Dati pubblicazione
- Autore: Giancarlo Schiaffini
- Titolo: Tragicommedia dell’ascolto
- Collana: Rumori
- Codice ISBN: 978-8898599134
- Editore: Auditorium 2015
- Pagine: 130
- Prezzo: €15.00
Un titolo ironico ispirato al sottotitolo dell’opera “Prometeo” di Luigi Nono per un saggio che propone con leggerezza e competenza alcune problematiche relative all’ascolto. Quali sono i parametri per definire un brano bello o brutto? Ma la musica che vuol dire? quali sono i meccanismi dell’atto dell’ascolto? A rispondere a queste domande attraverso una riflessione storica e sociale tutt’altro che banale, arricchita di importanti citazioni, è un professionista esperto e curioso: Giancarlo Schiaffini, compositore, trombonista e tubista attivo nel campo della musica contemporanea e del jazz oltre che laureato in fisica. Come ci indica lo stesso autore nell’introduzione non siamo di fronte ad una guida all’ascolto bensì ad una riflessione sull’ascoltare, sul percorso della musica verso e dentro l’ascoltatore.
Il primo degli otto capitoli espone l’analisi dell’ambiente sonoro attuale e la sua evoluzione per evidenziare il progressivo deterioramento non solo delle capacità uditive generali ma anche della qualità dell’ascolto: il mascheramento e l’utilizzo di un vocabolario volutamente limitato (sempre più accettato come unico) pone i presupposti per una fruizione musicale scarna e diffidente.
La nostra capacità di ascoltare i suoni, di identificarli, apprezzarli, goderli e poi rievocarli in memoria oppure cercare di riprodurli, magari cantando una melodia o imitando un ritmo con le mani, in una sorta di azione mimica nel confronto con la musica che ascoltiamo, è una caratteristica fondamentale nel processo dell’ascolto musicale. Questa nostra competenza varia certamente da un individuo all’altro; c’è una parte legata a un talento naturale, ma molto si deve anche alla preparazione culturale e individuale e alla frequentazione cosciente di eventi musicali.
In queste parole è racchiuso tutto il senso del lavoro dello Schiaffini. La musica comunica essenzialmente sè stessa e i suoi contenuti non possono che essere puramente musicali, nondimeno la musica si configura come bisogno espressivo che non pretende una comprensione ma una convibrazione.
L’autore pone l’accento sull’opportunità di un’educazione musicale che sia consapevole dell’eurocentrismo e della museificazione della musica: il lungo processo che ha portato ad etichettare e quindi a discriminare i vari generi musicali occidentali e non, sottolinea una paura dell’ignoto e del diverso con la conseguente ricerca di rassicurazioni in un rapporto con la musica che è così diventato consolatorio escludendo inoltre la possibilità di aprirsi al dialogo e alla curiosità. Laddove il presupposto di ogni dialogo autentico si fonda sulla capacità di ascoltare e quindi di fare silenzio, vediamo come anche il silenzio diventi mal tollerato perché additato come privazione, deficit. Altri aspetti su cui l’autore si sofferma sono il mezzo e il contesto in cui la musica viene fruita perché nelle varie possibilità l’ascolto può assumere caratteristiche completamente diverse più o meno positive. Un ascolto “meccanico” e casalingo sarà tendenzialmente privato di senso sociale e significati relazionali necessari per suscitare l’interesse per l’ascolto stesso cosa che non succede nella fruizione consapevole, voluta e condivisa. Ascoltare ad occhi chiusi come suggerito da Scelsi o ad occhi aperti come invece ci propone Strawinsky? Lo Schiaffini valuta le due proposte ritenendo che un brano pensato con una certa intenzione, per esempio di essere esclusivamente ascoltato, in realtà può essere reinventato dall’ascoltatore con atteggiamenti anche molto discostanti dall’idea del compositore. Quindi l’autore non ha dubbi, la musica si percepisce non solo attraverso l’orecchio e perciò ben venga che l’ascolto, cioè la comunicazione della musica, possa avvenire attraverso canali principali e secondari a discrezione dell’ascoltatore. Nell’ultimo capitolo vengono descritti i meccanismi e le reazioni che abbiamo durante l’ascolto e vengono considerati gli elementi fondamentali della musica che sono alla base del nostro imprinting (il timbro, il ritmo, il tempo, la melodia, l’armonia). Il lettore ha a questo punto acquisito tutti gli elementi per rispondere alle domande che ci eravamo posti all’inizio, l’esito finale del nostro ascoltare è la combinazione degli effetti che il suono ha su di noi, della nostra cultura e quindi del nostro background musicale e del contesto in cui avviene, ma in definitiva la musica vive grazie al nostro agire ascoltando.