distanza dalla democrazia.
La fisicità della presenza di insegnante e allievi penso sia il nocciolo, l’essenza irriducibile affinché la scuola possa dirsi veramente tale, luogo in cui la componente emotiva e affettiva può giocare il suo ruolo fondamentale nei processi di apprendimento, in sinergia con la componente cognitiva e prestazionale. Possiamo immaginare una scuola senza muri e arredi, senza computer e lavagne multimediali, possiamo alleggerirla proprio di tutto ma non della presenza di un maestro e dei suoi studenti che si incontrano quotidianamente in un luogo per realizzare questa drammaturgia dell’insegnamento, della trasmissione culturale. La cultura, come ci ha insegnato Lévi-Strauss, è inscritta nella natura dell’uomo e il bisogno di stimoli fisici, sensoriali ed emotivi, al pari della fame di cibo, è importante per la sopravvivenza biologica e psicologica degli individui.
Ringraziamo gli autori che hanno contribuito alla realizzazione di questo numero e auguriamo a tutti voi buona lettura!