I foglietti della musica

Dal ‘che musica devo mettere?’ a un percorso di ascolto consapevole con genitori e bambini: osservazioni e indicazioni pratiche (24–36 mesi).

Spesso capita che a lezione i genitori chiedano consigli su cosa far ascoltare ai loro bimbi, secondo l’erronea aspettativa che ci sia una musica “giusta”, da Mozart fino alle campane tibetane, a prescindere dal proprio gusto, adatta ad accompagnare ogni momento della giornata: la musica per il bagnetto, quella di sottofondo alla cena, quella che faccia finalmente addormentare i bambini… Come se la musica da sola potesse produrre degli effetti predefiniti e controllabili, indipendentemente dalla situazione e dalla relazione tra chi la ascolta.

Ho così pensato di proporre un percorso di ascolto come parte integrante dell’incontro di musica. Alla fine della lezione, abbiamo ascoltato un brano diffuso dallo stereo, ogni settimana uno diverso. Per scelta di varietà e contrasto con la lezione in cui la voce è protagonista dell’ascolto, si è preferito proporre solo musica strumentale, ma senza limitazioni di genere o di ensemble.

Questo con l’intento di creare un’occasione in più per ascoltare musica insieme, offrendo uno stimolo musicale, con elementi armonici, timbrici e stilistici che difficilmente si possono proporre in una lezione condotta da soli e favorire con ciò ulteriormente il processo di acculturazione dei bambini e dei genitori.

Benché si tratti di un’esperienza di contatto con la musica sicuramente meno diretta rispetto all’interazione attraverso il corpo e la voce e con minori possibilità da parte del bambino di entrarvi in relazione, non essendo la fonte sonora una persona in carne e ossa, ho notato come questa relazione fosse mediata ma non assente. I bambini infatti prendevano parte all’ascolto attivamente, con il movimento, con la voce, attraverso il contatto con i genitori e “interrogando” la fonte sonora, dirigendo verso lo stereo sguardo e corpo.

Durante questi ascolti ho inoltre osservato come i genitori del gruppo 24-36 mesi si rilassassero, a prescindere dal tipo di musica proposta, e di come cambiasse significativamente la qualità della relazione tra loro e i bambini: si mostravano più disposti al gioco, più accoglienti rispetto alle interazioni sia motorie sia vocali dei loro figli, meno valutativi rispetto al comportamento del bambino, secondo le loro aspettative consono o meno a un contesto da alcuni percepito come “didattico” e soprattutto sollevati dalla propria di “prestazione”, rispetto alle piccole richieste di partecipazione all’attività fatte dall’insegnante per accompagnare i canti a lezione. Per esempio ho osservato come una mamma che era solita “incitare” con piccoli ammiccamenti e inviti non verbali il suo bambino a rispondere ai pattern, durante un ascolto si sdraiasse a terra tenendo il suo bimbo sulla pancia, semplicemente sorridendo, o una bimba dalla motricità molto evidente, si sedesse tra le gambe del papà. Non volendo intromettermi in questo momento intimo, il mio intervento, così come il movimento durante questi ascolti, è stato minimo, addirittura la mia posizione nella stanza è stata marginale. La relazione tra genitore e bambino era protagonista di quel momento, non essendoci più la “guida” come tramite dell’interazione tra bambino e la musica, emergeva la pura condivisione e il piacere di quell’ascolto “privato”.

Nel gruppo dei più piccoli invece c’è stata una reazione diversa: sono stati i bambini a esplorare di più l’ambiente e a cercare i compagni, staccandosi dalla mamma, chi spostandosi fisicamente, chi solo con lo sguardo.

Nel gruppo dei 3-5 anni invece la mia partecipazione è stata più attiva, non essendoci altre figure adulte, ma invece di condurre io il gioco, come spesso accade durante i canti o gli scambi di pattern, ero più coinvolta nel loro gioco spontaneo (“il temporale di piedi, il vento di mani”…), in modo libero.

Dopo esserci salutati con il canto che chiude ogni incontro, ciascun bambino veniva da me a prendere il foglio con scritti i riferimenti del brano per consegnarlo al genitore, portarlo a casa e farlo ascoltare agli altri familiari, come una dedica speciale, un regalo, perché in effetti di questo si tratta: di un’intenzione del gesto, di voler porgere al bambino una musica, scelta personalmente per il suo significato emotivo e non solo per quello sintattico. Nel canto questa intenzione forse passa più facilmente perché si è già coinvolti in prima persona nella musica che si offre.

Per me la scelta di ciascun brano è stata un vero piacere, prima ancora di decidere la scaletta per la settimana seguente, avevo già in mente un paio di proposte, e pensando alle persone che avrebbero ascoltato quella musica, mi immaginavo le loro reazioni e non vedevo l’ora di poter giocare la mia carta a sorpresa…

Penso che il senso di questo “tenerci” sia passato, vedendo i bambini del gruppo 3-5 anni reclamare ogni volta il loro foglietto personale, facendosi scrivere sul retro la loro iniziale: «scrivi “A” come Andrea, questo è per me». L’esperienza di ascolto ha inoltre stimolato tante domande e curiosità e c’è stata da parte dei bambini più grandi e degli adulti la richiesta di spiegazioni, la presa di contatto fisico con l’oggetto “cd”: la copertina, il libretto e la storia che racconta attraverso le foto, le immagini degli strumenti, i nomi delle persone che suonano, chi da solo, chi in gruppo…

I “foglietti della musica” sono cosi’ diventati, nel linguaggio un po’ inventato che si crea tra grandi e piccoli, sinonimo di questo percorso di ascolto.

Ho poi affidato ai genitori il compito di far riascoltare a casa i brani proposti, non essendo possibile lavorare sulla ripetizione, così importante per lo sviluppo dell’audiation, nell’ambito del corso, ma soprattutto per creare una continuità tra il momento della lezione e “casa” e per stimolare la loro curiosità e la loro partecipazione attiva nell’educazione musicale dei propri figli, facendo dell’ascolto condiviso di musica un rituale di cui riappropriarsi.

L’aver ascoltato insieme della musica che non si conosceva, con l’attenzione che un pensiero dedicato merita, spero sia servito a risvegliare la curiosità dei genitori a riscoprire le proprie competenze di ascolto e di scelta.

Alla fine dell’anno l’insieme dei foglietti è diventato automaticamente un’antologia di brani da poter riascoltare durante la pausa estiva.

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