Nel 2005 David Foster Wallace si rivolgeva ai laureati del Kenyon College, conosciuto negli Stati Uniti come “The Writers College”, con un discorso di congratulazioni poi divenuto famoso con il titolo This is water1. Ai suoi privilegiatissimi ascoltatori lo scrittore racconta il vero valore dell’educazione superiore, quella umanistica in particolare, facendola coincidere con la capacità di scegliere cosa pensare. Il discorso di Wallace è etico e politico ed è un’esortazione a saper riconoscere criticamente la “configurazione di base” che il sistema capitalistico ha pensato per la vita dei suoi consumatori convincendoli che coincidesse con il “mondo reale”. Si tratta per Wallace di una configurazione che lavora per ottenere una vita confortevole, prosperosa e rispettabile ma in completa solitudine, alienati dal proprio istinto vitale e schiavi della propria mente, tarata su tale configurazione e perciò preda di paura, rabbia, frustrazione e desideri mal appagati. Le parole sono forti:
Cosa c’entra tutto questo con l’educazione musicale e le riflessioni che intorno ad essa la nostra rivista è abituata a condurre?
Il mondo contemporaneo è un complesso sistema di equilibri politici, economici, di interessi tra loro intrecciati e conflittuali allo stesso tempo, manifesti e nascosti insieme. Questi giorni ce lo stanno gridando.
I sistemi di istruzione e di educazione formano i cittadini e le cittadine dei paesi che in questo complesso sistema di equilibri sono coinvolti. Non sono neutri dunque, ma portatori della cultura funzionale al mantenimento di tale sistema. Ogni discorso sull’istruzione, la formazione, l’educazione non può dunque prescindere da questo contesto, pena la naïveté.
Certamente il contesto è imponente ma è nostra responsabilità imparare pian piano a conoscerlo e capire in quale misura influenza i campi che ci sono cari, quello dell’espressione e dell’educazione musicale e artistica. Capire il contesto può aiutarci a rinnovare il nostro sguardo e renderlo più acuto, può rafforzare, arricchire e raffinare i nostri strumenti e può aiutarci a ridefinire e rinsaldare antichi e nuovi obiettivi. Questo nuovo piccolo numero nasce dall’esigenza di andare alla radice delle cose e ripensarle con un respiro più ampio, per rigenerare le nostre azioni e ispirarle.
Abbiamo chiesto a Maria Grazia Cecchini, responsabile Area Educazione della Fondazione Claudio Naranjo, di condividere con noi una riflessione sul contesto sociale, economico e politico che influenza il mondo dell’educazione e di mettere a fuoco i motori del possibile cambiamento.
Abbiamo chiesto all’intero gruppo formatrici e formatori di Audiation Institute – Silvia Biferale, Arnolfo Borsacchi, Federica Braga, Cristina Fabarro, Monica Martini e Regula Schwarzenbach – di riflettere sulla formazione di chi, a vario titolo e in diversi contesti, insegna musica per provare a definire tale insegnamento e di conseguenza capire che profilo debba avere chi se ne fa carico. Questo per comprendere quali siano le necessità di chi apprende e come soddisfarle.
Con questo articolo desideriamo portare un contributo al dibattito nazionale intorno all’educazione musicale portato avanti da realtà come il Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti, il Forum nazionale per l’educazione musicale e il Tavolo Permanente Musica 0-6 e offrire la prospettiva che in tanti anni di formazione, esperienza e sperimentazione attorno alla teoria dell’apprendimento musicale di E. Gordon si è consolidata in seno ad Audiation Institute.
In entrambi gli articoli appena citati emerge fortemente il valore della relazione, sia sul piano interpersonale che educativo, come motore di una presa in carico significativa che dà forma e senso alla trasmissione di valori, sapere e capace di trasformarsi in azione.
Le relazioni sono al centro anche dell’esperienza di Albert Hera e del suo racconto – che ci parla di equilibri, scambi e trasformazione nella e attraverso la musica – così come del contributo di Maria Pia Molinari sul dialogo musicale come modalità di relazione di educazione-apprendimento.
In questo numero inauguriamo inoltre una nuova rubrica a cura di Maria Pia Molinari e Erica Volta: Buone Pratiche. Sarà un viaggio per condividere le esperienze felici di educazione e insegnamento musicale, esperienze che desideriamo valorizzare perché non nascono dall’estro individuale o estemporaneamente, ma che vengono costruite con pazienza attorno alle necessità di chi apprende mettendo insieme competenze, studio e un tessuto collaborativo virtuoso tra persone, enti, scuole e territorio, che arricchisce e favorisce il clima in cui si impara (e si lavora!), dunque l’apprendimento stesso.
Con grande emozione scrivo queste righe perché dopo molti anni di brillante direzione, Isabella Davanzo lascia a me il timone della rivista.
Mi impegnerò perché questo continui ad essere un luogo aperto di scambio di saperi ed esperienze e diventi un punto di riferimento per la comunità dell’educazione e dell’insegnamento musicale. Noi della redazione desideriamo nutrire le prospettive, le conoscenze e gli strumenti della comunità per renderla sempre più consapevole del contesto in cui si trova ad operare, lucida negli obiettivi, chiara nelle scelte teoriche di riferimento, gioiosa e soddisfatta nella pratica educativa.
Note
- In italiano Questa è l’acqua, Einaudi, Torino, 2017. ↩
