Come si propongono e si realizzano le buone pratiche educative in ambito musicale nelle nostre scuole?

Rubrica Buone Pratiche: criteri, difficoltà post-pandemia e primo caso (L’Albero Azzurro, Siracusa).

Quale spazio ha l’educazione musicale nei vari gradi delle nostre scuole?

Parliamo di “spazio” e non di “ruolo”, perché in questa rubrica, quello che vorremmo proporvi è una panoramica di quello che esiste nelle nostre scuole e che parte dallo studio, dalla passione, dalla programmazione e da una scelta specifica di singoli insegnanti o di intere scuole.

Partire da quello che esiste, raccontarlo in ogni sua parte per avere una fotografia di quali “buone pratiche” esistano nel nostro Paese (e non solo). Da qui cominceremo una riflessione che porti a scoprire necessità, come: la promozione di nuove idee, l’incentivare una formazione atta non a rendere ogni pratica uguale a sé stessa, ma a permettere a un numero sempre maggiore di insegnanti ed educatori di avere strumenti idonei a costruire la propria “buona pratica”.

Una piccola precisazione prima di entrare nel merito del nostro primo incontro, con cui inaugureremo la rubrica.

Parlare di “buone pratiche”, non fa leva su uno sguardo giudicante nei confronti di quello che andremo a raccontare; semplicemente ci permette di fissare alcuni “capisaldi” nel creare una cornice di riferimento in cui muoverci nella ricerca di suddette pratiche. Non tutto è buono e non tutto purtroppo è pratico.

Quindi sceglieremo di raccontare non solo esperienze che nascono da un interesse manifesto o dalla creatività di educatori ed insegnanti, ma ci focalizzeremo su esperienze che partono da uno studio delle necessità degli allievi, da una formazione, da una preparazione sull’argomento musicale, che dia modo a chi le propone di farlo con cognizione di causa e non a mero scopo di “intrattenimento” di bambini o ragazzi. Questo per noi è fondamentale, per tenere sempre a mente che il punto di partenza di ogni “buona pratica” è la preparazione. Che permette a ogni persona che partecipa al progetto di sapere quali sono gli obiettivi e gli strumenti per raggiungerli.

L’ultimo aspetto su cui piacerebbe porre l’accento prima di dare il la alle danze, è fare luce su quanto sia stato difficoltoso in questi ultimi anni lavorare come esperti esterni di musica nelle scuole, di ogni ordine e grado. Nel cercare materiale per questa rubrica e nel contattare colleghi su tutto il territorio nazionale, la prima cosa che ci ha colpite è stata la grande preoccupazione per la mancanza di spazio che ciascuno percepisce e vive nell’impossibilità di fare attività a scuola.

La presenza di un esperto esterno ai primordi dell’esercizio di una pratica è rassicurante e sostiene nella ricerca che ogni educatore ed insegnante fa delle proprie modalità di gestione. Venendo a mancare questo passaggio negli ultimi due anni, data la situazione pandemica globale, sicuramente ci troviamo in un periodo di difficoltà grande che colpisce sia i colleghi che le persone che avrebbero desiderio di attivarsi nella proposta di “buone pratiche”.

Da qui la nostra premura nel cercare di sostenere colleghi, insegnanti ed educatori, portando esempi e raccontando storie, proposte, in modo da ampliare sempre più la nostra rete di idee creative, per promuovere un modo nuovo e “buono” di fare musica nella Scuola.

La prima esperienza che vogliamo condividere in questo spazio è quella dell’“Albero Azzurro” di Siracusa. L’Albero Azzurro è un nido e asilo privato, di impostazione montessoriana, impegnato da diversi anni in un programma educativo ricco e variegato, in cui l’educazione musicale di stampo montessoriano è in costante dialogo con le pratiche educative musicali che seguono i principi della Music Learning Theory

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L’Albero Azzurro, infatti, è una struttura accreditata Audiation Institute, dove l’educazione musicale secondo i principi della MLT rientra nell’offerta educativa del nido e si configura come servizio aggiuntivo offerto ai bambini ed alle famiglie dell’asilo. Da quattro anni, la struttura ha inoltre iniziato il percorso Montessori e ospita anche regolarmente attività di Philosophy for Children

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L’attività di educazione musicale si è sviluppata nel tempo, grazie alla collaborazione con Raffaella Szamkò, insegnante Audiation Institute; all’inizio si è trattato di fare solo attività pomeridiane con mamme e bambini in piccoli gruppi, poi man mano si è estesa anche alle sezioni dell’infanzia, dove i piccoli possono ormai stare da soli. Dopo le prime esperienze, è arrivata la decisione della direttrice di includere l’educazione musicale come elemento stabile del programma didattico.

Al nido, è particolarmente evidente la reazione dei bambini, che, in piccoli gruppi accompagnati dalle educatrici, vengono portati nella stanza di musica. L’attesa nei piccoli, infatti, cresce immediatamente, ben consapevoli che da lì a poco potranno fare

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. La partecipazione dei bambini è alta, creata e sostenuta anche grazie ai piccoli rituali che accompagnano la lezione di musica, dal mettere i calzini antiscivolo, all’andare nella stanza preposta – vuota, con l’educatrice che canta loro una canzone

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Un passaggio, a nostro avviso particolarmente importante, che le maestre hanno sottolineato a più riprese durante la nostra intervista, è stata come le lezioni di educazione musicale, che poi le insegnanti ed educatrici stesse riprendono durante la settimana, siano fondamentali per supportare il bambino nell’interiorizzazione delle regole. Lo stesso silenzio, di cui i piccoli imparano presto l’importanza come musica esso stesso, viene vissuto positivamente.

Anche durante il lockdown della primavera del 2020, dicono le maestre, l’educazione musicale è stata fondamentale come strumento di contatto con i bambini. Il riscontro della proposta di continuare il

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, seppur a distanza, è stato positivo perché i bambini continuavano, a casa, a mettere in atto quelle modalità di ascolto libero, in movimento fluido, che avevano imparato a scuola.

È servito, in qualche modo, anche per rinforzare la comprensione delle famiglie di cosa sia e del perché sia tanto importante proprio l’educazione musicale, nell’offerta formativa della struttura. I genitori hanno potuto capire, provare loro stessi, cosa si facesse in aula durante le lezioni, perché e come l’uso di un foulard centrasse con l’apprendimento di un canto.

Come dicevamo all’inizio dell’articolo, l’Albero Azzurro è una struttura Montessori e dunque l’educazione musicale ha un ruolo davvero centrale nelle proposte educative, servendo, per esempio, anche all’acquisizione delle lingue straniere, lavorando sul ritmo e sulla prosodia delle stesse. I bambini, inoltre, hanno sempre a disposizione gli strumenti musicali, a cui possono accedere facilmente.

Per ogni lingua straniera appresa, hanno a disposizione la “La scatola della canzone”, in cui ritrovare gli oggetti di cui i bambini cantano nella lingua straniera da apprendere, creando una reale corrispondenza fra ciò che il bambino sente, ciò che vede e ciò che può toccare e manipolare. In questo modo l’educazione musicale, formalizzata con la music learning theory, si innesta nelle routine dei bambini, già ricche di musica, manipolazione di oggetti sonori e attenzione all’ascolto.

Le maestre con cui parliamo ci raccontano di come hanno approcciato loro stesse il mondo della music learning theory ed è stata l’emozione provata, nell’immergersi in questo modo di stare nella musica a convincerle della bontà della proposta: “Alcuni canti ed alcune tonalità ti fanno riflettere”, dice la maestra Mela, “Noi prepariamo gli adulti del domani ed è importante capire cosa ci mettiamo dentro. Il

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sviluppa l’emozione in tutti i nostri sensi, l’amore per la bellezza e per il dettaglio, che sono le cose che faranno la differenza nella loro vita. L’amore per il dettaglio e l’eleganza”.

Fare in modo che ad una cosa bella non corrisponda un potere d’acquisto ma una risorsa interna, ci dicono ancora le maestre, questo deve essere al cuore dell’approccio educativo e la music learning theory rende evidente questo aspetto.

“Un adulto educato alla bellezza”.

Con queste bellissime parole delle maestre dell’Albero Azzurro di Siracusa, che ancora ringraziamo per l’ospitalità che ci hanno concesso, chiudiamo questa rubrica, dandovi appuntamento al prossimo numero della Rivista. Noi non smetteremo di cercare buone pratiche da raccontare, convinte che – soprattutto in questo momento di difficoltà – sia particolarmente importante dare voce a tutti gli educatori ed insegnanti che fanno delle buone pratiche di educazione musicale il loro stendardo. Scriveteci, raccontateci le vostre esperienze, creiamo insieme una riflessione sul ruolo della musica, del bello, dell’eleganza, ma anche del gioco, della presenza, del corpo che apprende, per la nostra formazione, come esseri umani.

Vi aspettiamo, Mapi & Erica

www.alberoazzurrosiracusa.it


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