Concerti per piccolissimi al museo: perché?

Progettare lezioni‑concerto 0–5 in museo: setting, accoglienza, ascolto e movimento

Il nostro Quarteto Gordon si occupa dal 2011 di concerti di canto senza parole per piccolissimi e famiglie. L’idea nasce da una più che decennale esperienza nel campo dell’educazione musicale per l’infanzia: come membri del Quarteto siamo musicisti- educatori che lavorano quotidianamente con i bambini, fin da prima della loro nascita, secondo i principi della Music Learning Theory di Edwin E. Gordon. L’esperienza, la conoscenza degli strumenti grazie ai quali è possibile costruire una relazione musicale con un gruppo di adulti e bambini in fasce e la riflessione sul valore dell’esperienza musicale, della funzione della musica nell’evoluzione umana e dei processi di conoscenza e apprendimento, ci hanno portato ad elaborare un modello di lezioni-concerto che, negli ultimi 8 anni, ha raggiunto più di 3000 famiglie sparse su due continenti, con 101 appuntamenti in Italia, Svizzera e Brasile. Bambini e genitori sono ospitati in una sala o sul palco di un teatro. Il rituale d’accoglienza, che avviene esternamente al luogo ove si svolgerà l’evento, ha l’importante funzione di permettere a grandi e piccoli di prepararsi, nel cuore e nei sensi, per un’esperienza di relazione non verbale, fatta d’ascolto, movimento fluido e non descrittivo, stupore, silenzio e condivisione. Il nostro quartetto propone, infatti, canti senza parole, esposti, in un primo momento, da una sola voce cui si aggiungono, successivamente, le altre tre. Il pubblico è seduto a terra, scalzo, e noi musicisti ci spostiamo tra i bambini e gli adulti, cercandoli con lo sguardo, raccogliendone le proposte spontanee che, normalmente, si verificano nei silenzi che seguono le esecuzioni dei brani e costruendo una relazione che, pur nella sua natura episodica, si compone di processi di accoglienza, legittimazione, riconoscimento reciproco. Da dove nasce l’idea di portare un evento di questo tipo nelle sale di un museo? La risposta, o le risposte, nascono da un’attenta osservazione e riflessione circa la natura dell’esperienza musicale. La musica è uno dei linguaggi espressivi degli esseri umani. Ha origini antichissime ed ha avuto, nel corso dell’evoluzione umana, importantissime funzioni: le più antiche di queste risalgono a centinaia di migliaia di anni fa. Sembra, infatti, che i primi ominidi abbiano perfezionato quell’abitudine ad usare il suono come forma di protezione e creazione dell’identità del branco che, probabilmente, esisteva, con forme diverse, anche fra i nostri predecessori, rappresentanti dei precedenti anelli della catena evolutiva. I gruppi di nostri progenitori hanno utilizzato il suono coordinato ed organizzato, in gruppo, come strumento di sopravvivenza ed evoluzione. Migliaia di anni passati ad organizzare i suoni, ritmicamente e melodicamente, hanno portato corpo e mente dell’Homo Sapiens ad elaborare un’attitudine musicale, vale a dire, una potenziale capacità di comprensione del modo in cui i nostri simili giocano al gioco della musica. E’ per questo motivo che la musica evoca emozioni e mette in movimento il nostro corpo: esiste una parte di noi che, istintivamente, la scopre e cerca di portarle significato ricordandosi, inconsapevolmente, della funzione importantissima che ha avuto per la nostra sopravvivenza. Le regole con cui si organizzano i suoni nel gioco della musica variano nella storia e cambiano a seconda delle culture; esiste, però, un filo conduttore che lega tutte le culture e tutti i loro comportamenti musicali nella storia: impariamo il gioco della musica grazie alla condivisione fra generazioni e grazie all’ascolto degli altri che, intorno a noi, si fanno modelli musicali per noi. Come Homo Sapiens, o Homines Sapientes, siamo esseri sociali e relazionali; sicuramente anche i nostri avi lo sono stati. Anzi: probabilmente lo sono stati anche più di noi uomini contemporanei, proprio per ragioni evolutive. Per questo motivo ognuno di noi costruisce un proprio repertorio di significati attribuiti all’esperienza musicale all’interno di relazioni: l’ascolto condiviso, le emozioni condivise, il cantare e far musica insieme costituiscono il luogo originario della musica. L’ampliamento del repertorio di significati attribuiti all’esperienza musicale grazie alla condivisione che sorge dentro una rete di relazioni, produce motivazione, amplifica il piacere, assegna importanza all’esperienza, crea affetti e mette in moto l’attitudine musicale, permettendone la trasformazione da potenziale d’apprendimento a primo nucleo di competenze musicali fondamentali. La musica, come altre arti e differentemente da altre ancora, è un linguaggio eternamente vivo e, allo stesso tempo, caduco. Quando viviamo l’esperienza musicale dell’ascolto, così come quando suoniamo o cantiamo in prima persona, la musica esiste e, subito dopo cessa di esistere, poiché i suoni si organizzano, ci toccano, e scompaiono nel tempo. Vivere l’esperienza musicale in condivisione crea una memoria affettiva nei confronti del piacere che l’esperienza stessa ha creato in noi: una memoria del corpo e della mente, in cui è presente anche chi ha ascoltato con noi, chi si è fatto musica per noi e il luogo che ci ha accolti. Questa memoria attiva i primi processi di rievocazione che ci permettono di sviluppare la capacità di rivivere l’esperienza musicale internamente: l’audiation, concetto fondamentale del pensiero di Edwin E. Gordon, nostro ispiratore e maestro, le cui idee divulghiamo in Italia grazie all’associazione Audiation Institute. Il museo, si sa, è il luogo delle Muse: conserva, espone, rende fruibili esempi della grande raffinatezza che hanno raggiunto i linguaggi espressivi umani, che generalmente chiamiamo “linguaggi dell’Arte”. Portare un’esperienza d’ascolto musicale dal vivo per piccolissimi al museo significa, in primo luogo, portare l’attenzione delle famiglie sull’importanza dello stupore condiviso come prima forma di attribuzione di significato all’esperienza artistica. Si ascolta insieme e, nello stesso luogo, ci si meraviglia, insieme, contemplando la pittura, la scultura, gli arredi e tutto ciò che contribuisce a costruire e consacrare un luogo che attiva i nostri sensi, le nostre emozioni, il nostro intelletto permettendoci di scoprire nuove cose e dotarci di nuove risorse. In secondo luogo, tale esperienza permette alla musica di essere presente nel luogo delle Arti con la dignità che essa merita: dal vivo, in quanto linguaggio umano realizzato da esseri umani nel qui ed ora; nel silenzio, per parlare al corpo, ai sensi, alla mente; nella relazione, perché, come già detto, è nella condivisione, nella voce, nei corpi e negli sguardi che essa ritrova le sue dimore originarie: i luoghi in cui i bambini, e non solo, si aspettano di trovarla. Quest’esperienza, realizzata il 5 gennaio 2019 nel salone piccolo della Galleria d’Arte Moderna, in Palazzo Pitti, a Firenze, è stata resa possibile dall’entusiasmo e dalla sensibilità del settore Didattica della Galleria degli Uffizi e dalla Direzione del Museo. In 4 sessioni musicali, rivolte a bambini da 0 a 3 e da 3 a 5 anni, abbiamo ospitato un totale di circa 110 famiglie, accolte su un tappeto rosso fra la curiosità dei tanti turisti presenti. Prima, durante e dopo l’ascolto, che ha visto piccole mani, piccoli piedi e grandi occhi e orecchie impegnati nell’esplorazione del canto di noi musicisti, le famiglie e i bambini hanno potuto fruire della bellezza di tutto quanto presente in Galleria. Cantare al Museo per i bambini contiene, oltre a quanto abbiamo già detto, anche un invito importante: al Museo, coi piccoli, non solo è possibile entrare ma è anche possibile tornare. L’emozione che la musica ci dà e che crea in noi desiderio di nuovo piacere, desiderio di ripetizione, ci guida a comprendere che ogni oggetto non è mai uguale a sé stesso: mentre cresciamo, cambiamo, ci arricchiamo di esperienza e di relazioni, esso cambia con noi, poiché, nel nostro vivere con gli altri, il nostro repertorio di significati, emozioni, competenze, cresce e ci regala la possibilità di vedere e sentire nuove cose anche di fronte a un quadro, una scultura, un brano di cui già abbiamo fatto esperienza.

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