Movimento, ritmo musicale e linguaggio nella prima infanzia (Tavola rotonda interdisciplinare, Milano 3 marzo 2018)

Sintesi della tavola rotonda: entrainment, pulsazione e movimento in relazione allo sviluppo del linguaggio e a possibili fragilità.

MILANO

Tavola Rotonda Interdisciplinare

3 MARZO 2018

La tavola rotonda interdisciplinare Movimento, ritmo musicale e linguaggio nella prima infanzia, promossa dall’associazione musicale Audiation Institute (www.audiationinstitute.org), si è svolta a Milano il 3 marzo 2018.

Essa è nata dall’idea di unire e porre a confronto vari ambiti di intervento che si servono della musica nei primi anni di vita post-natale, con l’auspicio che l’avvio di uno scambio di informazioni potesse essere foriero di cognizioni utili all’attività di tutti e suggerire nuove vie di collaborazione.

Audiation Institute è una giovane associazione improntata alla formazione e alla ricerca nell’ambito della Music Learning Theory (MLT) di Edwin Gordon, la teoria dell’apprendimento musicale con cui lo studioso e musicista americano spiega in che modo riconosciamo e impariamo la musica fin dalla nascita, suggerendo le buone pratiche che vanno a favorire questo processo già dai primi mesi di vita1.

Partner sostenitore dell’iniziativa è stata la Fondazione Mariani, che, a livello mondiale, è uno dei principali attori sulla scena della Neuromusic, settore di studi in cui le neuroscienze si impegnano a studiare musica e cervello. Hanno patrocinato il progetto anche la storica Scuola Musicale di Milano, che ha ospitato l’incontro, Nati per la Musica, il Centro per la Salute del Bambino e la International School of Neurological Sciences di San Servolo (Venezia).

I partecipanti al convegno erano tutti fortemente motivati a contaminare la propria esperienza con quelle derivanti da approcci disciplinari diversi. Sicuramente anche altri studiosi della tematica oggetto del meeting avrebbero potuto dare contributi importanti e l’interdisciplinarietà dell’incontro di studio poteva essere ulteriormente implementata, ma la traccia segnata ha comunque mappato un fervvido interesse per l’argomento e la modalità in cui è stato proposto invita a perseguire future evoluzioni.

Isabella Davanzo (Audiation Institute), responsabile della coordinazione scientifica del convegno, assieme a Giuliano Avanzini (Istituto Besta di Milano) e a Chiara Palmonari (Audiation Institute), entrambi moderatori della tavola rotonda, hanno saputo cogliere con compiaciuta complicità la notevole partecipazione del pubblico animando la discussione e le numerose domande emerse.

La sostanziale interdisciplinarietà dell’incontro muoveva dal desiderio di cogliere i diversi punti di vista nello studio di uno stesso fenomeno, il legame tra movimento, ritmo e linguaggio, illustrarne quindi le caratteristiche e condurre un confronto tra discipline diverse che possano aprire a nuove prospettive di ricerca o offrire elementi d’indagine importanti a chi lavora sul campo con bimbi in età neonatale.

Nei processi di fruizione e produzione musicale corpo e cervello danzano una coreografia dove la sinergia di percezione, emozione e azione è un dato imprescindibile e analizzarla attraverso l’operato sinergico delle figure coinvolte, ha permesso di osservare e approfondire questo intreccio nella sua complessità, consegnandoci un’informazione preziosa.

La tavola rotonda ha voluto infatti concentrare le proprie energie su un’unico aspetto della musicalità, il ritmo, ponendolo al centro di un fuoco incrociato di sguardi d’indagine per mettere in luce le sue relazioni con movimento e linguaggio, e su come queste relazioni possono essere studiate per capire e spiegare i benefici ottenuti, in ambito terapeutico, dalla loro interazione nei primi anni di vita.

Relazione tra organizzazione motoria e competenze ritmiche

La musica tende a indurre nell’ascoltatore attività motorie ritmicamente organizzate, come battere il tempo col piede, cosa che non avviene per altri tipi di percezione (es. visiva) di eventi ritmici. Ciò suggerisce l’esistenza di una relazione privilegiata tra i sistemi uditivo e motorio, evidente fin dalle prime fasi di sviluppo del bambino. Tale relazione ha una base anatomica nei fasci di fibre che connettono il lobo temporale con le aree frontali premotorie e contribuiscono ai circuiti correlati sia a funzioni linguistiche (Rauscheker 2009)2sia musicali (Sridharan et al 2007)3. L’importanza dell’interazione uditivo motoria è intuitiva per qualunque tipo di esecuzione musicale, sia vocale che strumentale, ed è stata oggetto di molti studi specifici. Numerose ricerche hanno dimostrato il ruolo dell’input uditivo nei processi di plasticità funzionale associati alla pratica musicale, in particolare alle modificazioni plastiche della rappresentazione corticale delle singole dita nei pianisti, in rapporto all’esercizio (Altenmueller 1998)4. Meno immediatamente intuitivo è il ruolo delle strutture cerebrali motorie nella percezione musicale. L’argomento è stato studiato dal gruppo di Montreal in una serie di ricerche coerentemente sviluppate (Zatorre et al. 2007)5, dimostrando che le strutture motorie si attivano non solo durante la pratica musicale attiva, che comporta sistematicamente una qualche attività motoria ma, anche durante l’ascolto. Naturalmente si può obiettare che l’ascolto musicale è spesso accompagnato da movimenti più o meno intenzionali che potrebbero spiegare l’attivazione delle aree motorie, come battere il tempo col piede seguendo il ritmo della musica, ma gli autori hanno osservato l’attivazione della regione premotoria in soggetti cui era chiesto di non battere il tempo o di porsi, addirittura, in una condizione di ascolto passivo (Chen et al 2008)6. Questi dati suggeriscono che aree cerebrali deputate alla programmazione o all’effettuazione del movimento partecipino direttamente alla percezione del ritmo musicale, mettendo tra l’altro in discussione la classica distinzione tra cervello sensitivo e motorio.

Le strutture cerebrali citate subiscono, nei primi tre anni di vita, importanti modificazioni maturative in termini di mielinizzazione delle fibre nervose. La mielina, che riveste le fibre dei grandi sistemi cerebrali, non ha una semplice funzione di isolamento ma partecipa in modo diretto alla trasmissione dell’impulso nervoso e alla biologia della fibra, motivo per cui il processo di mielinizzazione ha perciò ricadute importanti sulla funzione nervosa. Lo studio seriato in risonanza magnetica dimostra che alla nascita la mielinizzazione è ancora largamente incompleta e che raggiunge uno sviluppo omogeneo intorno al ventiquattresimo mese con tappe importanti al quinto mese, quando matura il sistema motorio discendente cortico-spinale, e all’ottavo mese, epoca in cui i sistemi motori associativi sottocorticali e le fibre commessurali del corpo calloso appaiono mielinizzati (Barkovich 2000)7.

Altre modificazioni maturative riguardano lo sviluppo della arborizzazione dendritica dei neuroni e la trasmissione sinaptica, che risente di importanti modificazioni sia quantitative, in parte legate alla selezione determinata dall’esperienza, che qualitative, tali da poterne modificare significativamente l’efficacia come dimostrato dagli studi di Ben Ari e colleghi (Cherubini et al 1990)8. Molte informazioni derivano da studi sperimentali condotti su animali e sono difficilmente extrapolabili in maniera precisa alle tappe maturative del cervello umano. In generale esse dimostrano che le più importanti modificazioni avvengono entro i primi due anni di vita e i loro effetti possono però influenzare i successivi sviluppi dell’integrazione sensitiva-motoria e, probabilmente, anche le capacità ritmiche.

Ritmo motorio e ritmo musicale

La ritmica del movimento nei primi anni di vita è stata affrontata nell’intervento di Isabella Davanzo, che ha presentato il proprio studio osservazionale sullo sviluppo del ritmo motorio e del ritmo cantato in bambini nei primi tre anni di vita, osservandone l’entrainment ritmico in attività musicali strutturate secondo la MLT.

Il concetto di ritmo è stato discusso anche in relazione a diverse definizioni e a diversi livelli di organizzazione temporale. La musica in quanto fenomeno temporale si fonda sulla capacità di percepire e produrre regolarità, differenze, ricorrenze e variazioni, qualità che si intrecciano con lo sviluppo della motricità e della coordinazione.

Da più interventi è emersa l’importanza della pulsazione ritmica come cornice su cui si organizzano azioni motorie e comunicative: il corpo si dispone alla partecipazione, e la regolarità temporale sostiene la prevedibilità, la ritenzione e l’interazione.

È stata inoltre evidenziata l’importanza delle strutture metriche e delle capacità di sincronizzazione in età neonatale e prescolare, e come queste abilità possano essere potenziate da pratiche educative e musicali adeguate.

Nel suo intervento, Simone Dalla Bella ha affrontato le basi neurali dell’entrainment ritmico e il modo in cui la complessità del ritmo e l’esperienza musicale modulano le reti cerebrali coinvolte nella sincronizzazione uditivo-motoria, richiamando risultati sperimentali e dati in letteratura91011.

È stato inoltre richiamato come lo sviluppo motorio nei primi anni di vita segua tappe osservabili e valutabili, e come strumenti di osservazione e misurazione del movimento possano essere utili a delineare profili di sviluppo e a valutare eventuali effetti di interventi musicali121314.

Ritmo musicale e ritmo linguistico

Il tema del rapporto tra competenze ritmiche e linguaggio è stato affrontato da diversi relatori, con un focus specifico sulla segmentazione temporale e sul ruolo dell’organizzazione ritmica nel sostenere processi comunicativi e di apprendimento linguistico.

La relazione di Stefan Elmer (Auditory Research Group Zurich, Institute of Psychology, University of Zurich) ha discusso l’aspetto dell’organizzazione temporale del linguaggio relativo all’importanza della sua segmentazione nello sviluppo delle competenze linguistiche, partendo dai dati che indicano come la segmentazione del linguaggio necessiti la comunicazione tra sistema uditivo e sistemi articolatori situati nel lobo frontale. Elmer e il suo gruppo hanno dimostrato che i musicisti hanno un vantaggio nella segmentazione del linguaggio; ciò potrebbe esser correlato con la aumentata connettività tra lobo parietale, temporale e frontale e si tradurrebbe in una facilitazione nell’apprendimento di nuove parole.

Luisa Lopez (Villaggio Eugenio Litta, Grottaferrata, Roma) ha spiegato infatti come un deficit nell’analisi acustica di uno stimolo sonoro di tipo musicale sia collegata a problematicità nell’apprendimento del linguaggio e della lettura, proprio per la condivisione di alcuni canali di sviluppo riguardanti l’organizzazione melodica e temporale, come altresì tale deficit manifesti uno sviluppo limitato della memoria fonologica e lessicale. In particolare, la capacità di elaborazione temporale, quindi di percezione e produzione ritmica, si rivela altamente predittiva in merito allo sviluppo delle abilità di lettura e dell’instaurarsi di una possibile dislessia, perché lo sviluppo di competenze musicali favorisce la discriminazione di cambiamenti acustici rapidi richiesta dalla lettura, il rise-time, la riproduzione e sincronizzazione ritmica, la fusione fonemica e la lettura di non parole, considerando che qualsiasi nuova parola che incontriamo in un testo scritto equivale a una non-parola. L’importanza fondamentale di agire sul processo che porta al sintomo, anziché sul solo sintomo, significa agire attraverso l’allenamento musicale sul senso del ritmo, dell’altezza dei suoni, del timbro, sulla percezione melodica, armonica e tonale andando a implementare contemporaneamente capacità cognitive di alto livello come l’audiation, la socialità e l’intersoggettività, le funzioni esecutive attentive e mnemoniche, significa promuovere un effetto transfer tra abilità cognitive appartenenti a differenti livelli di complessità.

Fabia Franco (Middlesex University London) nella sua presentazione sull’influenza della musica sullo sviluppo del linguaggio in rapporto alla cultura di appartenenza, sottolinea la funzione positiva del canto associato ad attività motorie ritmiche. La sua esperienza rivela come, in fase prelinguistica, il bimbo dimostra attenzione all’attività articolatoria dell’adulto che canta per lui e questo contribuisce significativamente allo sviluppo del linguaggio.

Minna Huotilainen (Cognitive Brain Research Unit, University of Helsinki) ha riportato l’evidenza degli effetti di ritmo, della melodia e del timbro musicale sulle acquisizioni linguistiche anche quando lo stimolo è somministrato durante la vita fetale.

Ritmo e movimento, condivisione e interazione

Cantare e muoversi a tempo di musica sono attività partecipative, attività di gruppo divertenti che aumentano la coesione del gruppo e il legame sociale tra i suoi membri. La costruzione di una relazione affettiva nella comunicazione, nel rapporto terapeutico, come anche in qualsiasi percorso di apprendimento, costituisce una sorta di condizione a priori tanto scontata quanto determinante per lo sviluppo di processi interattivi efficaci di crescita e di cura. Questa tematica è stata affrontata soprattutto dalle relazioni di Sarah Hawkins, Cristina Fabarro e Raffaella Schirò.

Sarah Hawkins (Centre for Music and Science, University of Cambridge) ha sviluppato particolarmente il valore dell’ organizzazione ritmica di musica e linguaggio per l’interazione interpersonale, rivolgendo particolare attenzione al ruolo che ha la pulsazione ritmica nel definire il momento in cui gli interlocutori di una conversazione, o i musicisti che fanno musica d’insieme, si inseriscono nel discorso o nel flusso musicale (turn taking che potremmo tradurre come “avvicendamento”). I risultati presentati hanno stimolato una produttiva discussione in ragione dell’accuratezza metodologica che sosteneva le conclusioni sul ruolo della dimensione ritmica, musicale e linguistica, nel determinare la sequenza di avvicendamenti tra soggetti diversi coinvolti in una conversazione o in una esecuzione musicale (inclusa l’improvvisazione) e, sulle implicazioni dell’avvicendamento per lo stabilirsi di una relazione empatica. La Hawkins ha messo in luce come esercitare la ritmicità nell’avvicendamento dei turni di parola in una conversazione, o in attività musicali di gruppo con persone con difficoltà di comunicazione, aumenti significativamente l’empatia e l’autostima, probabilmente proprio per il senso di gratificazione e motivazione provati nell’esercitare questi momenti di interazione sociale.

Cristina Fabarro (musicista e formatrice dell’Audiation Institute) ha illustrato il progetto “Crescere bambini”, con cui da anni porta la musica e il canto nel reparto di oncoematologia pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma, affinché anche questi piccoli pazienti possano sentirsi bambini e non solo dei soggetti malati e la loro routine di cure ed esami clinici venga alleggerita. Offrire loro la possibilità di immergersi in un contesto musicale e alimentare la loro naturale predisposizione al gioco significa prendersi cura non solo della malattia ma anche della loro necessità di esprimersi, di relazionarsi con i pari, di creare e costruire un mondo che, seppur anche solo per brevi momenti, sia a loro misura. Ecco che lo spazio della stanza di degenza, intriso di una realtà medica difficilmente trascurabile, si trasforma in spazio sonoro dove “ lettino, coperte, gambe, mani e a volte addirittura la testa…tutto suonava e risuonava”15in un’eclissi parziale dell’ospedale.

Raffaella Schirò (pediatra responsabile coordinamento nazionale Nati per la Musica) ha illustrato come la voce musicale della mamma favorisca la sintonizzazione con il mondo esterno, perché il bambino ascolta con più attenzione il canto che la parola e decodifica le intonazioni ancor prima di comprendere il linguaggio. Del resto il feto inizia a muoversi dalla fine del secondo mese di gravidanza e a partire dal sesto, settimo mese di vita intrauterina dimostra abilità nelle percezioni sonore. Dalla trentunesima settimana è in grado di distinguere la voce materna preferendola alle altre, in questo modo è ciò che contribuisce a rafforzare il legame con la madre già prima di nascere. Un ambiente stimolante conta più delle capacità innate del bambino e l’interattività con la madre ne è la protagonista, la sua voce musicale è il legame che lo traghetta amabilmente dalla vita intrauterina alla scoperta del mondo.

Conclusioni e prospettive

Le relazioni e la discussione hanno sottolineato l’interesse dello studio delle competenze ritmiche in rapporto all’evoluzione motoria nei primi tre anni di vita. I dati disponibili sono prevalentemente osservazionali, vi è stato accordo sulla necessità di disporre di strumenti di valutazione che permettano di definire il profilo di sviluppo delle variabili significative e il ruolo di un programma di formazione musicale adatto alle prime fasi della vita, quale quello che propone la MLT.

Si è convenuto sulla necessità di definire l’influenza dell’ambiente musicale in cui il bambino è immerso, in quanto risulta assai variabile quantitativamente e qualitativamente anche in condizioni sociali comparabili. Minna Huotilainen, Raffaella Schirò e Fabia Franco metteranno a punto un questionario basandosi su quanto già esiste in materia e sulla loro specifica esperienza16.

Si è ampiamente discussa la possibilità di uno studio collaborativo su una popolazione di bambini reclutati entro i sei mesi di vita e seguiti fino ai 30-36 mesi secondo una metodologia comune. Lo studio dovrebbe avere disegno prospettico, utilizzare un metodo di registrazione non invasivo, sensibile, adatto al bambino della fascia d’età considerata e utilizzabile simultaneamente su più soggetti. I risultati verranno analizzati con riferimento a scale di valutazione delle attività motorie, psicomotorie e comportamentali. Tutti i partecipanti collaboreranno al disegno dello studio. Isabella Davanzo, Minna Huotilainen, Fabia Franco, Luisa Lopez ed Elena Flaugnacco contribuiranno in particolare a definire il metodo di stimolazione musicale e la valutazione dei test cognitivi. Fabia Franco, Sarah Hawkins e Minna Huotilainen definiranno i test comportamentali. Giuliano Avanzini e Stefan Elmer valuteranno il sistema di registrazione. Si definiranno poi le collaborazioni alle linee di lavoro dello studio o degli studi che risulteranno fattibili e le modalità di reperire le risorse, coinvolgendo eventualmente altri specialisti che venissero identificati come necessari.

Nel concludere questa relazione con l’auspicio che possa proseguire in futuro con importanti aggiornamenti, ci teniamo a ringraziare vivamente tutti i partecipanti e il pubblico per l’interesse e la disponibilità al confronto, misura della ricchezza umana, oltre che scientifica, della giornata trascorsa insieme.

Note

  1. GORDON E. E., Learning sequences in music, GIA Publications Inc., 2012; cfr. anche GORDON E. E., A Music Learning Theory for Newborn and Young Children, GIA, Chicago, 2013.
  2. RAUSCHEKER JP, SCOTT SK, Maps and streams in the auditory cortex: nonhuman primates illuminate human speech processing, in Nat Neurosci, 2009, pp. 718-24.
  3. SRIDHARAN D ET AL, Neural Dynamics of Event Segmentation in Music: Converging Evidence for Dissociable Ventral and Dorsal Networks, in Neuron 55, 2007, pp.521-532.
  4. ALTENMUELLER E., Alteration of digital representations in somatosensory cortex in focal hand dystonia, in Neuroreport 9, pp. 3571-3575, 1998.
  5. CHEN JL, PENHUNE VB, ZATORRE RJ, When the brain plays music: auditory-motor interactions in music perception and production, in Nat Rev Neurosci 8, pp. 547-58, 2007.
  6. Chen JL, Penhune VB, Zatorre RJ, Moving on time: brain network for audutory-motor synchronization is modulated by rhythm complexity and musical training, in Journal of Cognitive Neuroscience 20, pp. 226-39, 2008.
  7. BARKOVIC A. J., Concepts of myelin and myelination in neuroradiology, in AJNR Am J Neuroradiolo 21, pp. 1099-109, 2000.
  8. CHERUBINI E, ROVIRA C, GAIARSA JL, CORRADETTI R, BEN ARI Y, GABA mediated excitation in immature rat CA3 hippocampal neurons, in Int J Dev Neurosci 8, pp. 481-90, 1990.
  9. COOPER GW, MEYER LB, The rhythmic structure of music, in Journal of Research in Music Education 5, 1960.
  10. SNYDER J., KRUMHANSL CL, Tapping to ragtime: cues to pulse finding in Music Perception 18, pp. 455-490, 2001.
  11. TODD NMA ET AL., The contribution of antropometric factors to individual differences in the perception of rhythm in Empirical Musicology Review 2,
  12. BOYCE WF ET AL., The gross motor performance measure: the validity and responsiveness of measure of quality of movement in Phis. Ther. 75, pp. 603-613, 1995.
  13. CIONI G, SGANDURRA G, Normal psychomotor development in Handbook of Clinical Neurology, vol. III, Pediatric Neurology Part I, chapter I, pp. 3-15, 2013.
  14. DAVANZO I, BALDI L, AVANZINI G, Ritmo motorio e ritmo cantato: l’entrainment ritmico nello sviluppo dell’attitudine musicale in Audiation 4, pp. 60-64, 2017.
  15. FABARRO C, Crescere Bambini, Audiation 4, 2017.
  16. POLITIMOU N, FRANCO F ET AL, Music@home: a novel instrument to assess the home musical environment in the early years, Plos one 13, 2018.

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