Un primo merito, e non certo l’unico, del convegno “Le forme del silenzio. Trame infinite tra ascolto e apprendimento musicale”, tenutosi a Milano, presso la sala del Grechetto della biblioteca Sormani di Milano il 4 ottobre scorso, è stato certamente quello di aver citato con la dovuta discrezione John Cage.
Il convegno, organizzato in collaborazione tra Audiation Institute e la Scuola Musicale di Milano, sembra essere stato concepito come un continuo e reciproco, quanto inevitabile, dialogo tra pedagogia musicale e analisi storico-musicologiche del concetto di “silenzio”.
Aperto con l’intervento di Donatella Savio (pedagogista presso l’Università degli studi di Pavia), che ha efficacemente inquadrato il tema in termini generali e delimitato l’ambito di discussione sul versante psico-pedagogico, ponendo l’attenzione sul valore e sul significato che il silenzio ha all’interno della relazione educativa; ha trovato poi una naturale sponda nell’intervento di Arnolfo Borsacchi (musicista e formatore Audiation Institute) e in alcuni concetti della Music Learning Theory da lui illustrata. Attraverso il concetto gordoniano di “silenzio” e l’intimo rapporto che lo lega al concetto di Audiation ci conduce alla suggestiva intuizione di silenzio come “spazio del desiderio”, in cui la musica prende forma a prescindere dalla sua effettiva presenza fisica.
Il versante pedagogico del convegno si arricchisce degli spunti esperienziali forniti da Sonia Peana (musicista e insegnante), Giulia Cremaschi Trovesi (caposcuola della Musicoterapia Umanista), Carlo Delfrati (responsabile dell’Area Didattica e Divulgazione dell’Accademia Teatro alla Scala) e trova una sintesi tra esperienza e teoria nella relazione di Silvia Biferale (terapeuta del respiro e della voce, formatrice Audiation Institute), che individua nel corpo lo strumento attraverso il quale si mantiene “vivo” il silenzio. Un silenzio relazionale, scevro da ansie, inteso come assenza ma non vuoto.
Si è precedentemente citato il continuo dialogo con l’altro versante del convegno, quello più musicologico o storico del concetto di “silenzio.” Esemplificativo da questo punto di vista l’intervento di Sonia Peana che con l’aiuto di alcuni ascolti affronta il concetto di silenzio nel jazz.
Le fanno eco Giorgio Colombo Taccani (compositore), con una panoramica sul silenzio nella musica del ‘900 dall’espressionismo in poi, ed Emanuele Ferrari (docente di Musica e Didattica della musica all’Università di Milano-Bicocca), con un interessante analisi, focalizzata sul silenzio, del secondo movimento del “Concerto per pianoforte e orchestra n.3 op.37” di Beethoven.
Il convegno ha chiaramente raggiunto l’obiettivo di avviare una proficua discussione sui temi dell’educazione musicale con il pregio di un approccio dialogico tra le diverse impostazioni pedagogiche e le differenti discipline coinvolte. Il tema non è certo esaurito, molto vi è ancora da aggiungere e altri temi si impongono alla riflessione. La strada, però, sembra quella giusta.