Arrivano gli alieni.
E arriva il nuovo disco di Stefano Bollani che, con ironia e varietà, torna ad allietarci con la sua musica e il suo umorismo.
Il CD, quasi interamente composto da musica strumentale improvvisata in sede di registrazione, mescola pezzi nuovi a grandi classici rivisitati in chiave jazz.
- Autore: Stefano Bollani
- Titolo: Arrivano gli alieni
- Casa discografica: Universal Music LLC 2015
- Prezzo: €18,99
Ma non solo. Bollani pesca dal repertorio sud americano – con l’immancabile “Aquarela do Brasil” di Barroso, “El gato” dell’argentino Aguirre, “A vida tem sempre razão” di Vinìcius De Moraes e Toquinho – spaziando da evergreen italiani – come “Quando quando quando” dal sapore brasiliano ma, di fatto, di origine italiana (l’autore è Alberto Testa, alias Tony Renis) – all’intramontabile “Matilda” del giamaicano Harry Belafonte. ll tutto, ovviamente, reinterpretato in una chiave completamente originale a partire, soprattutto, dallo strumento utilizzato. Bollani infatti accantona – anche se non completamente – l’amatissimo pianoforte classico per riscoprire nuove sonorità timbriche con una versione di certo più stravagante: il Fender Rhodes. Questo pianoforte elettrico, in voga soprattutto tra gli anni settanta e ottanta, ma che ha attraversato la storia del jazz oltre che del pop e del rock, in questo disco diventa protagonista e riacquista una sua voce grazie all’estro e all’indiscussa bravura di questo grande pianista (prima ancora che jazzista) che si diverte a reinventare e a inventare brani strumentali e canzoni con passione e originalità. “Arrivano gli alieni” raccoglie cose diverse all’insegna dell’ironia e del divertimento. Ma anche della fantascienza. Sì, perché, come il titolo suggerisce, gli alieni arrivano, arriveranno. Ed è ora che qualcuno ne parli, spiega Bollani. Partendo da una delle sue passioni e dalla lettura di libri di Mauro Biglino e Anne Givaudan, ci parla di extraterrestri che ci guardano e ci giudicano e vogliono vedere cosa stiamo facendo. Alieni che non sono né buoni né cattivi. E che quando arriveranno avranno certamente qualcosa da dirci. E più che parlare, noi terrestri, faremmo bene ad ascoltarli. Perché gli alieni, di per sé, vengono in pace. Non fanno paura. Quello che fa paura è il microchip, sono le nuove tecnologie: è la volontà di controllare tutto che, come in un romanzo di fantascienza, appunto, ci porta alla creazione di microchip sottocutanei che ci permettono di monitorare e proteggere meglio i nostri figli. Ecco allora che Bollani canta, si mette in gioco (dopo anni di parodie dei grandi cantautori) e scrive testo e musica di tre canzoni. Ispirandosi, ahinoi, alla realtà più che a qualcosa di avvenieristico, al presente più che al futuro – ma musicalmente guardando al passato, dai Beatles a Jobim, da Chico Buarque al grande cantautorato italiano di Carosone, Jannacci, Gaber e De André – mescola e sovraincide pianoforte classico ed elettrico con spirito e intelligenza, inquadrando, come in una fotografia, l’attimo in cui questo disco ha preso forma.
Un ascolto consigliato a tutte le età.