Questo numero di Audiation vuole offrire degli insights sulla portata pedagogica di creatività e improvvisazione nella didattica musicale, coreutica e teatrale. Il focus non vuole essere tanto il metodo d’insegnamento ma il valore aggiunto portato dall’attivazione del processo creativo nel modo in cui si affronta qualsiasi processo di apprendimento, nei percorsi di studio come anche, più in generale, nella formazione della persona tout court.
Per cominciare potremmo partire da una definizione massimamente condivisibile e dire che la creatività sia una qualità essenziale per facilitare l’armonia sociale e uno sviluppo umano sostenibile, nell’invenzione scientifica e tecnologica come anche nella ‘sublime inutilità’ dell’arte e si esprima nelle attività umane a differenti livelli, dalla vita di tutti i giorni fino alle più avanzate manifestazioni in ambito estetico, scientifico, sportivo. L’improvvisazione ammanta la creatività di immediatezza, è creatività in tempo reale.
Dare la possibilità al bambino, come anche al discente adulto, di esprimersi non solo attraverso il repertorio, imparando regole e precetti, ma anche giocando e inventando qualcosa di nuovo con lo strumento, con la voce, con il movimento del corpo che danza, partendo da quello che è, che fa, che conosce, che cerca e non sa, sembra motivare e consolidare maggiormente il processo di apprendimento verso un’autentica assimilazione di contenuti, piuttosto che verso una fedele e ‘compiaciuta’ loro riproposizione.
Alfred Winnicott indicava il gioco come spazio intermedio tra le cose percepite e le cose concepite, territorio in cui il bambino diventa creativo. Sosteneva infatti quanto fosse importante favorire un atteggiamento di vita creativo, nel percorso di crescita, rispetto una modalità ‘compiacente’2, principio che oggi, perlomeno a parole, sembra voler imporsi come una delle linee guida emergenti dei programmi di studio scolastico più aggiornati, dall’infanzia fino alla maggiore età.
Attraverso gli articoli di Mattia Palagi, Letizia Fiorenza, Maddalena Gana e Mario Moi, con la sua intervista a Oskar Boldre e Fabio Maccioni, la nostra riflessione si soffermerà sui processi creativi sottesi all’espressione estemporanea della personalità e delle abilità degli individui. L’improvvisazione emerge come necessità espressiva, estemporanea e in situazioni collettive, potremmo dire nella ritualità di un concerto come anche di una lezione o di una performance coreografica, si manifesta in quel particolare momento di ascolto e condivisione: in questi articoli lo sguardo analitico penetra nel processo attraverso cui arrivare a riconoscere ed esprimere questa necessità, attraverso cui si giunge a mostrarsi con il proprio strumento, con la voce, con il movimento del corpo che danza. Nel proseguire la lettura avremo modo di soffermarci a considerare maggiormente il processo creativo in termini di risultati e prodotti, come capacità di elaborare intuizioni e soluzioni originali ai problemi. Nei racconti di Laura Marconi e Stefano Arato su La principessa luminosa, una fiaba corale, processo compositivo dell’opera e processo di apprendimento della stessa, così come è stato vissuto da un corista, si interfacciano nella narrazione del percorso culminato con lo spettacolo d’esordio al Teatro Vittoria di Torino, una finestra sul processo ricettivo del pubblico, chiamato a partecipare attivamente alla performance nelle sezioni maggiormente aleatorie.
Crocevia di visioni plurime ed esperienze eterogenee, questo numero volge lo sguardo anche a Oriente, a territori sconosciuti. Lasciamo momentaneamente il concetto di creatività radicato nella forma mentis occidentale, che implica rottura con la tradizione e spinta oltre l’esistente, per entrare in una concezione diversa, imperniata sulla reinterpretazione e riscoperta della tradizione, piuttosto che su invenzione e innovazione. Guidati dal racconto di Giulia Prete ci inoltreremo infatti nella Georgia caucasica, terra di miti e titani, per lasciarci piacevolmente sorprendere dalla ricchezza del suo repertorio di canti polifonici, patrimonio UNESCO dal 2001, antichissimo eppure vivo nell’uso pressoché quotidiano del canto, diffuso e variamente declinato in tutta la regione. Con le voci di queste melodie in testa, che variano e improvvisano su antiche tracce, riflettiamo sulla remota vicinanza di origini comuni, quasi con nostalgia per la perdita di un senso di appartenenza e partecipazione, di una funzione sociale condivisa e tutelata della musica. Ci avviamo così alla conclusione del numero con un contributo di Matilde Bufano e Mirto Milani su musica e dislessia, solo apparentemente distante dal filo rosso che ha orientato la nostra lettura finora. Innanzitutto perché il racconto, sebbene tratti di dislessia, nasce da un’esperienza profondamente umana, quella con cui Matilde Bufano si è trovata ad affrontare il mondo dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e ad ingegnarsi per escogitare un percorso di apprendimento di competenze musicali alternativo, che permettesse comunque ai suoi allievi di teoria e analisi musicale con problemi di dislessia di seguire un iter di studio curricolare in conservatorio. Il contrappunto di taglio psicologico di Mirto Milani mette in evidenza poi quanto sia rilevante, in una proposta didattica per ragazzi con DSA, il ruolo della multisensorialità, di sentire e percepire il suono con il corpo e il movimento prima di decodificarne la trascrizione. A questo punto sembra quasi inevitabile chiedersi se questi disturbi, disturbi nell’apprendimento delle competenze scolastiche, non rappresentino forse la metafora di una ribellione, la ribellione di un’anima ludica che si vuole riappropriare del mondo, per giocare la sua parte ed esprimersi.
Nell’augurarvi infine una buona lettura desidero ringraziare tutti gli autori che hanno contribuito così generosamente alla realizzazione di questo numero, la redazione, risorsa preziosa, e la Direzione Tecnica per la veste grafica, oltre voi tutti per la paziente attenzione.
Fonte: Wassily Kandinsky, Improvisation 26, 1912, particolare
Note
- Cfr. WINNICOTT, D.W., Gioco e realtà, Armando Editore, 2005. ↩
