L’inclusione sociale – Intervista a Michela Marzorati

‘Cura del desiderio’ e osservazione come strumenti d’inclusione: dalla scuola alle terapie assistite, ripensare risorse, reti e protagonismo dei bambini.

“La cosa importante non è tanto che ad ogni bambino debba essere insegnato, quanto che ad ogni bambino debba essere dato il desiderio di imparare.”

John Lubbock

Capita spesso, nel lavoro di insegnante secondo la Music Learning Theory (d’ora in avanti: MLT), di imbattersi nei cosiddetti “bambini difficili”, quelli che a lezione sembra se ne infischino di tutto quello che il resto del gruppo fa e condivide, quelli che spesso hanno un atteggiamento oppositivo rispetto alle direzioni date dall’insegnante o semplicemente fanno il contrario di tutto quello che il resto del gruppo fa, quelli che quando gli chiedi qualcosa, o canti solamente un pattern, ti rispondono con una pernacchia o si girano dall’altro lato incominciando a correre per la stanza in cerca di un compagno a cui sferrare un bel calcio volante o un destro mozzafiato, oppure quelli che passano la maggior parte del tempo a lezione in un angolo della stanza guardandoti con la coda dell’occhio e facendo finta di “essere già grandi” per quel tipo di attività.

Il mio non vuole essere un trattato sui vari tipi di “disturbi”, (parola usata spesso con troppa facilità e con la quale i nostri cuccioli vengono frettolosamente diagnosticati da occhi inesperti). Semplicemente, vuole essere il racconto di un insegnante con tanta voglia di sperimentare e di crescere, sia umanamente che professionalmente, e che si considera fortunato perché ritrova al suo fianco un team di educatrici che, animate dallo stesso desiderio, cerca di uscire da quella routine deleteria che col passare del tempo caratterizza qualsiasi professione, facendo spesso dimenticare la gioia di fare un lavoro stupendo, seppur difficile, sottovalutato e pieno di responsabilità.

Nella convinzione che “difficili” non sono i bambini ma le situazioni e le circostanze da loro vissute e che li hanno costretti a corazzarsi, per difesa, dietro ad atteggiamenti spesso scontrosi e oppositivi e a farli etichettare come “bambini difficili”, vi voglio raccontare della mia esperienza presso un asilo nido comunale in Liguria, sito nella città di Ventimiglia in provincia di Imperia: una splendida struttura con tanto verde e tanto spazio adatto all’insegnamento secondo la MLT.

Il laboratorio prende il via l’11 Gennaio, durerà 16 incontri settimanali e terminerà il 26 Aprile. Una mia abitudine è quella di chiedere di poter frequentare la struttura nei giorni precedenti l’inizio del corso, così da familiarizzare con i bimbi e le bimbe. Niente di particolare: mi limito a stare con loro durante la loro giornata. Ciò consente di farmi conoscere e di non essere un estraneo, evitando così che alla prima lezione si manifestino problemi di non conoscenza. Il mio momento preferito è quello della pappa, perché mi permette di poter osservare da vicino tutti i bambini e poter fare una prima analisi del loro comportamento.

Dopo aver spiegato alle “Tate” il mio modo di lavorare e, a grandi linee, come la MLT lavori sull’apprendimento musicale (alcune di loro conoscevano già la materia grazie a dei laboratori precedentemente svolti), ci prepariamo per la prima lezione. Da subito noto che le dimensioni della stanza in cui faremo lezione ben si adattano alla ricerca del movimento nello spazio ma, per la vicinanza con l’altra sezione e per la poca insonorizzazione acustica (le due sezioni sono divise da una porta scorrevole che non arriva completamente fino al soffitto), sarà un problema lavorare al meglio sull’ascolto e cogliere quelle piccole sfumature che sono parte integrante del percorso.

Dopo questa veloce riflessione ci accingiamo ad entrare in stanza con il primo gruppo: è un gruppo numeroso di circa 13 bambini tra i 2 e i 3 anni. Iniziamo la lezione e subito mi rendo conto che qualcosa non va; so che alcuni colleghi lavorano con gruppi numerosi costituiti da più di 12 bambini, ma per il mio modo di lavorare quel gruppo è troppo grande, così come il secondo. Non riesco a stare al passo con la lezione e soprattutto ho bisogno della collaborazione di due tate per tenerlo sotto controllo. Dunque il primo incontro, come nella maggior parte dei casi, mi serve a prendere le misure di quello che potrebbe essere il seguito del laboratorio. Lo stesso giorno, spostandomi di stanza e avendo creato dal gruppo grande due gruppi (uno dei medi e uno dei grandi), inizio il lavoro nella sezione dei piccolini 0/12 mesi. Anche qui il primo incontro, sebbene ovviamente l’ambiente sia più rilassato, serve a conoscerci. Alla fine di questa prima giornata prendo l’iniziativa per parlare con le tate di quanto successo e di cosa fare per lavorare meglio. Dietro mio suggerimento, la conclusione è stata quella di suddividere ulteriormente i gruppi dei medi e dei grandi: in totale 3 gruppi da circa 7/8 bambini ciascuno, con cui fare lezione il giovedì mattina, e ritornare successivamente anche il venerdì mattina per fare musica con i più piccoli.

Nella seconda lezione sperimentiamo quindi i gruppi ridotti e da subito noto una grande differenza nell’ascolto. Iniziano i tentavi di imitazione dei bambini nei miei confronti e così andiamo avanti per gli incontri successivi; nella sezione dei piccoli tutto si svolge regolarmente il venerdì mattina. Di solito a lezione si tende ad omogeneizzare i gruppi dividendo i bambini in modo equo in base anche al loro standard comportamentale. Ma in questo caso, preso dalla voglia di sperimentare, pur conoscendo la ricchezza che i ”bambini difficili” apportano al gruppo, chiedo alle tate se fossero d’accordo a mettere insieme tutti i bambini più movimentati, così da fare un gruppo unico con loro e vedere cosa succede. Dopo aver analizzato la situazione la mia proposta viene accettata con entusiasmo dalle educatrici che, pur riconoscendo le difficoltà della scelta, si sono lasciate coinvolgere dall’iniziativa.

Iniziamo così una nuova avventura nell’avventura, e la settimana successiva ci prepariamo ad entrare in stanza con i nuovi gruppi. Iniziamo con i bambini più “calmi” dove si nota sin da subito come l’assenza degli elementi più movimentati lasci maggior spazio all’ascolto, sia il mio che quello degli stessi bambini, e mi accorgo che anche i bambini più timidi iniziano a rispondere con più facilità. Ovviamente faccio più fatica a coinvolgere il gruppo nelle attività di movimento visto che, rispetto a prima, quasi nessun bambino si allontana dal gruppo per esplorare lo spazio. Ma piano piano riesco a coinvolgerli, anche grazie all’aiuto delle tate che iniziano ad entrare a loro volta nel vivo della lezione essendo esse stesse più rilassate rispetto all’inizio dell’attività.

Ed ecco arrivare il momento del gruppo movimentato, il momento della nostra “sfida”. Come ci si poteva aspettare il primo incontro è stato parecchio disastroso dal punto di vista dell’ascolto, ma da subito si evidenzia la forza che il movimento libero e spontaneo della guida informale ha in questo tipo di “insegnamento”. C’è un pò di confusione, qualcuno si fa i “fatti suoi” per tutta la lezione, qualcuno si scontra e qualcuno corre e basta per l’intera durata dell’incontro, ma sono fiducioso e riesco a tranquillizzare le tate. Analizzando la situazione faccio notare loro quelle sfumature che solo chi conosce la MLT può cogliere, e penso agli sguardi, ai respiri dei bambini prima di imitare un pattern o di fare un salto, o semplicemente a come un semplice urlo possa diventare musica.

Nella sezione dei piccolini tutto scorre tranquillo come in un’altra dimensione, i bambini sono sempre più abituati alla mia presenza e si inizia a instaurare una forte relazione affettiva con loro – parte fondamentale di questo lavoro – che fa sì che le risposte inizino a fioccare. Il corso va avanti settimana dopo settimana e le cose vanno sempre meglio: nei due gruppi dei “calmi” i tentativi di imitazione del movimento sono sempre più spontanei e precisi, alcuni bambini iniziano a provare a mantenere l’ostinato ritmico e le risposte ai pattern sono sempre più accurate. Anche il gruppo dei “movimentati” inizia a dare i suoi frutti ed i bambini, ormai completamente entrati in relazione con me, cominciano a fare più attenzione ai silenzi ed all’ascolto lasciando spazio ad un concerto di “pam pam” intenzionali sempre più accurati, mentre dal punto di vista del movimento sembra che siano in simbiosi con me, i loro sguardi sono sempre più attenti ed il gruppo si muove in stanza come una cosa sola. Anche chi rispondeva solo col movimento comincia ad essere più sicuro e sereno così da far sentire la sua vocina all’interno della stanza, e la cosa più strana è stata notare la meraviglia negli sguardi dei bambini stessi nel sentire quel “pam pam” venire fuori proprio dalla bocca di quei bambini che, di solito, erano più restii a rilasciarli. I piccolini intanto iniziano a dare qualche risposta intenzionale così da poter passare dai pattern di acculturazione a quelli di imitazione, sia nel canto ritmico che nel tonale. Nel frattempo le tate sono sempre più dentro alla lezione ed il loro contributo, sia vocale che corporeo, è sempre più importante, preciso e attento.

Il corso va avanti fino all’ultima lezione con bambini e bambine che non vedono l’ora di entrare in stanza a fare musica; alcuni hanno imparato la canzone di inizio e di fine lezione, alcuni ancora faticano a dare delle risposte all’interno della stanza ma appena usciti fuori iniziano il loro concerto fatto di “pam pam” e “bum bum cià”.

Con alcuni si è passato già a pattern di difficoltà superiore, considerando l’accuratezza delle risposte tonali, mentre nel ritmico ci si sbizzarrisce con i pattern di imitazione, anche qui sempre più accurati. Come spesso accade alcuni sembrano non interessarsi più al tipo di attività svolta, allontanandosi dal gruppo durante le canzoni ed avvicinandosi solo nei momenti di loro interesse, come l’utilizzo dei foulard o il saltello a piè pari. Nella stanza dei più piccoli invece il concerto di “pam pam” inizia a prendere forma ed i tentativi di imitazione corporea iniziano anch’essi e prendono il via sempre di più.

Per concludere, il corso presso “Il Girasole” è stato interessantissimo dal punto di vista didattico, sia per la varietà dei bambini presenti nella struttura, sia per le scelte didattiche prese da me e dalle tate, che si sono rivelate “giuste” ed efficaci. Tutto questo ha notevolmente contribuito alla mia crescita sia professionale che come uomo e studioso di questo mondo fantastico che è la MLT. Con una velo di tristezza lascio la struttura per l’ultima volta, sperando di rivedere presto quegli occhietti curiosi e attenti. Un grazie di cuore a tutte le educatrici per la loro attenzione e disponibilità al dialogo, ed a tutto il personale della struttura per la splendida accoglienza. E grazie di cuore ad Audiation Institute per lo splendido lavoro che svolge, sia di formazione che di divulgazione della MLT, e un grazie speciale ai redattori della rivista!

PS: Anche io ero, e forse lo sono ancora, un “bambino difficile”.

Argomenti

Contattaci

Saremo felici di risponderti