Caro lettore, è difficile scrivere un editoriale in questo periodo e non lasciarsi toccare da riflessioni sulla pandemia in corso, che ci costringe tutti a un isolamento coatto.
Come una nota di impacciato ottimismo, mentre intorno risuonano lugubri le sirene delle ambulanze, in una città improvvisamente vuota come un quadro di De Chirico, penso al senso di solidarietà espresso nei vari canali musicali telematici, animati da flashmob in cui musicisti, cantanti e strumentisti condividono spontaneamente la loro arte, la voce del proprio strumento con un pubblico che li ascolta in diretta da casa, potendoli vedere e interagire, calandosi in una dimensione a dir poco taumaturgica. Penso a questi timidi segnali di una umanità che si riscopre nel momento di maggiore alienazione e si cerca quando non può più trovarsi. Il tempo improvvisamente rallenta, il suo profilo è quasi rarefatto dalla mancanza di molti degli impegni che solitamente scandiscono la giornata e orientano il ritmo dei nostri pensieri, pensieri che ora vanno a spasso in completa libertà. In questo paesaggio interiore, più o meno ricco di risorse e alternative per far fronte all’esilio dell’anima sociale che lo abita, il tempo della musica spezza il tempo così sospeso e crea uno spazio di ascolto e movimento comune al di là delle pareti entro cui siamo confinati. Ecco che dalle finestre affacciate su strade, piazze, cortili si ascoltano canti, inni, musica, per condividere l’attesa. Affiora così questa inclinazione profondamente umana a esorcizzare con l’arte la fondamentale incongruenza di essere al mondo, incongruenza che ci accomuna tutti, mostrandoci come la cifra nascosta della nostra finitudine possa essere allo stesso tempo il segno della nostra grandezza.
Benvenuto in audiation, caro lettore, luogo di incontro virtuale, e ci auguriamo virtuoso, per musicisti, musicofili, insegnanti e studiosi curiosi e generosi nell’offrire le loro riflessioni sull’arte dei suoni e l’educazione musicale come passe-partout per penetrare l’intima essenza della musica, immateriale e inconsistente quanto concretamente trascinante nell’epifania di ogni sua espressione sonora. Si può educare costruttivamente alla musica partendo proprio dalla sua manifestazione, dalla musica stessa, dalla sua essenza così effimera e impalpabile, dall’ascolto, dal suono della voce che canta o dello strumento che suona, per apprezzare poi la genialità di una scrittura che cerca di fissare attraverso dei segni grafici quei suoni, quelle frasi musicali, quei brani e quelle canzoni in una lingua universalmente comprensibile e condivisibile.
Il numero 9 si sviluppa attorno ad una serie di interviste ed interventi che ancora una volta vogliono portare alla ribalta il valore educativo, oltre che il piacere motivante, della coralità, del cantare e suonare insieme.
Per entrare subito in un universo sonoro in cui il movimento di percezioni e sensazioni si intona sulla corda dell’umano sentire ci coglie in apertura l’intervista di Francesca Pergola alla cantante Fabiana Francesconi, una curiosa indagine sul comportamento della voce cantata in un mondo improvvisamente buio, come può esserlo quello di una persona non vedente.
E’ poi la voce dell’infanzia, nell’attività corale del maestro Tullio Visioli, il filo conduttore dell’intervista di Cristina Fabarro. Il maestro ci spiega in che modo il punto di partenza autentico di un percorso educativo nell’ambito di un coro di voci bianche, possa essere proprio la voce del bambino, nella sua peculiarità ed estrema duttilità timbrica, lontano dai pregiudizi di un mondo adulto teso a impostare troppo presto la voce infantile in base a parametri estetici, timbrici ed espressivi che non le appartengono. Sempre con un coro di giovanissime voci bianche ci intrattiene l’articolo di Friedricke Stahmer, con cui l’autrice illustra in che modo l’attività corale possa diventare piacevolmente apprendimento sequenziale di competenze musicali, che arricchiscano il bagaglio di conoscenze del bambino ben oltre l’assimilazione del singolo canto.
Quanto possa essere ricca e motivante e talvolta molto più produttiva l’attività di educazione musicale in gruppo, questa volta in giovani orchestre di bambini e ragazzi, è il leitmotiv dell’intervista di Cristina Fabarro a Simone Genuini. Il maestro ci illumina sulla ricchezza del tempo trascorso insieme con le sue giovani ensemble strumentali, che va ben oltre la consueta finalità della prova d’orchestra in ambito professionale, ma diventa momento di cura e attenzione alla relazione interpersonale oltre che alle strategie con cui veicolare i contenuti musicali, per motivare bambini e ragazzi ad affrontare assieme il repertorio sinfonico in programma.
Le ripercussioni positive dell’esperienza estetica nella crescita di ogni bambino sono il filo rosso che unisce la triade di articoli su un avvenimento alquanto inusuale, la proposta di concerti per bambini in età prescolare al museo degli Uffizi di Firenze. Silvia Mascalchi, Elisa Marchi e Arnolfo Borsacchi triangoleranno l’evento da un punto di vista pedagogico, progettuale e musicale rispettivamente, offrendo suggerimenti e spunti di riflessione utili e interessanti anche per chi volesse proporre la cosa in altre sedi simili.
Con questo numero ci piacerebbe anche inaugurare uno spazio di attenzione al mondo ampio e variegato della musicoterapia. Abbiamo ritenuto opportuno cominciare con una breve inquadratura storica del fenomeno e Paola Balestracci Beltrami ci accompagnerà amabilmente in questo mondo per un primo viaggio esplorativo nel ‘l’arte della comunicazione’.
Infine, prima di chiudere, ci tengo a dire che tutta la redazione e la direzione tecnica stanno lavorando per migliorare sito e interfaccia della rivista in modo da rendere più agile e leggera la sua consultazione, ci scusiamo pertanto di eventuali disagi e ritardi.
Con l’augurare a tutti una buona lettura ringrazio sentitamente gli autori e tutti i collaboratori di Audiation 9.
Fonte: Giorgio De Chirico, La nostalgia dell’infinito (1912 – 1913), Museum of Modern Art, New York
