Sardegna.
Una terra antica di origine vulcanica, che conserva in sé la memoria di ere passate ma impresse in maniera indelebile.
È fiera, non la si può costringere a parlare. La si può ascoltare.
Per poterlo fare occorre una sensibilità e un’attenzione particolare verso la materia che la compone, una sensibilità come quella che aveva Pinuccio Sciola, una delle figure più importanti dell’arte sarda ed internazionale contemporanea, che negli anni Settanta trasformò il suo paese, San Sperate, in un “Paese Museo” con i Murales (dipinti sui muri) e con le sue sculture poste nelle piazze principali, che fecero di questo piccolo centro abitato poco distante da Cagliari un vero e proprio museo a cielo aperto.
Sciola è riuscito non solo ad adornare la sua terra con queste creazioni artistiche, ma ha saputo mettersi in ascolto e capire ciò che la Sardegna, attraverso la pietra, ha da dire.
“Entrare dentro una pietra, ascoltare il silenzio: credo sia un’emozione forte come ascoltare i suoni delle pietre”.
Così diceva l’artista, distruggendo lo stereotipo della pietra dura, rigida, muta e senz’anima.
Entrando nel Giardino Sonoro di Sciola infatti, tutto si può dire, tranne che la pietra non abbia un’anima. Già muovendo i primi passi tra le sculture megalitiche sorge spontaneo il desiderio di rimanere in rispettoso silenzio, come se ci si trovasse in un luogo sacro e inviolabile.
Il Giardino si trova in campagna, si sente il fruscio del vento tra le foglie degli alberi intorno, i cinguettii degli uccelli, i passi dei visitatori sulla terra nuda. A momenti arrivano dei suoni, quasi degli echi lontani, che si sposano alla perfezione con il contorno musicale della natura circostante.
Questi suoni ancestrali vengono dalla pietra, che una volta accarezzata vibra. Basta sfiorarla con le dita e questa risuona in tutto il giardino.
Dal punto di vista musicale e fisico è risaputo che tutti i suoni nascono da una vibrazione. Sembra impossibile che la pietra possa vibrare, eppure, attraverso i particolari tagli realizzati da Pinuccio appare evidente una proprietà di questa materia che ha stupito numerosi architetti e studiosi: l’elasticità. È proprio questo che rende viva la pietra: la capacità di vibrare e quindi di esprimere con la sua stessa voce ciò che custodisce da anni.
La cosa interessante è scoprire che la vibrazione non termina nel momento in cui le mani si staccano dalla pietra, ma si estende e continua nel nostro corpo che continua a vibrare, lasciando l’ascoltatore solo con la sua audiation, fuori dal tempo e dallo spazio.
Suoni nuovi, ma che appaiono familiari a chi li ascolta. L’artista spiegava così questa sensazione:
“la pietra, quale elemento primo del nostro pianeta, convive naturalmente con gli elementi primari:
- fuoco, molta della pietra che ci sostiene nasce dai vulcani;
- acqua, l’elemento primo per la vita;
- luce, perché nella trasparenza, dove entra il sole, con la sua luminosità ci fa vedere le meraviglie di questo mondo”
La pietra si fa quindi custode e portatrice delle memorie delle ere geologiche passate, che vengono rivelate dal suono che emette quando vibra: il suono melodioso, liquido e cristallino che ci riporta alla mente le profondità marine, è dato dalle pietre calcaree (rocce bianche composte da un’alta percentuale di acqua fossilizzata). Il suono profondo, di terra è invece dato dal basalto, che conserva in sé la memoria del fuoco, essendo essa una pietra vulcanica.
Musicalmente il suono della pietra rappresenta una nuova frontiera, ancora sconosciuta. Al momento diversi musicisti come Andrea Granitzio si dedicano allo studio di questo “strumento alternativo”, trovando in questi particolari timbri dei nuovi spunti compositivi, per riuscire ad esprimere un qualcosa che fino ad oggi è forse rimasto inesprimibile.
“Ho trovato il modo di dare ad una materia apparentemente muta un suono, il suo suono.
Sono convinto che se l’uomo riuscirà ad instaurare un rapporto emotivo con l’Arte, in questo caso con la Pietra interprete, potrà costruire una relazione nuova e non strumentale con la Natura”. (Pinuccio Sciola)