Negli ultimi vent’anni la zona di Milano a nord di piazzale Loreto, e in particolare via Padova, è diventata piuttosto nota, quasi un simbolo della multiculturalità milanese. In effetti è una parte di città dove col tempo la presenza di cittadini di diverse etnie si è stratificata ed è molto numerosa: una zona in un certo senso complicata, che certamente presenta equilibri delicati di integrazione e di convivenza interculturale, e come tale troppo spesso rischia di essere oggetto di strumentalizzazioni e semplificazioni mediatiche e politiche le cui conseguenze ricadono soprattutto su chi ci vive.
La storia che racconto in questo articolo è però fortunatamente di tutt’altro segno. È la storia di una multicolore orchestra di ragazzi, nata nel 2011 proprio in questo quartiere grazie a due insegnanti e al loro desiderio di costruire ponti e abbattere muri per mezzo della musica: l’Orchestra Multietnica Golfo Mistico.
L’inizio
Nicoletta Caselli è musicista e didatta musicale, diplomata in chitarra classica, autrice di un “Manuale di Teoria Musicale” (Carisch, 1993), co-autrice dell’opera multimediale “Enciclopedia didattica della chitarra” (Mussida, 2005), insegnante di musica nella scuola secondaria. Simone del Baglivo è musicista, polistrumentista e musicoterapista, e ha condotto numerosi progetti di musicoterapia in ambienti scolastici ed extrascolastici. I due si erano già trovati a collaborare insieme in un piccolo progetto musicale per ragazzi, in una scuola media dell’hinterland milanese, e già in quell’occasione avevano pensato a quanto sarebbe stato bello costruire un progetto stabile che coniugasse la musica con l’integrazione culturale.
Racconta Simone: “Durante gli anni di lavoro trascorsi a contatto con ragazzi delle scuole medie, ho osservato come la musica può essere un mezzo di comunicazione importante per molti di loro, soprattutto per quelli (come gli studenti stranieri) che hanno maggiori difficoltà ad esprimersi verbalmente. Purtroppo la scuola raramente ha risorse sufficienti per consentire a questi ultimi di realizzare quel percorso individualizzato, l’unico che potrebbe farli crescere in armonia con se stessi.
I ragazzi sono bombardati da una enorme quantità di stimoli esterni ai quali non sempre riescono a rispondere in maniera adeguata e da questo nasce molto spesso un inguaribile senso di frustrazione. Per uscire da una simile situazione di stallo occorrerebbe dare loro una possibilità di “riscatto” attraverso attività alternative che gli consentano di raggiungere delle gratificazioni immediate”. Nel 2010 Nicoletta viene trasferita a insegnare a Milano, nella scuola secondaria “Quintino di Vona”, proprio a due passi da via Padova e piazzale Loreto.
Una scuola davvero multietnica, con una popolazione di alunni composta, oltre che da italiani, da ragazzi albanesi, rumeni, cinesi, sudamericani, africani, arabi, filippini.
In quel momento nasce l’occasione e l’idea di lavorare in questo contesto, costruendo un progetto che potesse favorire l’incontro, il dialogo e la relazione tra culture diverse, attraverso la musica.
È importante sottolineare che l’idea dell’orchestra nasce in un contesto molto preciso. Nel quartiere si respirava un clima pesante, un sentimento di paura e diffidenza, e si erano verificati alcuni episodi spiacevoli che avevano portato i media e la politica a creare un’immagine stereotipata e semplicistica della zona. In quel periodo la scuola stessa rischiava di essere trascinata dentro a questo clima, e dunque l’idea di un progetto musicale che mettesse insieme ragazzi di diverse provenienze culturali aveva anche una valenza simbolica importante.
Nicoletta e Simone iniziano a cercare i primi sostegni, gli spazi e le risorse necessarie. La scuola diventa il primo punto di riferimento: è lì che si conoscono i ragazzi, è lì che si costruisce la rete con le famiglie, ed è lì che si può tentare di dare continuità a un progetto che non sia un “evento” isolato.
Il nome dell’orchestra nasce quasi per gioco: “Golfo Mistico” è il nome dato alla buca dell’orchestra nei teatri d’opera, e allo stesso tempo evoca l’idea di un luogo in cui accadono cose magiche, misteriose, trasformative.
Nel frattempo viene coinvolta anche una importante figura istituzionale del territorio, la Presidentessa della Commissione Educazione e Istruzione Pubblica del Consiglio di Zona, che crede nel valore educativo e sociale del progetto. Il Consiglio di Zona approva all’unanimità il piccolo ma indispensabile finanziamento comunale (vota a favore anche il consigliere della Lega, partito che non ha mai visto di buon occhio questo genere di iniziative), e all’inizio del 2011 l’Orchestra Multietnica Golfo Mistico diventa una realtà.
L’orchestra inizia a lavorare con una ventina di ragazzi. La scelta degli strumenti avviene in modo pragmatico: si parte da ciò che è disponibile, da ciò che i ragazzi possono suonare, e da ciò che permette di costruire una sonorità d’insieme.
Il progetto cresce rapidamente. In poco tempo i ragazzi diventano molti di più, e si rende necessario creare due livelli: l’orchestra “grande”, composta da ragazzi più grandi e più esperti, e un gruppo di “piccoli” che si avvicinano alla musica e allo strumento, e che con il tempo potranno entrare nell’orchestra principale.
Nasce così anche il “Golfetto”, che è una sorta di “sezione giovani” dell’orchestra. È un gruppo fondamentale per la continuità del progetto: permette ai nuovi arrivati di imparare, di prendere confidenza con lo strumento e con le dinamiche del gruppo, e nello stesso tempo alimenta l’orchestra principale con nuovi musicisti.
Cosa è successo dopo
Da quel momento il progetto ha continuato a crescere e a consolidarsi. L’orchestra ha suonato in molti contesti: scuole, teatri, centri culturali, festival, eventi pubblici e privati. In pochi anni ha realizzato più di 50 concerti.
È importante sottolineare che l’orchestra è composta da ragazzi, e che quindi il progetto è continuamente attraversato da un dinamismo inevitabile: i ragazzi crescono, cambiano scuola, cambiano interessi, alcuni restano, altri se ne vanno, e il gruppo deve continuamente riformarsi.
Questo comporta una enorme quantità di lavoro organizzativo, educativo e musicale. Nicoletta e Simone devono continuamente trovare un equilibrio tra il mantenere un livello musicale adeguato e il non perdere la dimensione educativa e inclusiva del progetto.
Un punto centrale è la relazione con le famiglie. In un contesto così variegato, la fiducia delle famiglie non è scontata, e va costruita nel tempo. Le famiglie sono spesso impegnate, hanno difficoltà logistiche, economiche, linguistiche, e non sempre riescono a seguire i figli in modo costante. Ma quando la relazione si costruisce, diventa una risorsa fondamentale.
Il progetto ha anche avuto un riconoscimento importante da parte di alcune istituzioni culturali del territorio. In particolare, l’orchestra è stata ospitata in contesti prestigiosi e ha avuto occasione di suonare con musicisti professionisti.
Un aspetto interessante è che il progetto, pur essendo nato in un contesto scolastico, ha saputo uscire dalla scuola e diventare una realtà cittadina, un “luogo” in cui la musica è un mezzo di relazione e di cittadinanza.
Nel frattempo succedono anche altre cose
Nel quartiere, nel frattempo, continuano a verificarsi episodi di tensione. Via Padova e la zona attorno a piazzale Loreto restano un luogo complesso, e la “narrazione” mediatica continua a oscillare tra la retorica dell’emergenza e quella dell’esotismo.
In questo scenario l’orchestra diventa anche un segnale: una risposta concreta, non ideologica, al bisogno di costruire convivenza e incontro. Non risolve i problemi del quartiere, ovviamente, ma mette in campo una forma di esperienza diversa.
È anche interessante osservare come i ragazzi stessi vivano questa dimensione. Per molti di loro il quartiere è semplicemente “casa”, e l’orchestra è un pezzo della loro vita quotidiana. L’elemento “multietnico”, che per gli adulti spesso è una categoria, per loro è un dato di realtà.
La musica, in questo contesto, diventa un linguaggio comune. Non elimina le differenze culturali, ma crea un terreno di condivisione in cui le differenze possono convivere senza essere continuamente tematizzate o trasformate in conflitto.
Il repertorio e i musicisti
Il repertorio dell’orchestra è costruito in modo da valorizzare le provenienze culturali dei ragazzi e allo stesso tempo creare una coerenza musicale d’insieme. Ci sono brani originali, arrangiamenti, musiche popolari di diverse tradizioni, e brani che mettono insieme elementi diversi.
Una parte importante del repertorio è composta da brani scritti appositamente per l’orchestra. Questi brani hanno spesso testi che parlano direttamente dei ragazzi e dell’orchestra, e questo contribuisce a rafforzare l’identità del gruppo.
È anche interessante notare come la scelta del repertorio sia sempre legata alla fattibilità: bisogna tenere conto dei livelli tecnici molto diversi, della disponibilità di strumenti, della presenza o meno di alcuni musicisti, e delle condizioni concrete di prova.
La musica d’insieme diventa quindi un luogo di mediazione: tra ciò che si vorrebbe fare e ciò che si può fare, tra l’ambizione artistica e la realtà educativa.
Il gruppo
Uno degli aspetti più interessanti del Golfo Mistico è la dimensione di gruppo. Non è un gruppo “naturale”, perché i ragazzi provengono da contesti diversi, hanno storie diverse, e non sempre si conoscono fuori dall’orchestra. Ma è un gruppo che si costruisce nel tempo grazie alla musica.
Il gruppo è anche un luogo di appartenenza: per molti ragazzi l’orchestra diventa uno spazio in cui sentirsi riconosciuti, in cui avere un ruolo, in cui essere parte di qualcosa di più grande.
È evidente che questo ha un valore educativo enorme, soprattutto in una fascia d’età in cui l’identità è in costruzione e il bisogno di appartenenza è forte.
Il gruppo è anche un luogo di regole e responsabilità: bisogna arrivare puntuali, bisogna rispettare gli altri, bisogna fare la propria parte, bisogna ascoltare.
Queste regole non sono imposte in modo autoritario, ma sono parte della pratica musicale: senza ascolto e coordinazione non si può fare musica insieme.
Questo rende la musica un mezzo potentissimo, perché la regola non è un comando esterno, ma una condizione interna al gioco musicale.
Un aspetto molto interessante è la presenza di un tutoraggio spontaneo: i ragazzi più esperti aiutano i più piccoli, e questo crea una dinamica positiva di responsabilità e di riconoscimento.
Questa dinamica è importante anche per i ragazzi più grandi: li aiuta a sentirsi utili, a non vivere la propria competenza solo come prestazione individuale, e a mantenere viva la motivazione.
Le attività didattiche
Comincerei proprio dall’attività con la quale Simone e Nicoletta solitamente fanno iniziare la prova e che spesso usano per insegnare i brani. È chiamato “il Rito”, e vorrei descriverlo brevemente perché mi è parso uno strumento potentissimo. Consiste nel danzare tutti insieme, in cerchio, un movimento composto da quattro passi, diversi e riconoscibili l’uno dall’altro. Si va quindi avanti e si torna indietro tutti insieme, rispettivamente chiudendo e riaprendo il cerchio. Su questi quattro passi, corrispondenti alle pulsazioni di un metro in 4/4 o in 12/8, ho visto fare -e ho fatto insieme a loro- tante cose: proporre pattern ritmici in body percussion o con i legni, proporre pattern ritmici o ritmico-melodici con la voce, farli proporre ai ragazzi in improvvisazione, insegnare un brano a gruppi di due o quattro battute per volta, e così via fino a cantare un brano a più voci. E tutto questo mentre ci si muove tutti insieme come un unico corpo che respira. Un’attività davvero piena di potenzialità didattiche, dalla coordinazione movimento-respiro-voce all’apprendimento del repertorio e allo sviluppo delle competenze ritmiche e tonali, e nello stesso tempo carica di significati relazionali, soprattutto in termini di riconoscimento reciproco, inclusione e appartenenza.
Da questo punto di vista sono anche molto interessanti le modalità di insegnamento dei brani.
Sono importantissime: nel Golfo Mistico infatti l’attività principale consiste nello studio del repertorio e nella musica d’insieme, e anche la didattica dello strumento e la didattica musicale hanno luogo in funzione del brano che si sta imparando.
Il brano lo si impara e lo si esegue tutti insieme, e quasi sempre ci sono ragazzi con livelli molto differenti di preparazione. È una situazione potenzialmente molto frustrante e delicata, che può sfociare in ogni momento nella demotivazione e disaffezione dei ragazzi.
A volte succede, Nicoletta e Simone non lo nascondono, però sono sempre attentissimi a quest’aspetto e ci provano costantemente. Cercano sempre di dare attenzione individuale a ciascuno, specialmente a chi ha maggiori difficoltà nell’eseguire la parte, stando comunque pronti a riprendere un’esecuzione collettiva per non rischiare che il resto del gruppo perda interesse.
Nel rapporto di insegnamento individuale danno sempre spiegazioni chiare e pazienti. Quando c’è qualcosa da migliorare (tipicamente, un errore di esecuzione o un concetto musicale non compreso) lo comunicano sempre al ragazzo, in maniera precisa e con un linguaggio alla portata dell’allievo, senza però mai smettere di essere accoglienti e comprensivi nei suoi confronti.
Una volta ho visto Simone modificare una parte “al volo”, appena si è accorto che non era ancora tecnicamente alla portata del ragazzo. Era quindi estremamente importante che il ragazzo non si sentisse avvilito dal proprio livello tecnico, ma pensasse invece di poter anche lui “dare qualcosa” alla musica.
Anche i brani del repertorio diventano strumento per favorire l’inclusione e il senso di appartenenza.
La struttura di ogni brano viene costruita in modo che tutti, anche i meno esperti, abbiano un ruolo che possa essere percepito come importante nella costruzione della musica, a volte anche momenti da solista o comunque in primo piano rispetto al resto dell’orchestra.
E i brani originali hanno sempre un testo che parla direttamente di loro: dell’orchestra e dei ragazzi.
Anche questo, nella sua semplicità, è un formidabile aiuto per il gruppo, e peraltro i testi sono simpatici e divertenti, consiglierei a tutti di ascoltarli!
Per concludere
Voglio tornare sull’aspetto collaborativo, ricordando che i ragazzi tecnicamente più avanti vengono incoraggiati ad aiutare altri che suonano lo stesso strumento: una situazione che mi è stata particolarmente evidente quando alcuni dei giovani musicisti dell’orchestra principale sono venuti alla prova del Golfetto con il solo scopo di dare una mano ai più piccini (in quell’occasione è capitato anche a me di aiutare una delle piccole musiciste a trovare le sue note sullo xilofono, ed è stato molto bello).
Proprio quest’attività di tutoraggio può essere importante anche per i ragazzi più esperti che, dopo anni e più di 50 concerti alle spalle, cominciano a perdere stimoli nella partecipazione. Si tratta di un altro importante punto di attenzione per i due insegnanti, che oltre a promuovere sempre più il tutoraggio (anche con il coinvolgimento delle famiglie), stanno lavorando su diversi fronti per mantenere alta la motivazione di questi ragazzi.
È stato creato un sottogruppo di musicisti più esperti, che possa mettersi alla prova in brani più difficili; si sperimentano forme di improvvisazione e di performance senza direttore in modo da incoraggiarne l’autonomia; si sta infine cercando un modo per agganciare alle attuali attività un po’ di tempo specificamente dedicato alla didattica musicale.
Insomma, in questa piccola orchestra multietnica e multicolore tutto è sempre in movimento, e l’augurio è che continui ad esserlo sempre!
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Pagina facebook dell’orchestra:
Video
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