Qualche giorno fa, parlando con mia figlia, un’adolescente di 17 anni, e lottando invano contro il suo egocentrismo, mi scopro a dirle: “Cara Ginevra, attenta, che un corpo chino e ripiegato su se stesso non può guardare l’orizzonte aperto che ha di fronte ma al massimo la punta dei suoi piedi. Pensa a quante cose meravigliose non vede!” Mi sono sentita insolitamente saggia però subito ho provato un senso di profondo sconforto, non per mia figlia, che scalpita al ritmo della sua giovinezza, ma per il senso di chiusura e ripiegamento che in fondo pesa su tutti noi e abita il nostro tempo, in cui non riusciamo a vedere il “sorriso infinito delle onde marine”1.
Audiation nel 2019 festeggia i primi 5 anni e vogliamo fermarci a cogliere quel sorriso con stupore, lasciare che ci porti altrove, che sia il segno dell’umano sentire, un’uscita dalla nostra finitudine. Musica, ascolto, lettura, riflessioni, relazioni, connessioni e conoscenza, il ‘cestino dei tesori’, il peso dell’oro ma etereo e volatile come la cultura. Il suo testo si svela come un tessuto, un intreccio perpetuo in cui ci si può perdere e anche ritrovare.
Articoli, interviste, studi, reportage inerenti principalmente l’insegnamento della musica ispirato alla Music Learning Theory, coltivando però allo steso tempo le sue relazioni e le sue aperture verso altre arti e mondi del sapere, verso altre culture musicali, con contributi importanti in ambito della psicologia della musica e delle neuroscienze.
Siamo lieti di dedicare a Edwin Gordon il frutto di questo lavoro. La testimonianza della sua vita, dedicata allo studio dei processi di apprendimento musicale, ha aperto nuovi orizzonti e possibilità didattiche nell’ambito dell’educazione musicale. Ha rilevato il ruolo determinante del corpo e del movimento nel riconoscimento e comprensione delle strutture sintattiche della musica, ritmiche e tonali; l’importanza dei processi di imitazione e della relazione intersoggettiva nel percorso di apprendimento musicale; ha elaborato il concetto di audiation, per indicare l’esistenza di una mente musicale autonoma rispetto alla funzionalità linguistica e visuo-spaziale, dove la musica, nei panni di un canto, una sinfonia, un jingle pubblicitario, acquisisce un’identità indipendente dal suono che l’ha generata. Tutto questo ha alimentato il nostro desiderio di proseguire il suo percorso di studio e approfondire, senza timore di svelarne eventuali criticità, ma con lo spirito scientifico che ha sempre contraddistinto Edwin Gordon stesso, fin dalle sue prime ricerche negli anni ’60, mirate a definire quali fossero le caratteristiche dell’attitudine musicale e poterle così misurare. Queste ricerche che lo portarono a comprendere come, nello sviluppo del bambino durante i primi anni di vita, la componente ereditaria potesse perdere la sua efficacia, se non accompagnata da un processo di acculturazione, e a superare così l’annoso dibattito tra innatisti e comportamentisti.
Il percorso per cui acquisiamo familiarità con una determinata cultura musicale comincia fin dalla vita intrauterina e ci dà il la per comprendere quanto sia determinante nello sviluppo della musicalità potersi orientare in un contesto musicale. Il ruolo giocato dall’ambiente, dal contesto in cui si cresce, agisce molto precocemente, per cui un neonato riconosce immediatamente la voce della mamma tra altre o addirittura la canzone ascoltata tante volte durante la gestazione. Questo processo di acquisizione di familiarità con determinate consuetudini musicali, in ambito didattico si gioca attraverso il brano musicale, sul quale posso costruire e strutturare un percorso di apprendimento teso a riconoscere, assimilare e potersi esprimere con i suoni di quel contesto e a trasferire autonomamente le conoscenze così acquisite nel processo di assimilazione di altri brani/contesti sintatticamente affini, riconoscere le differenze, ampliare la consuetudine all’uso del linguaggio musicale.
Entriamo così in medias res di Audiation 7 con l’articolo di Monica Martini, in apertura, focalizzato a considerare in che modo far agire nell’insegnamento il dialogo tra il contesto musicale e i contenuti strutturali e funzionali su cui è costruito e che si ritiene opportuno vengano appresi da quel contesto. L’implicita potenzialità generativa di un apprendimento autonomo, da parte del discente, di contenuti simili riconosciuti in contesti differenti, è la chiave per accedere a un ampliamento virtualmente infinito del vocabolario musicale con cui potersi esprimere, creare, improvvisare e comporre.
La composizione musicale di opere per ragazzi è il tema dell’intervista di Helen Keble a Pierangelo Valtinoni, con la quale il compositore ci svela alcuni ingredienti salienti del suo processo creativo. Pinocchio, la Regina delle Nevi, il Mago di Oz sono i personaggi che hanno ispirato e danno il titolo a queste opere e ci accompagnano nella poetica di Valtinoni per capire il suo stile e le sue priorità espressive, come risolve il rapporto tra musica e testo, in che modo i destinatari dell’opera, bambini e ragazzi, condizionino la sua arte compositiva.
La proposta dell’opera lirica a bambini e ragazzi della scuola si intona invece sulle note de L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti nel progetto didattico illustrato da Lisa Gallotta, che non manca di rilevare le grandi potenzialità educative del genere melodrammatico, come proporlo, su quali canti e brani fermarsi ad approfondire, quali insegnare e qualche trucco per superare eventuali difficoltà vocali. Al di là della valenza educativa strettamente musicale del progetto ci preme ricordare che quando parliamo di melodramma e opera lirica ci riferiamo anche a un patrimonio storico, che al di là dei gusti musicali, deve essere tutelato e trasmesso ai posteri al pari di una chiesa antica, di un monumento funebre o di una tela a olio rinascimentale perchè racconta di noi e della nostra storia, perché racconta delle storie e ascoltare delle storie ci apre al viaggio dell’immaginario.
Incursioni illuminanti e suggestive in altri lidi dell’arte, per noi musicisti, sono gli articoli di Laura Colomban e Sabrina Petyx sull’uso della voce, nell’arte coreutica e nell’arte drammatica rispettivamente. Esplorano entrambe, in modi e con finalità diverse, il rapporto letteralmente viscerale esistente tra voce e movimento e voce ed emozione, un legame stretto dalle corde dell’immaginazione.
Concludiamo questo numero con una riflessione, oggi più che doverosa, sulla ricchezza della relazione inclusiva, nell’insegnamento musicale ma più in generale rispetto un’etica sociale che assume sempre più spesso tinte regressive e settarie. Ecco che il faro su cui orientare un comportamento inclusivo, con i ‘bambini difficili’, con bambini diversamente abili, con insegnanti stanche e demotivate, lo troviamo nella ‘cura del desiderio’, motore primario di inclusione sociale, come racconta la dottoressa Michela Marzorati, intervistata da Francesca Pergola, parlando della sua esperienza formativa nel settore sanitario-assistenziale. E’ il desiderio di imparare, il desiderio di esserci, di esprimersi, nel racconto di Vincenzo Rotondaro, la spinta primaria che l’insegnante cerca nei suoi giovanissimi interlocutori.
Prima di salutarvi e lasciarvi alla lettura siamo lieti di segnalare ai nostri lettori non italofoni la pubblicazione in questo numero di Preparatory Audiation: Key processes in music learning Thinking and deliberations, la versione inglese dell’articolo di Arnolfo Borsacchi pubblicato in italiano nel numero 0.
Fonte: http://www.streetartutopia.com/?
Note
- Eschilo, Prometeo incatenato, v.89. ↩
