In questo ultimo anno meraviglioso che la vita mi ha regalato, il 2015-2016, ho imparato una cosa molto importante: che non bisogna volare basso. Le ambizioni, i progetti, i sogni, gli obiettivi, soprattutto dei più giovani, devono essere grandi, potenti, maestosi, non solo dal punto di vista tecnico e professionale, ma anche dal punto di vista emotivo e relazionale, intrisi cioè di voglia di conoscere nuovi orizzonti, stili di vita, persone diverse, scambiare esperienze ed emozioni con chi apparentemente non ha nulla da condividere, neanche la lingua.
Questa è stata la Music Learning Theory (MLT) in Turchia, a Izmir. Una forza che ha creato sinergie nuove, legami forti, speranza nel futuro, curiosità e voglia di imparare, la magica sensazione e il vero significato di essere un gruppo, una finestra che si apre verso il cielo, una vita che si colora di musica, il telefono che squilla ininterrottamente con le mamme dei bimbi che desiderano capire la MLT e che attendono con gioia l’inizio dei corsi.
Questa è stata la MLT in Turchia, a Izmir.
Un’occasione per restituire alla musica il ruolo fondamentale che ha nella crescita e nello sviluppo della persona e di tutta l’umanità. Quando ho deciso di volare alto, preparando un progetto di formazione professionale, divulgazione e sviluppo della MLT in Turchia, ho stilato una lunga lista di enti privati, fondazioni, associazioni che si occupano di insegnamento e di cultura.
Prevedevo di dover far visita a tutti, più volte, invece un pomeriggio del giugno 2015 sono andata a conoscere Fatma Olten, nella sua Scuola di Musica. Mi aspettavo una signora attempata, un po’ in carne, e invece mi sono trovata davanti una giovane donna con bellissimi capelli dorati, magra, minuta, e due occhi che guardano lontano, nel futuro. Devo dire che mi ha spiazzata, completamente!
Avevo una grande preoccupazione quel giorno: dover spiegare una cosa complessa e tecnica, quale è la MLT, in poco tempo a una persona che non è musicista, avendo ben presente quanto spesso ho avuto difficoltà a farmi capire anche dai miei colleghi musicisti. Mi ha spiazzata una seconda volta!
Dopo quel primo incontro, ce n’è stato un’altro, e poi un’altro ancora, e la nostra avventura insieme è iniziata.
Fatma e Ceyhan Olten sono una coppia di ingegneri, imprenditori nel campo energetico, grandi amanti e sostenitori della musica, della letteratura e dell’arte in generale.
Nel giro di pochi anni, hanno creato e finanziato una stagione di concerti sinfonici e due scuole di musica, promuovendo allo stesso tempo molte iniziative in vari istituti scolastici, sostenendo giovani musicisti e compositori, commissionando opere d’arte in parte custodite nelle nostre scuole e ora hanno abbracciato anche la MLT.
Le nostre Scuole di Musica e la Stagione di Concerti sono dirette e coordinate da Akgün Çavuş, musicista, percussionista di ruolo presso l’Orchestra Sinfonica di Stato di İzmir, che svolge questo lavoro con grande passione e dedizione.
Nel mese di settembre 2015, ho deciso di fare un viaggio in Italia, per conoscere il nostro futuro partner, l’Audiation Institute, e in particolare Silvia Biferale e Arnolfo Borsacchi, con i quali avevo preso contatto.
Sono tornata molto volentieri a Roma, città che mi è rimasta nel cuore, con la quale ho ancora molti legami. Avevo tante paure dentro di me, che si sono dissolte, volatilizzate direi, davanti alla prima tazza di tè all’arancia.
Da allora abbiamo lavorato duro, con grande intesa e sinergia tra tutti i soggetti che vi ho appena presentato, messo a punto il progetto e nel mese di novembre 2015 abbiamo dato il via al primo Corso di Formazione sulla MLT a Izmir.
Giusto in tempo per far sì che il Prof. Gordon avesse il piacere di sapere che stava per iniziare una nuova avventura sulla MLT anche in Turchia, perché alla fine del nostro primo incontro abbiamo ricevuto la triste notizia della sua scomparsa. Da quel giorno penso spesso che avrei voluto avere l’opportunità di conoscerlo, la gioia di incontrarlo.
Il primo incontro del Corso di Formazione prende forma un sabato pomeriggio di novembre 2015, all’aeroporto Adnan Menderes di Izmir. Mentre aspetto, con una certa tensione, mi accorgo che Silvia, con bagaglio a mano, sarebbe uscita dagli arrivi nazionali, mentre Arnolfo, con bagaglio da stiva, dagli arrivi internazionali. Momenti di panico, un giro di messaggi, e finalmente tutti e due recuperati. Mi sono sentita felice come un pirata che ha recuperato il suo bottino (e che bottino!). Sono molto nervosa, voglio che tutto sia perfetto per far sì che i nostri ospiti europei si possano sentire come a casa loro. Si sa che a Izmir, come in tutta la Turchia, l’ospitalità viene prima di ogni altra cosa. Saliamo in macchina con il nostro caro autista Görkem, e iniziamo a parlare e a commentare quello che vediamo, il primo impatto sulla città. Come davanti alla tazza di tè a Roma, tensioni e incertezze se ne vanno e lasciano spazio a una sensazione strana dentro di me, come se ci conoscessimo da sempre.
L’indomani mattina, domenica, ci attendono otto ore di duro lavoro.
Inutile dire che non è andato tutto liscio come l’olio. Ci sono state delle resistenze da parte di alcuni partecipanti: nei primi due incontri vedevo i loro occhi talvolta smarriti che fissavano il vuoto. Soprattutto nelle lezioni di Silvia, abbiamo rischiato di farci ricoverare con trattamento sanitario obbligatorio!
Molto spesso, mi sono sentita dire da Fatma: “Non avevo capito che era cosi difficile”. Perché, desidero sottolinearlo, è stata e sarà un’impresa impegnativa anche dal punto di vista economico per noi. Ma, tutto questo fa parte del gioco. È giusto che sia così. Per la conoscenza e la comprensione, ci vuole tempo. Un tempo che non concediamo più a noi stessi. E questa del tempo è una battaglia che continuo a fare, per i nostri insegnanti formati, per la MLT, per l’insegnamento. Viviamo troppo velocemente, non abbiamo tempo per pensare, studiare, maturare. Vogliamo tutto subito e, naturalmente, anche i frutti del nostro lavoro. E, invece, sappiamo bene che con l’insegnamento non funziona proprio così.
All’alba del terzo incontro, le nebbie hanno cominciato a dissolversi, gli sguardi smarriti e persi nel vuoto hanno lasciato il campo a sguardi freschi, brillanti, entusiasti come quelli degli sgombri appena pescati, i movimenti hanno cominciato ad acquisire fluidità e spontaneità, insomma, sembrava che si stesse compiendo un miracolo, una trasformazione e trasfigurazione apocalittica, oserei dire. Se non avessi vissuto tutto questo in prima persona, devo essere sincera, non ci avrei mai creduto.
E qui devo introdurre il grande ruolo che hanno avuto i formatori Audiation İnstitute, in particolare Arnolfo Borsacchi, Silvia Biferale, Federica Braga, Luigi Folino e Regula Schwarzenbach. Non saremo mai abbastanza riconoscenti a loro, per la serietà e l’altissima professionalità del lavoro che hanno svolto. Ma anche per la loro dolcezza e umanità con la quale ci hanno accolti, presi per mano e accompagnati nel nostro percorso, nel voler formare a tutti i costi un gruppo e non dei singoli individui, e, voglio sottolinearlo con forza, la generosità che hanno avuto nel darsi completamente, senza riserve né pregiudizi. Ero certa in cuor mio che sarebbe stato un corso serio, di alto profilo professionale, è stata una mia scelta, ma mai avrei immaginato tutto quello che abbiamo vissuto.
Poi, nel mese di luglio 2016, a corso completato, molti di noi hanno avuto la gioia di partecipare al seminario di Dina Alexander e Christopher Azzara all’Eremo di Monte Barro in Italia, e quindi di conoscere molti dei colleghi italiani che hanno frequentato il corso a Milano lo stesso anno e anche tanti insegnanti dell’Audiation İnstitute. La ricorderemo come un’esperienza unica, qualcosa che non si può descrivere con le parole, che si può solo vivere e lascia un’impronta per la vita, anche se non si sono compresi subito tutti i contenuti fino in fondo, per quelli ci vuole tempo, tanto studio e pazienza.
Nel mese di giugno scorso, abbiamo realizzato i primi Concerti per Bimbi 0-3 anni: un grande successo, con l’aiuto e la presenza del nostro maestro Arnolfo.
Ora siamo un nucleo di nove persone formate sul percorso 0-6, e qui vorrei evidenziare la mia gratitudine a tutti loro per aver avuto fiducia in me e per aver contribuito alla realizzazione e al successo del corso. Un grazie infinito a Nehir Özkan, Nilüfer Okuldaş, Beste Başçı, Gülce Karagözcük, Selin Doğan, Selen Var, Senim Çenberci, Selen Balıkçı, Okşan Alparslan.
Questa è la nostra squadra Turca!
Fatma ed io abbiamo la speranza di attivare il primo Corso di Istruzione Formale per tutti gli insegnanti delle nostre scuole nel 2017-2018.
Il nostro “Olten Audiation İnstitute” sta prendendo forma, a breve avremo un sito che ci permetterà di essere più visibili e di comunicare meglio con tutti voi.
Izmir è la terra dove sono nata e alla quale sono molto affezionata, questo progetto rappresenta per me un omaggio alla mia terra, perché credo che lavorare con la musica, accrescere la professionalità dei giovani insegnanti e in particolare delle donne, avvicinare le famiglie e i bambini alla musica in età pre-scolare, collaborare a progetti musicali nelle scuole, in questo momento storico della Turchia sia fondamentale. Più in generale, credo sia un dovere sostenere attività di crescita culturale e artistica in un paese che vacilla come un vascello in tempesta.
Questo è l’impegno della Olten Filarmoni Sanat, questo è quello che stiamo realizzando insieme ad Audiation İnstitute.
Vorrei far presente che, a seguito di eventi spesso drammatici che si sono verificati nel nostro paese, come in tanti altri paesi europei in verità, molti concerti ed eventi culturali sono stati cancellati.
Un grazie di cuore per non averci abbandonato.
In questo anno di formazione, ho avuto modo di riflettere su vari argomenti collegati alla MLT. Uno di questi è la “pratica audio/orale”, il fatto cioè che la prima forma di apprendimento passa attraverso l’ascolto e l’imitazione e non per la teoria musicale.
Questa è una delle colonne portanti della MLT. Gordon, in uno dei suoi video, dice, con la sua semplicità e umiltà di sempre, che lui non ha inventato nulla, che la MLT, più che una e-voluzione, può essere considerata una in-voluzione, un ritorno al passato, alle origini. E qui mi ritorna in mente la pratica degli Aşik, o degli Ozan, cantastorie turchi dell’Anatolia. Un tipo di arte molto particolare, che merita una piccola spiegazione. Un’arte e una tradizione, che racchiude in se la memoria storica e la cultura dell’Anatolia.
Un’arte che è poesia, è musica, è racconto. Un modo per rappresentare stili di vita, visioni del mondo, valori etici ed estetici delle varie epoche e dei vari luoghi.
Possiamo fare un paragone, per intenderci, con l’arte trovadorica in Francia, fra l’XI e il XIII secolo, o con i più recenti Stornellatori Fiorentini. La grande differenza con i Trovatori e i Trovieri è che costoro erano di famiglie nobili, mentre quelli turchi no.
Gli Aşık raccontavano storie tradotte in musica, ma facevano anche duetti o terzetti chiamati Atişma o Taşlama. Queste erano delle vere e proprie sfide di bravura, sia dal punto di vista poetico che musicale. Una sorta di improvvisazione, a botta e risposta, esattamente come gli Stornellatori Fiorentini. Questa pratica, risale al periodo antecedente l’Islam e dal XV secolo in poi si comincia a documentare perché non vada perduta. Si trattava di un’arte audio/orale, che si tramandava dal maestro all’apprendista.
I primi Aşık erano persone spesso analfabete, che però avevano grandi doti poetiche e musicali. Quando il giovane aveva appreso l’arte dal suo maestro, cominciava a girare per villaggi e città, nei kahve, negli insediamenti militari, caravanserragli e ville padronali. Gli Aşık usavano una lingua molto semplice e spontanea perché avevano origini umili, i temi affrontati erano l’amore, la natura, la lontananza, la nostalgia, la morte, la gelosia, l’eroismo, il coraggio, i problemi sociali del momento, i comportamenti e i sentimenti umani. Era un’arte completamente laica.
E ora, dulcis in fundo: come si svolgeva un Atişma o Taşlama? Questa era una conversazione competitiva dove si sfidavano due Aşık. Questo spettacolo, per così dire, iniziava con un Merhabalasma e cioè con un saluto iniziale. Poi c’era il Hatirlatma che era una seconda parte dedicata al ricordo, alla memoria, dove si eseguivano brani e poesie di grandi maestri del passato. Poi c’era la terza parte che si chiamava Tekemmül, che era la parte più lunga, ed era il momento più importante in cui ogni Aşık doveva dimostrare le proprie abilità poetiche e musicali, improvvisando e affermando la propria supremazia, mettendo in difficoltà letteraria e musicale l’altro.
Riassumendo:
- Il saluto iniziale
- La ripetizione, con lo scopo di creare familiarità con un certo repertorio
- La creatività e l’improvvisazione
Ho trovato molto interessante ed anche incredibile le affinità che ci sono fra quest’arte e la nostra MLT.
Gli strumenti musicali che usavano erano principalmente il saz, ma anche il kopuz, il bağlama, il cura e il tambura.
Ancora oggi quest’arte continua a vivere nel centro e nell’est dell’Anatolia e in particolare nella città di Kars, con molte iniziative per tenerla viva e farla conoscere ai giovani.
Nel 1986, il Ministero della Cultura ha istituito un albo, dove sono iscritti 795 artisti.
Dal novembre 2007 quest’arte fa parte del patrimonio culturale artistico dell’Unesco.
Un’altra riflessione che ho fatto è stata sul metro.
Il metro dei nostri canti. Noi definiamo “usuali” i metri che sono familiari alla nostra cultura occidentale, e inusuali quelli che non sono familiari alla nostra cultura. Quando penso invece alla tradizione musicale turca, questo concetto si ribalta, completamente. Per noi i più usuali e familiari, sono quelli inusuali, da noi denominati Asak.
Per questa ragione pensando a un repertorio ricco e variegato per la MLT, come Gordon ci insegna, oltre al repertorio dei nostri colleghi dell’Audiation Institute e al repertorio di musica classica e non solo, abbiamo anche pensato a selezionare brani della tradizione popolare turca, per avere anche un legame di familiarità con le nostre origini, con la nostra terra, per poter creare una migliore comunicazione con i bimbi e le mamme di questo paese.
Vi voglio presentare due brani, tutti e due in metri Asak., cioè inusuali.
Il primo, in 7/8, una danza del Mar Nero, chiamata Horon danzata esclusivamente da gruppi di uomini in semicerchio, molto veloce, che si svolge con salti continui e movimenti di spalle, come fossero dei tremoli. Questo brano, ha vari testi che provengono da luoghi diversi. 
Il secondo è un canto popolare turco/cipriota, più recente dell’altro, visto che la signora che lo ha composto é ancora in vita.
Si chiama Al Yemeni, Mor Yemeni, ed è in 5/8. 
Spero e credo fortemente che la musica possa rappresentare un ponte fra i popoli e che possa nutrire le nostre menti e i nostri cuori.
