Apprendimento informale e non lineare I tempi personali del bambino

Quando ho iniziato a insegnare secondo i principi della Music Learning Theory, una teoria dell’apprendimento musicale elaborata dal Professore Edwin E. Gordon, avevo in mente tutte le possibili situazioni riguardo al percorso di sviluppo dell’audiation preparatoria, ovvero la capacità di

«sentire e comprendere musica durante le vocalizzazioni musicali come una preparazione per realizzare l’audiation1 vera e propria»2.

Una cosa però è studiare e imparare i principi di una teoria, tutt’altra è metterli in pratica, potendo toccare con mano la loro efficacia e sperimentare l’importanza dell’esperienza diretta. Se poi consideriamo che avevo una brevissima esperienza di insegnamento strumentale, che non contemplava i bambini in età prescolare, l’adottare i principi della MLT nella didattica si è rivelata una novità ricca di sorprese. In particolar modo ho avuto il piacere di constatare quanti degli insegnamenti ricevuti al corso di formazione, trovassero riscontro durante le lezioni con i bambini.

Gabriele

Ricordo bene la prima volta che ho osservato alcuni aspetti che erano stati spiegati al corso: era la mia prima lezione in un asilo nido con un gruppo di bambini tra gli otto e i quattordici mesi. Tra questi c’era Gabriele3, che aveva trascorso i primi due mesi del corso seduto in disparte, non partecipando quindi alle attività motorie. Pur sapendo che i bambini possiedono una sorprendente capacità di ascolto, non avevo la certezza che questo bambino stesse effettivamente ascoltando i vari canti senza parole che eseguivo durante la lezione, e che stesse rielaborando gli stimoli musicali che gli proponevo, poiché ancora non ne avevo esperienza diretta.

Dopo due mesi di corso, alcuni dei bambini avevano imparato a imitare il mio poggiare le mani sul pavimento al suono della cadenza dominante-tonica, emessa dalla mia voce alla fine di un canto tonale, quando durante una lezione all’improvviso Gabriele si alzò e, sedendosi tra noi, compì lo stesso gesto. Ne rimasi stupito. Il fatto che si fosse alzato e fosse venuto a sedersi tra noi per partecipare attivamente alla lezione, compiendo quel movimento che avevo fatto decine e decine di volte, mi mostrava l’applicazione pratica della guida informale: durante la prima infanzia, infatti, ogni bambino possiede interiormente dei propri tempi personali per l’apprendimento delle varie competenze, e pertanto durante le lezioni non viene spinto a compiere gesti o a partecipare, ma solo stimolato all’osservazione e all’ascolto, così che possa partecipare liberamente con il movimento e con il canto, quando si sente pronto, senza alcuna costrizione. Per settimane Gabriele aveva ascoltato e osservato me, l’educatrice e i suoi compagni, e quel giorno decise liberamente di partecipare alla lezione con noi, confermandomi che in età prescolare il programma è nel bambino, il quale ascolta e riflette su ciò che ha udito, fino a sentirsi pronto ad emettere un suono o a muoversi ritmicamente, e da quel momento in poi lo si porta avanti in maniera naturale e senza costrizioni verso il consolidamento delle competenze acquisite con l’ascolto e verso l’apprendimento di nuove.

Molto interessante è stato osservare alcuni passaggi specifici dell’audiation preparatoria, come il passaggio dalle risposte intenzionali alla perdita dell’egocentrismo, circostanza in cui il bambino incomincia a passare dal tipo di acculturazione a quella di imitazione; la non linearità del processo d’apprendimento delle relative competenze da parte del bambino; il rispetto dei tempi del bambino, come persona prima che come piccolo allievo. Tutti aspetti che solo con l’esperienza didattica si imparano a riconoscere e gestire sempre meglio.

Adele

Da pochi mesi ho iniziato un nuovo corso in un asilo nido con un gruppo di bambini della fascia 2-3 anni, e tra questi c’è una bambina, Adele, molto diffidente nei confronti delle persone che non conosce. Dopo le prime tre lezioni, durante le quali era stato necessario un periodo di ambientamento facendole osservare la lezione da fuori la stanza, alla quarta lezione l’educatrice l’ha fatta entrare con il resto del gruppo. Nel corso della lezione ho notato subito che Adele si muoveva a flusso continuo, imitando piuttosto bene me e l’educatrice; poi, durante un’attività con un canto minore per poter lavorare sui pattern tonali di acculturazione, mentre ne cantavo alcuni a un altro bambino, mi sono accorto che Adele stava rispondendo al mio canto. Sul momento ho avuto il dubbio che non fosse stata proprio lei, così mi sono voltato e guardandola negli occhi ho fatto un bel respiro e le ho cantato un pattern al quale lei, tutta tranquilla, ha risposto con intonazione sufficientemente accurata e mantenendo il contatto visivo, dimostrandomi di aver compreso in breve tempo il dialogo sonoro che si viene a creare con i bambini durante la lezione. Mi era capitato altre volte che un bambino rispondesse imitando correttamente il pattern da me proposto, manifestando però sempre una grande sorpresa, come se non fosse del tutto consapevole di ciò che aveva fatto. Adele, invece, quel giorno, mi ha sorriso tutta compiaciuta, dandomi la certezza di un’intenzionalità.

Nelle lezioni successive ho spronato questa bambina a rispondere alle mie proposte musicali, sperando che i suoi interventi vocali si ripetessero, ma ciò non è accaduto, semplicemente perché i bambini a quell’età non apprendono le competenze in modo lineare e quindi attraverso una modalità definita, ma si esprimono in modo spontaneo e con dei tempi del tutto personali. E’ possibile infatti che la sua attività di assorbimento stia progredendo silenziosamente e come è accaduto per la prima risposta, lei stia elaborando mentalmente gli stimoli che il mio canto le suscita, aspettando il momento giusto per poter emettere un pattern intonato con accuratezza e consapevolezza.

Questo è ciò che accade al bambino che partecipa ai corsi: alcuni si lanciano in risposte casuali, per sperimentare il mezzo vocale fino a giungere alla giusta intonazione, altri invece, come Gabriele e Adele, preferiscono attendere il momento giusto per intervenire, quando si sentono pronti e sicuri, dimostrando che l’ascolto a questa età è una delle fonti più preziose di apprendimento e che la musica può essere appresa in maniera libera e informale, nel rispetto del proprio tempo e della propria indole.

Note

  1. L’audiation è la capacità di sentire e comprendere “mentalmente una musica il cui suono non è mai stato prodotto o non è più fisicamente presente” (E.E.GORDON, L’apprendimento musicale del bambino dalla nascita all’età prescolare, Edizioni Curci, Milano 2003, p. 29); “rappresenta in musica ciò che il pensiero rappresenta nel linguaggio parlato” (Ibidem, p. 7).
  2. Ibidem, p. 137.
  3. Il nome dei bambini citati sono di fantasia per rispetto della privacy.

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