esperienze con la Music Learning Theory di E. E. Gordon nella cura della relazione madre figlio all’interno dell’Istituto a Custodia Attenuata per detenute Madri (I.C.A.M.)
Introduzione: la prima volta
Nel 2006, anno in cui frequento il servizio civile volontario nelle Ludoteche Comunali di Venezia, vengo a conoscenza del fatto che, così come in altri carceri italiani, all’interno dell’istituto penitenziale di Venezia esiste un’area nido.
In sintesi, in vari luoghi d’Italia e del mondo, fino al 2011 esistevano carceri femminili in cui era prevista la presenza di un’area nido dove potessero vivere le madri recluse con i loro bambini fino all’età di tre anni, allo scopo di tutelare il rapporto mamma-bambino nei primi anni di vita.
In molti altri casi, purtroppo, le aree nido non esistevano, nonostante i bambini fossero in carcere e scontassero di fatto le stesse pene del genitore, con le stesse regole, negli stessi spazi muniti di sbarre, subendo gli stessi controlli delle detenute. E’ nata dunque nel tempo l’esigenza di trovare una soluzione che prevedesse una tutela dei diritti dei minori, pur identificando un luogo dove far espiare le pene alle condannate.
Dopo molti anni di battaglie e discussioni riguardo all’argomento, grazie alle legge n. 62/20111, le donne condannate a pene detentive con figli minori non sono più detenute in carcere fin quando il bambino non abbia compiuto il sesto anno di età (nel regime precedente il limite era di 3 anni di età), se non nell’ipotesi in cui vi siano “esigenze di eccezionale rilevanza” (in tal caso la detenzione sarà disposta presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri – ICAM)2.
Di fatto, molto spesso le condannate non hanno un luogo fisico dove scontare la pena (spesso sono zingare o extracomunitarie), quindi la pena viene scontata in questi istituti, anche privati, esterni al carcere, dotati di sistemi di sicurezza non identificabili dai bambini (si trovano a piano terra, con un giardino annesso, le sbarre non si vedono, le guardie giurate sono vestite in borghese, etc). In queste strutture i bambini possono essere seguiti da varie figure professionali (psicologi, puericultrici e pediatri), ma non è previsto, come non lo era prima, un servizio per portare i bambini negli asili nido, nelle scuole d’infanzia, fuori dall’istituto in generale.
Il mio primo contatto con questa realtà avviene durante l’estate del 2011, per portare i bambini fuori dal carcere (ancora l’ICAM non esisteva a Venezia).
In particolare partecipo al “Progetto Spiaggia”, iniziato nel 2009 dall’associazione “La Gabbianella e altri animali” , che apre uno spazio giochi presso la spiaggia di S. Nicolò, al Lido di Venezia, dedicato principalmente ai bambini del carcere della Giudecca, ma anche alle famiglie in difficoltà del Comune.
Vengo dunque a conoscenza dell’associazione onlus “La Gabbianella e altri animali”, fondata da Carla Forcolin.
Questa associazione nasce nel 1999 per occuparsi di adozione e affidamento3, si espande poi in vari ambiti e attiva diversi progetti a sostegno dei bambini in carcere.
Le prime esperienze per me sono state molto forti.
Entrare in carcere, passare i molteplici controlli, camminare per le scale, trovarmi di fronte occhi, visi che scrutano senza paura l’estraneo, quasi con aria di sfida, attraversare corridoi, porte, pregni di sofferenze. Nonostante poi, si scorga che, come ovunque, tutto diventa una routine, un mondo dove le cose in qualche modo funzionano e le persone che vivono la loro quotidianità non sono diverse da noi.
E’ necessario quindi spogliarsi dei propri pregiudizi e guardare quello che succede con occhi nuovi.
Così sono entrata nell’area nido per andare a prendere i bambini e portarli al mare. Bambini dolcissimi che non chiedono mai della mamma, che piangono di rado, cui piace tantissimo l’acqua e il gelato.
Origini della collaborazione
L’occasione di incontro fra l’associazione “la Gabbianella e altri animali” e il mio lavoro con la musica nella prima infanzia avviene sabato 26 gennaio 2013, durante una lezione concerto secondo la Music Learning Theory (MLT) di E. E. Gordon presso il “Centro Culturale XXV aprile, Kairos – Danza e Teatro”. Nei giorni precedenti, fra le molte prenotazioni, ricevo una telefonata da Carla Forcolin, che chiede se fosse possibile portare al concerto tre bambini con accompagnatori. La mia risposta è affermativa, ma comunicandole il costo del biglietto commetto una clamorosa gaffe. Carla ribatte che loro non hanno a disposizione soldi perché si tratta di bambini che vivono in carcere, quindi dopo un’iniziale incomprensione, ho chiesto loro scusa e l’ho invitata con gioia a partecipare gratuitamente.
Il concerto è stato molto coinvolgente, l’ensemble era costituito da sette cantanti, fisarmonica, clarinetto e basso. Il tutto è avvenuto secondo le modalità della MLT: in una stanza vuota, tutti seduti per terra insieme, bambini, adulti, musicisti. Qualche settimana dopo, leggo sul sito dell’associazione “La gabbianella e altri animali ” queste commoventi parole a descrivere il vissuto di quel giorno:
“06/02/2013 -Lezione concerto per bambini con meno di 3 anni Sabato 26 gennaio 2013 l’associazione “La gabbianella” è stata invitata con i bambini del nido del carcere dai nostri amici del Centro Culturale XXV Aprile, Kairos – Danza e Teatro, a una lezione concerto basata sulla MLT di Edwin E. Gordon. ll metodo favorisce l’apprendimento della musica fin dalla più tenera età, mediante l’utilizzo di procedimenti analoghi a quelli che si usano per lo sviluppo del linguaggio. Partiamo quindi dal carcere con la nostra piccola band e siamo contenti perché tutti i bambini del nido sono usciti, anche quelli che non vanno di solito all’asilo. Nell’androne del Centro Culturale, dove tra l’altro è attualmente esposta la mostra “Condividere la gioia”, troviamo ad aspettarci una ventina di bambini che ridono e giocano. I “nostri” piccoli si uniscono subito a loro e noi li guardiamo fare amicizia con gli altri, mentre aspettiamo che la lezione abbia inizio. Appena entriamo nella palestra, siamo accolti dalle voci dolcemente ritmate delle ragazze che animeranno il nostro pomeriggio. Sembra impossibile, ma improvvisamente non si sente più volare una mosca: i bambini rumorosi e scalpitanti, che qualche minuto prima correvano nell’androne, si sono accucciati vicino ai loro genitori/accompagnatori e se ne stanno fermi immobili con gli occhi attenti e le bocche spalancate. Pacifici, si fanno coccolare dai suoni melodiosi dapprima prodotti solo con la voce, poi con qualche accompagnamento strumentale. Anche gli adulti dondolano il busto a tempo […] Nessuno impedisce ai bambini i comportamenti spontanei. La lezione è un crescendo di musiche e ritmi che incantano anche i grandi. La musica tocca tutti nel profondo. I “nostri” bambini sembrano sereni: qualcuno curiosa in giro, qualcuno balla contento e l’ultimo arrivato recentemente al nido, che non aveva riposato bene di notte, si rilassa talmente tanto che si addormenta pacifico tra le braccia di una volontaria. La lezione continua e i bambini sono così naturalmente partecipi e a loro agio che sembra quasi che per loro la musica sia una parte essenziale del loro essere, e forse è proprio così. La nostra esperienza si conclude con un gioioso applauso […] Il concerto ha lasciato a tutti un senso di armonia e dolcezza. Se ce ne sarà modo, ripeteremo l’esperienza. Sarebbe bello che i bambini potessero vivere momenti simili con le loro mamme. Clara Zennaro”4
In questo modo inizia una nuova avventura che l’anno successivo porterà la musica dentro il carcere.
Il progetto: “Crescere in carcere… serenamente”
Nel 2014, l’associazione “La gabbianella e altri animali” chiede ed ottiene dei fondi dalla Regione Veneto per il progetto “Crescere in carcere….serenamente”, in cui rientrano anche dieci incontri a cadenza settimanale di musica secondo la MLT con mamme e bambini.
“Il progetto, finalizzato al miglioramento della qualità della vita dei bambini che crescono con le madri ristrette nell’ICAM, nasce allo scopo di dare loro molteplici occasioni per uscire dall’istituto, divertirsi e ricevere stimoli culturali. Il progetto si pone inoltre l’obiettivo di favorire un normale e armonioso sviluppo psico-fisico dei bambini e il loro inserimento nella scuola. Sarà curata la relazione madre-figlio, favorendo anche il mantenimento dei legami affettivi delle detenute con i figli che vivono all’esterno e dei bambini dell’ICAM con gli altri membri della loro famiglia. […] l’associazione di fatto può continuare le attività che già da molti anni svolge con i bambini che vivono nell’ICAM accanto alle loro madri detenute. I bambini possono quindi continuare ad essere accompagnati all’asilo nido e alla scuola materna; d’estate invece […] gli stessi saranno accompagnati tre volte alla settimana al mare. Grazie a questo finanziamento, per la prima volta, viene svolto un progetto di musicalità seguendo la “Music Learning Theory (MLT)” di E.E. Gordon che, attraverso brani musicali senza parole, aprirà le porte del pensiero musicale del bambino, in un contesto libero da condizionamenti culturali e perfino linguistici. Le madri sono infatti invitate a cantare semplici accompagnamenti vocali, durante i brani, e a muoversi nella stanza guidate dalla musica prodotta insieme. […]”5
Il progetto viene approvato sulla carta, ma poi, come si vedrà, risulta di difficile attuazione.
Il permesso per poter accedere agli spazi dell’ICAM è pronto il 20 aprile del 2014 e a maggio si può iniziare il mio intervento. Gli incontri vengono ridotti a cinque, data la provvisorietà della presenza dei bambini.
Inizialmente sono terrorizzata, prima di riuscire ad entrare in istituto devo fare due-tre minuti di respiri profondi, mi gira la testa. Come interfacciarsi ad un mondo così complesso, senza conoscere le storie delle persone che avrei incontrato, come farsi accettare? Opportuno sorridere? Opportuno guardare negli occhi?
Eppure delicatamente entro, chiedendo permesso alle guardie giurate in entrata che perquisiscono la mia borsa con i foulard per giocare, con il telo colorato, con il diapason. Dentro niente telefoni, quindi neppure l’orologio… il tempo si ferma, c’è silenzio.
Per un secondo solo, perché dove ci sono bambini, il silenzio non esiste. Dal primo incontro mi corrono incontro alla porta e mi abbracciano.
Scopro gli spazi di questo luogo: due bellissime stanze per i bambini che danno sul giardino, la cucina, la sala da pranzo e la stanza delle poliziotte. Le stanze sono pulite, nuove, con giochi, tavolini e sedie a misura di bambino. Quella dove faremo musica ha le pareti decorate da bellissimi dipinti a sfondo naturalistico.
Mi accoglie la puericultrice che starà con noi quel giorno. Mi presento e spiego cosa faremo durante la prossima ora; mi sento decisamente a disagio, ma provo a dissimulare, nella testa mille pensieri, ad esempio, penso che poco importerà loro della musica e che avranno ben altre questioni cui pensare.
Si comincia: nella stanza, oltre a me, ci sono tre bambini d’età fra i quattro e i cinque anni (che chiameremo Marco, Giada e Anna), con le loro mamme, una bambina di pochi mesi e una di due anni con la loro mamma (che chiameremo Ada) e due donne incinte.
Spiego loro che, se ne avranno voglia, potranno cantare…la prima reazione è una risata collettiva, non so se di imbarazzo o di vero divertimento all’idea di quello che le aspetta.
La lezione inizia, un respiro profondo e canto il brano di introduzione, che prevede di salutare ciascuno con il proprio nome. Fra una risatina e l’altra delle mamme, riesco a finire il brano e i bambini ne sono decisamente entusiasti. Marco è sordo e, appena inizio a cantare, corre e si muove, girando, saltando.
I tre bambini interagiscono da subito, rispondono musicalmente, entrano in relazione con me attraverso la voce e il movimento, più di quanto mi aspettassi. Le madri, invece, sono, per la maggior parte ferme e sembrano imbarazzate, cercano di arginare comportamenti dei figli che pensano siano inopportuni (se si muovono troppo, ridono o parlano) e faticano a cantare.
La mamma di Marco, che credo sia in carcere da tempo, sembra più a suo agio degli altri. Le due donne incinte sembrano assorte, un po’ assenti. Dopo qualche brano, estraggo i foulard per cercare un’attività ludica che le possa distrarre dal loro ruolo di madri preoccupate: funziona.
Le bambine grandi si travestono e anche le mamme si mettono, ridendo, i foulard in testa, come delle anziane signore. La musica passa in secondo piano e cerco di dar spazio all’esigenza del momento. I bambini ridono divertiti e le mamme pian piano sembrano rilassarsi. Ancora qualche altro canto e mettiamo via i foulard, tranne uno che piace molto alla mamma di Anna e che lo vorrebbe per sé (dice). Glielo lascio per il momento.
A questo punto chiudo la lezione con il canto finale, perché vorrei avere un po’ di tempo per parlare con le mamme.
Le donne incinte e Ada con la bambina più piccola sono uscite a metà dell’incontro. Non credo opportuno dare loro ulteriori regole e mi sembra già importante essere arrivata alla fine della lezione con una parte del gruppo.
Esco dalla stanza e poco dopo, vengo rimproverata da una poliziotta perché ho lasciato il foulard a Giulia, la mamma di Anna, in quanto potrebbe essere usato per suicidarsi.
Giulia si giustifica, dicendo che se volesse togliersi la vita, troverebbe un modo.
Mi sento un pesce fuor d’acqua, che non sa assolutamente come muoversi in questi spazi, dove un problema grave può essere che manchi un coltello dalla cucina.
Agli incontri successivi, la mamme non vengono, tranne quella di Marco. In parte, perché hanno da fare altre cose all’interno dell’istituto (seguire l’orto, cucinare), in parte per motivi a me ignoti. Infatti, per tutelare la legge della privacy, non conosco la loro storia. Dunque mi ritrovo con i bambini, cosa che mi risulta molto più facile, ma so che in questo modo ci stiamo allontanando dagli obiettivi del progetto (favorire l’instaurarsi di una base relazionale solida attraverso la cura del rapporto madre-figlio).
Le lezioni che seguiranno avvengono tranquillamente, purtroppo con la porta aperta (nonostante ci siano telecamere ovunque) per questioni di controllo e sicurezza.
Quindi spesso Marco nelle sue corse, esce dalla stanza o si diverte a stare sull’uscio. A volte mi risulta difficile, i bambini corrono sempre, hanno una voglia incredibile di parlarmi e la loro concentrazione è breve. Per questo decido di alternare attività diverse, prevalentemente motorie e ritmiche, saltando, correndo. Ci sono inoltre momenti di quiete grazie all’uso dei foulard e di un telo grande, dove i partecipanti possono stare sopra, ma anche nascondersi sotto affinché io possa indovinare chi c’è. Alla fine di un brano musicale giochiamo a prenderci. Introduco anche qualche canto con le parole quando vedo che si distraggono molto. I tre bambini capiscono l’attività e sembrano anche molto musicali: sono numerose le risposte, anticipano quasi i canti.
Rimango stupita da questa “sete” di sapere. Infatti, rispetto ai bambini cui sono abituata, le risposte musicali arrivano immediatamente.
Il progetto si conclude al quinto incontro.
Quel giorno, Anna non c’è e Giada presto uscirà dall’istituto. In questo modo rimarrà solo Marco. Si deve dunque chiudere il progetto, senza poter trarre delle conclusioni vere e proprie.
Conclusioni
Risulta evidente che in un contesto come questo, in cui gli imprevisti sono all’ordine del giorno (bambini allontanati improvvisamente dalle loro mamme, processi in corso, trasferimento della famiglia intera dall’ ICAM ad altre sedi) sia difficile poter raggiungere gli obiettivi che ci si prepone.
E’ necessario poter avere tempo per instaurare una relazione di fiducia, soprattutto con gli adulti. Mancando questi presupposti, il percorso è cambiato nel tempo e gli obiettivi si sono trasformati. Ovvero dalla relazione madre-bambino, il focus è diventato il bambino. Infatti dal punto di vista dell’osservazione di questi ultimi, delle loro reazioni all’attività, i risultati sono stati positivi, la relazione con me si è instaurata in maniera semplice. La voglia di attività nuove e di incontrare persone esterne alla loro routine si è espressa da subito. Aggiungo che, dal punto di vista dell’apprendimento musicale, la risposta è stata immediata e positiva.
Sono emerse talvolta difficoltà, dettate da una diversa concezione del contatto fisico. A volte mi saltavano in braccio, altre dovevo stare attenta ad avvicinarmi perché si scostavano. Ad esempio, un gioco che faccio spesso con i bambini in altre sedi (di far sentire la vibrazione trasmessa dal diapason fra i tessuti corporei, appoggiandolo su una parte del corpo) può suscitare loro un reazione di paura.
Ho capito dunque, che si deve essere molto delicati, con le parole, con i gesti.
Quello che non so capire è cosa rimanga dopo, nel tempo. Posso dire quello che rimane dentro me. Poter entrare in luoghi posti al margine della società è un’esperienza che dà luogo a infinite riflessioni, anche di autoanalisi.
E’ meraviglioso offrire l’opportunità a questi bambini di accedere ad attività che normalmente sono appannaggio delle famiglie benestanti. Sentire che questo linguaggio davvero supera le barriere e che bambini di nazionalità diversa, con situazioni familiari complesse, cui a volte si aggiungono handicap, siano lì, sorridenti e curiosi davanti a te; che quest’esperienza, che tocca uno spazio interno e ancestrale, possa esistere e dare gioia, così … semplicemente… musica “dentro”.
Video del Laboratorio musicale da 4’.45’’ a 5’.36’’
Note
- La versione integrale dell’articolo di legge da cui cito è consultabile al sito:http://www.giurisprudenza.unipr.it/sites/st07/files/allegatiparagrafo/29-04-2015/mamme_e_minori_in_carcere.pdf ↩
- La versione integrale dell’articolo di legge da cui cito è consultabile sul sito: http://www.giurisprudenza.unipr.it/sites/st07/files/allegatiparagrafo/29-04-2015/mamme_e_minori_in_carcere.pdf ↩
- Per saperne di più cfr. il sito web dell’associazione: http:\www.lagabbianella.org ↩
- “Lezione concerto per bambini “ di Clara Zennaro, articolo pubblicato sul sito: http://www.lagabbianella.org/?p=231 ↩
- Cfr. “Crescere in carcere…serenamente”, Associazione la gabbianella e altri animali, articolo pubblicato sul sito http://www.lagabbianella.org/?p=334 ↩