Editoriale N° 6 – La finestra sul cortile

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Ascolto come apertura: lasciarsi sorprendere per costruire senso, relazione e comunità nella pratica musicale.

Farsi sorprendere dai suoni provenienti dal piccolo mondo di condomini e palazzi incombenti sulla mia terrazza e ritmati da mille finestre che come tanti sguardi ignoti mi osservano mentre lavoro al computer approfittando della brezza mattutina, è uno dei giochi della calda estate metropolitana.

Mi chiedono di indovinare chi di loro nasconda le note suadenti di un pianoforte impegnato con l’op. 118 di Brahms o la voce del violino che studia una partita di Bach.

Improvvisamente l’abbaiare aggressivo di un cane squarcia l’ascolto, il rumore invade la bolla temporale che mi cullava, e la dissolve.

Torno al mio lavoro senza sapere dove siano i miei vicini concertisti però una riflessione interessante mi spinge diretta in quest’articolo, le risorse di senso che si aprono con l’ascolto attraverso la disponibilità a lasciarsi sorprendere e a comprendere qualcosa di nuovo e sconosciuto, in definitiva a stabilire una relazione tra più idee, fatti, persone.

Così semplice, così ovvio eppure questa risorsa talvolta sembra naufragare in quel mare che ci separa da altri mondi e altre storie arginando con la paura la nostra indole sociale, lasciandola vagare sola e raminga di porto in porto senza accoglierla.

La traccia sottesa a questo numero di Audiation ci porta a riflettere su questo aspetto sotto più punti di vista: la sostanziale necessità di relazionarsi agli altri inscritta nella nostra indole di esseri sociali e la ricchezza che il confronto con gli altri porta al nostro orizzonte cognitivo e culturale.

Come in un gioco di scatole cinesi la relazione inter pares sarà il filo d’Arianna che ci orienterà tra gli articoli di questa edizione della rivista, dalla sua forma embrionale incarnata nella diade madre-figlio già prima della nascita, illustrata nell’intervista di Silvia Biferale a Fabrizia Alliora, alle sue potenzialità scientifico-cognitive messe in luce dalla sottoscritta e da Giuliano Avanzini nel raccontare il simposio interdisciplinare Movimento, ritmo musicale e linguaggio nella prima infanzia, organizzato dall’Audiation Institute il 3 marzo scorso a Milano.

Marisa Perez, Gaetano Caggiano e Mario Moi, in diversi contesti e con diverse finalità, sottolineano l’efficacia del lavoro di gruppo nella didattica musicale, nella motivazione allo studio della musica creata dal piacere di suonare e cantare insieme, motivazione a esprimersi, ascoltare, comunicare, creare legami, cifra distintiva della filogenesi della nostra specie.

Del resto, l’interconnettività cerebrale favorita dalla musica, come ci fa capire Stefan Elmer nell’analizzare gli effetti benefici sortiti dal training musicale, agisce addirittura a livello di memorizzazione fonemica nell’apprendimento del linguaggio, creatura prediletta dalla necessità comunicativa umana.

Con una battuta potremmo proprio dire che il nostro cervello è completamente suonato!

Ecco, il mio ignoto vicino suona ancora Brahms, l’Intermezzo n.2 della stessa opera, l’adoro.

Vi saluto e teneramente mi lascio andare all’ascolto, ringraziando gli autori, la redazione e la responsabile grafica per il grande lavoro.

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