L’ inaspettato ascolto

Quando l’ascolto arriva in modo inatteso: strategie di gestione del gruppo e della relazione nella guida informale.

Chiunque applichi la guida informale all’interno del percorso di audiation preparatoria e dovesse pensare a una fascia d’età piuttosto problematica con la quale sia importante stabilire e avere chiare le strategie di gestione del gruppo, sicuramente sceglierebbe quella 24/36 mesi.

Sappiamo benissimo che il movimento del bambino in questa età assume caratteri spesso esplosivi che lo portano, nella media, a correre spontaneamente durante i canti proposti apparentemente senza una regola e quasi in modo oppositivo alle nostre intenzioni.

Risulta per questo spesso difficile interpretare il ruolo di rispecchiamento, anche motorio, molto utile a strutturare la lezione di musica al fine di stabilire un dialogo sonoro attraverso i pattern, guardando i bambini negli occhi e al tempo stesso poter raccogliere le loro proposte motorie in modo da favorire l’imitazione così importante nei processi di apprendimento.

Negli ultimi 4/5 anni mi è capitato di lavorare prevalentemente con questa fascia d’età e ho potuto osservare quanto giovi il percorso che il bambino compie nei 24 mesi precedenti. Mi sembra infatti che i gruppi di bambini con cui ho lavorato negli ultimi due anni siano giunti a questa età con un movimento maggiormente sincronizzato col canto e soprattutto dimostrando una partecipazione alla lezione che utilizza esiguamente il linguaggio verbale.

A riportarmi indietro nel tempo alle mie prime esperienze con questa fascia di età e le sue modalità, ci ha pensato un folto gruppo di 10 bambini che hanno iniziato con me a marzo il percorso di audiation preparatoria digiuni di esperienze precedenti.

Non potrei lamentare l’assenza di ascolto da parte di questi bambini, quello c’è stato immediatamente, ma la reazione a esso, accompagnata dalla possibilità di muoversi nello spazio che il setting permetteva, ha scatenato i bimbi in folli corse e urla di gioia che impedivano la realizzazione di un dialogo e soprattutto mi impedivano di cogliere e raccogliere la loro partecipazione. Tutto questo è andato avanti per tre lezioni ma poi piano piano ho cominciato a vedere che la qualità del movimento cominciava a cambiare e che, soprattutto le bambine, avevano trovato una maggiore fluidità nei loro movimenti, non più finalizzati alla sola corsa.

Piano piano le lezioni hanno cominciato ad avere un andamento diverso e l’ascolto è diventato più attento al contesto musicale a partire dalla canzone dei saluti iniziale, che ormai riconoscono e aspettano.

Bellissimo quindi l’arrivo dei primi pattern, i bambini ci provano, si mettono in gioco come solo loro sanno fare.

Mi viene da riflettere sull’enorme importanza della fase di acculturazione e di quanto lo sviluppo di essa influenzi la capacità del bambino di porsi in un ascolto sempre più consapevole e coinvolto in vari contesti musicali. Di quanto l’acculturazione accada anche senza l’insegnante nelle situazioni più varie e di quanto sia necessaria a chiunque, e in particolar modo al bambino, per poter sviluppare le fasi successive del processo di apprendimento.

Sicuramente due anni di lavoro fanno la differenza e i gruppi con cui lavoro da più anni riescono a dare e a prendersi grandi soddisfazioni, ma in definitiva i mezzi che la MLT ci mette a disposizione riescono ad essere molto efficaci nel coinvolgere tutti in un gioco fantastico anche in poche lezioni.

In questo caso una buona parte del merito va riconosciuto anche al lavoro delle educatrici che si sono rese attive contribuendo con il loro movimento e il canto a spezzare gli spazi di movimento stereotipato (tipo la corsa in cerchio) e a dare una diversa profondità ai brani con i bordoni di accompagnamento.

E’ così, non dobbiamo mai aspettarci niente in questo percorso, ma essere sicuri che in definitiva tutto prima o poi succeda e che ciò che stiamo proponendo abbia un’importanza di primo livello per lo sviluppo musicale del bambino fin dai primi incontri. Egli si muoverà autonomamente attraverso gli spazi (possibilmente larghi) che gli adulti riusciranno a creare. Spazi corporei, ma anche spazi musicali e di silenzio, che gli daranno modo di crescere.

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