Ascolti musicali per piccolissimi in ambienti museali: un investimento per il futuro

Perché portare musica dal vivo 0–5 al museo: educazione al patrimonio e ascolto sensoriale

Un investimento per il futuro

“L’arte non è né uno stato dell’anima, nel senso di un momento di ispirazione straordinario e imprevedibile; né uno stato di uomo, nel senso di una professione o di una funzione sociale. L’arte è una maturazione, un’evoluzione, una elevazione che ci permette di emergere dall’oscurità alla luce…” Jerzy Grotowski

Il 5 gennaio 2019 nella Sala da ballo della Galleria d’Arte Moderna a Palazzo Pitti, si sono svolti quattro incontri-concerto che, sia per le modalità di esecuzione che per il pubblico che assisteva, possiamo definire assolutamente inediti. Quando mai prima, almeno in Italia, bambini piccolissimi sono stati invitati ad ascoltare musica nelle sale di un museo in compagnia dei loro genitori? Che senso possiamo dare ad un’azione così inusuale? Perché scegliere uno spazio così nobile per un’attività all’apparenza ludica, leggera, quasi scherzosa? La domanda assume ancor più consistenza considerato il fatto che tali attività sono state promosse dal Dipartimento per l’Educazione delle Gallerie degli Uffizi. Non si tratta infatti della più o meno tradizionale visita per i bambini al museo, neppure di un laboratorio in cui si usano colori e materiali vari per far emergere le capacità creative dei piccoli. In questo caso l’attività principale è agita da adulti che usano la voce per produrre musica ma si astengono dal profferire parole, i bambini assistono in uno spazio-isola sul pavimento accanto a un genitore, si muovono o rimangono assorti nell’ascolto, interagiscono fra di loro, vocalizzano o tacciono, mutano espressione dalla gioia alla commozione. Lo spazio che li circonda è denso di sollecitazioni; ampio e luminoso, ospita statue, specchi monumentali, un lampadario di cristalli rilucenti, grandi quadri con i ritratti di personaggi elegantemente abbigliati, tendaggi colorati e drappeggiati contornano le ampie finestre che si affacciano sulla città. Ma la domanda torna e si pone ancor più insidiosa. Perché, proprio in questo luogo dedicato alla contemplazione di sublimi opere pittoriche, mettere in scena uno spettacolo di musiche ed emozioni? La risposta per primi l’abbiamo cercata noi del Dipartimento per l’Educazione. Quando si propone un’esperienza nuova, che certo intriga per la sua carica dirompente e vitale, urge capire pienamente che senso essa abbia sul piano più ampio di un’azione educativa museale, cosa di veramente essenziale apporti in un percorso di educazione che accompagna giovani e giovanissimi alla consapevolezza e all’amore per il patrimonio culturale. Nella nostra attività di educatori museali, ma anche nella semplice osservazione di comportamenti quotidiani, ci rendiamo conto, sempre più spesso, che molti bambini e adolescenti presentano un deficit nelle capacità di concentrazione, faticano a mantenere desta la loro attenzione e le capacità di ascolto non sono adeguate all’interesse per gli argomenti trattati. Studi recenti evidenziano la possibile correlazione fra un uso eccessivo dei dispositivi digitali e lo sviluppo di difficoltà nell’attenzione. Per chi si occupa di educazione al patrimonio culturale questa è sicuramente un’osservazione da prendere in considerazione, ma esiste un aspetto ancor più preoccupante nell’utilizzo non sufficientemente informato delle moderne e pur indispensabili tecnologie multimediali: si tratta di quegli elementi di ambiguità che possono interferire in una corretta distinzione fra reale e virtuale. In questo senso il mondo del patrimonio culturale può offrire una valida risposta, non fosse altro che per l’interrogarsi nel tempo di artisti e intellettuali su quei sottili discrimini fra reale e virtuale, materiale e spirituale sottesi alla definizione di opera d’arte. L’eccellenza nella realizzazione di manufatti artistici, e potremmo dire lo stesso di ogni espressione d’arte, è determinata in larga parte da un uso intelligente e raffinato dei sensi, come lo è anche nel godimento dei medesimi. Da quest’ultima osservazione deriva la necessità, da parte di coloro a cui è affidata l’educazione di bambini e adolescenti, di impegnarsi in una campagna di “rieducazione alla consapevolezza sensoriale” come base essenziale per l’espressione della propria creatività e premessa per una gratificante partecipazione alle diverse espressioni artistiche. Nel caso specifico di chi è impegnato nel settore dell’educazione al patrimonio culturale, questa azione si definisce nella realizzazione di attività laboratoriali per bambini in età prescolare ed è proprio in questo ambito che si inscrive l’iniziativa presso la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, a cui hanno partecipato bambini da zero a cinque anni. I quattro incontri-concerto, finalizzati allo sviluppo della musicalità e dell’orecchio secondo il metodo elaborato da Edwin Gordon nella seconda metà del Novecento, si sono svolti in un ambiente denso di stimoli visivi, un luogo per molti aspetti straordinario ma che in questa occasione ha saputo rendersi affabilmente accogliente, andando così a raggiungere un altro traguardo non meno importante di quanto già espresso: la familiarizzazione con i luoghi della cultura. E’ infatti compito specifico dei Dipartimenti educativi museali fare in modo che il museo, e i luoghi della cultura in generale, entrino a far parte delle abitudini virtuose di un pubblico sempre più ampio, che si crei una familiarità con i medesimi e che la loro frequentazione diventi una consuetudine che accompagna la persona con naturalezza nel corso dell’esistenza. Giocare da bambini in un giardino storico, ascoltare musica in uno spazio di luce, colore, storia e bellezza, comporre i primi disegni o piccoli manufatti ispirandosi alle opere d’arte conservate in un museo introduce con naturalezza, attraverso un’educazione sensoriale ed emozionale, ad un apprezzamento che nel tempo si andrà arricchendo di più raffinate valenze culturali, restituendo così alla società cittadini consapevoli del proprio patrimonio culturale.

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