Insegnare musica ai principianti… E’ solo una questione di musicalità

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Perché la musicalità viene prima della tecnica: sequenze operative per insegnare ai principianti.

Ho sempre desiderato, fin dall’infanzia, diventare una trombettista professionista e quando mi sono iscritta all’Università, questo era il mio obiettivo principale. L’insegnamento della musica in quel momento non suscitava in me particolare interesse. Tuttavia dopo due anni di corso professionale di strumento ho sentito il desiderio di iscrivermi ad un corso per l’insegnamento dell’educazione musicale. Questa scelta ha sicuramente cambiato il corso della mia vita professionale.

Ho avuto modo di studiare con Richard Grunow – Professore di Educazione Musicale alla Eastman School of Music – il quale mi ha fatto conoscere e aiutato a riconoscere le potenzialità nascoste e spesso inutilizzate che possiedono gli studenti che si avvicinano per la prima volta allo studio della musica strumentale. Mi ha esposto a qualcosa di diverso da ciò a cui ero stata abituata, mi ha fatto notare aspetti che in precedenza non avrei mai preso in considerazione.

Che cosa è successo e cosa ho sentito durante quel corso, che mi ha fatto cambiare idea riguardo all’insegnare musica?

Ho imparato un nuovo approccio all’insegnamento che evidenzia l’importanza di proporre e insegnare un ampio repertorio di brani di ascolto, gli standard si possono trovare nella maggioranza dei libri di testo. Grunow ha inoltre posto l’accento sull’importanza di insegnare patterns melodici in tonalità maggiore e minore e patterns ritmici nei metri binario e ternario. Ciò che egli ha descritto riguardo l’insegnamento della musica in modo orale, come fase preparatoria a quella notazionale, mi ha fatto capire come esso sia correlato al modo in cui noi apprendiamo il linguaggio. Ho compreso che l’utilizzo di strumenti quali il metronomo e l’accordatore non sono la via migliore per insegnare un’accurata intonazione o un senso preciso del ritmo. Di fatto il senso melodico e il senso corretto del ritmo possono essere insegnati attraverso il canto e il movimento.

In quel periodo non potevo immaginare quale potenziale vi fosse nell’insegnare con questo approccio la musica strumentale ai principianti. Gli allievi avrebbero imparato a suonare uno strumento con modalità completamente diverse rispetto a quelle con cui era stato insegnato a me. Dopo questa esperienza ho cominciato a pensare che avrei potuto interessarmi anche all’insegnamento della musica. Negli anni seguenti, ho insegnato musica basandomi sulle mie conoscenze relative alle modalità di apprendimento musicale. Osservavo nei miei allievi competenze musicali degne di nota e sempre più iniziavo a realizzare quanto fosse impegnativo, ma allo stesso tempo anche molto stimolante, insegnare musica strumentale ai principianti. Ciò che maggiormente mi sorprese fu il rendermi conto di quanto i metodi e le tecniche utilizzate per insegnare ai miei allievi servirono a me per sviluppare e migliorare le mie stesse abilità musicali. I miei primi tentativi di insegnare ai principianti utilizzando Jump Right In: The Instrumental Series (Grunow and Gordon, 1989) non furono così soddisfacenti. Per i primi mesi ho insegnato agli studenti a suonare ad orecchio melodie in Bb-DO, ma poco in Eb-DO e C-LA. Abbiamo cantato patterns melodici di tonica e dominante in tonalità maggiori e minori, canti ritmici con macro e micro e patterns nei metri binari e ternari. Gli studenti hanno suonato semplici accompagnamenti di melodie di JRI come “Major Duple“, “Hot Cross Buns,” “Pierrot,” “Mary Had a Little Lamb”, “Twinkle, Twinkle, Little Star”, and “Go Tell Aunt Rhody.” (ibidem, Grunow and Gordon, 1989). I ragazzi suonavano ad orecchio la melodia, la linea di basso o un’armonia. Avevo ottenuto un’ottima reputazione per il lavoro svolto con il mio ensamble, ma in cuor mio sapevo che mancava qualcosa. Ora, guardando indietro, realizzo che avevo sottovalutato il potenziale e le capacità dei miei studenti di suonare in altre tonalità e modi diversi. Troppo tempo era stato dedicato all’insegnamento dei gradi Bb-DO e poco all’insegnamento delle linee di basso, delle armonie e delle funzioni degli accordi e soprattutto non avevo preso in considerazione di insegnare l’improvvisazione. Stavo continuando a insegnare a leggere la musica nello stesso modo in cui mi era stato insegnato: attraverso la vista piuttosto che attraverso le orecchie e l’ascolto. Come risultato, gli studenti avevano difficoltà a comprendere ciò che stavano leggendo. Sapevo che Jump Right In (Grunow, Gordon, Azzara, 2001) era stato rivisto più volte sin dai tempi dei miei studi con Grunow. Decisi così di iscrivermi ad un altro corso di aggiornamento. Dopo aver frequentato il corso estivo, ho ripreso il nuovo anno scolastico con rinnovate aspettative e una forte determinazione. Per ogni canto imparato a memoria i miei allievi hanno imparato a cantare e suonare linee di basso; hanno imparato ad improvvisare patterns tonali e ritmici, e a suonare in un minimo di tre scale maggiori e una minore. Gli studenti hanno progredito velocemente nel programma delle lezioni e questa volta erano in grado di “comprendere” ciò che stavano eseguendo. Più insegnavo, più diventava semplice creare ed improvvisare patterns tonali e ritmici. Realizzai presto, che fino a quel momento, io ero stata l’unica ragione per la quale i miei allievi non avevano fatto grandi progressi l’anno precedente. Se avessi compreso la logica delle indicazioni e delle sequenze di apprendimento e le avessi trasmesse con i giusti contenuti musicali, i miei studenti avrebbero inteso meglio ciò che stavo cercando di insegnare loro.

Ho iniziato a comprendere meglio il senso della Music Learning Theory e di Jump Right In e mi sono appassionata ancora di più nel momento in cui ho iniziato a capire più approfonditamente come i bambini apprendono la musica. Potevo insegnare a giovani musicisti ad abbracciare la musica ad un livello non comune e contemporaneamente migliorare le mie stesse competenze musicali.

Sono un’appassionata di musica jazz. E’ con questa musica che sono cresciuta. Fin da piccola a casa nostra venivano regolarmente dei musicisti professionisti a suonare il jazz e il Dixieland. Ho voluto condividere con i miei studenti l’esperienza musicale che più amavo: la jazz band. Mi sono accorta ben presto, che quando gli studenti fanno affidamento primariamente alle proprie orecchie, apprendono a suonare nello stile jazz più facilmente e velocemente. I miei allievi suonavano brani ad un livello pari a quello degli studenti della scuola media e superiore, con competenze musicali degne di nota, oltre che con un autentico senso dello stile.

Volevo insegnare loro ad improvvisare dei “solo” caratteristici di una jazz band, ma non riuscivo proprio a capire come fare. Mi sono chiesta, infatti, come avrebbero potuto i miei allievi comprendere l’improvvisazione se non riuscivo io stessa a darle un senso? Nonostante questo, ho avuto allievi che hanno imparato i “soli” utilizzando delle basi registrate, altri hanno imparato autonomamente ad orecchio e altri sono stati aiutati. L’imitazione dei “soli” è un passaggio significativo nell’apprendimento dell’improvvisazione, ma non è sufficiente. Sapevo che i miei studenti avevano la necessità di progredire oltre. In passato i miei primi tentativi di apprendere ad improvvisare erano focalizzati alla memorizzazione di sequenze di accordi arpeggiati. Questo approccio, però, non mi ha mai portato a realizzare dei soli melodici e pieni di senso. Come tanti ho pensato: “Non sono in grado”. La magia dell’improvvisazione mi sarebbe sfuggita per sempre. La cosa era per me un po’ critica, ma non avevo alcuna ragione per credere diversamente. Penso che, se mi fosse stata insegnata l’improvvisazione con lo stesso metodo e la stessa tecnica con cui insegnavo ai miei principianti, avrei imparato più facilmente e con maggior successo. Christopher Azzara, Professore di Educazione Musicale alla Eastman School of Music, e Grunow stavano lavorando ad un nuovo metodo sull’improvvisazione, Developing Musicianship Through Improvisation (DMTI, Azzara and Grunow, 2006, 2010). Questo metodo, DMTI, è facilmente comprensibile e accessibile a musicisti di qualsiasi età. Ho deciso quindi di iscrivermi anche ad un corso del Dr. Azzara alla Eastman. Il risultato di ciò che ho appreso in quel corso, fu che il “mistero” e la “magia” dell’improvvisazione vennero sostituite da chiarezza e comprensione. Ho iniziato a tenere in considerazione e inserire l’improvvisazione in ogni fase del lavoro con i miei studenti e gradualmente ho sviluppato nuove procedure per l’insegnamento dei brani (vedi gli esempi). AUDIO-00-2014-06_01 AUDIO-00-2014-06_02

Queste nuove attività hanno stimolato la creatività e la capacità di improvvisare degli studenti che hanno dimostrato grande interesse e motivazione nello svolgerle. Anni fa non avrei creduto che anche le mie capacità musicali avrebbero potuto migliorate così tanto come risultato dell’insegnamento elementare della musica strumentale.

Molti studenti ed educatori vedono l’insegnamento a livello elementare come un lavoro riservato a coloro che hanno competenze limitate; invece, al contrario, insegnare ai principianti presenta tante sfide e richiede di mettersi in gioco continuamente. Gli insegnanti che insegnano strumento ai principianti devono essere in grado di cantare intonati e mantenere un ritmo regolare. Devono essere modello di qualità del suono, di articolazione e posizione delle mani, ed essere dei buoni esecutori con il proprio strumento. Devono essere in grado di eseguire accompagnamenti utilizzando strumenti armonici (es. pianoforte, chitarra etc.) e di avere una solida conoscenza e padronanza delle sillabe del solfeggio, anche ritmico, basato sulle funzioni. Devono analizzare e articolare le funzioni degli accordi, insegnare le forme e l’improvvisazione e quando necessario trasportare con facilità in altre tonalità. Ora io sono in grado di suonare e insegnare tutti gli strumenti a fiato, gli ottoni e le percussioni. Non ho dubbi sul fatto che non avrei raggiunto queste competenze, se avessi insegnato solo a studenti dei corsi avanzati. La mia capacità di utilizzare le sillabe per il solfeggio, anche ritmico, cosa che non ho mai fatto prima di frequentare il College, sono migliorate sensibilmente. Quando ho iniziato ad insegnare avevo qualche difficoltà a livello di esecuzioni pianistiche. Con l’impegno ora sono in grado di suonare accompagnamenti in varie tonalità e credo che, la più grande ricompensa avuta da questa esperienza, sia stata realizzare il mio desiderio di imparare ad improvvisare. Insegnare ai principianti richiede di mettersi continuamente alla prova, ed è molto più impegnativo e coinvolgente di quanto potessi immaginare. Ho insegnato a giovani musicisti con capacità musicali molto più “avanzate” rispetto a quello che pensavo fosse possibile. Gli studenti possono diventare agili nell’utilizzo delle sillabe per il solfeggio ritmico, nel cantare e suonare in diverse tonalità e metri, imparare le funzioni accordali per ogni melodia, improvvisare, comporre e leggere la notazione musicale con comprensione. Mi piacerebbe affermare che il successo dei miei studenti è dovuto alla mia capacità sia di musicista che di educatrice. La verità è che sono una brava musicista, un’insegnante dedita e determinata a crescere come educatrice musicale. Per migliorare il mio modo di insegnare sono stata pronta a ritornare sui banchi di scuola e a trarre beneficio dallo studio con musicisti ed educatori di altissima qualità. E ciò che ho appreso l’ho poi adattato al mio stile di insegnamento e alle necessità dei miei studenti. Per me JRI è più che un semplice libro-metodo. E’ una filosofia per l’insegnamento della musica. JRI, ponendo le proprie basi sulle modalità con cui i bambini apprendono la musica, offre diverse strade per insegnare musica, ma richiede che l’insegnante che ne fa uso possegga eccellenti competenze musicali. Per crescere come educatore musicale bisogna essere pronti a lavorare con grande impegno ed essere disposti a correre dei rischi. Senza la volontà di rischiare e di fare errori, la crescita come musicisti ed educatori viene limitata. Ogni volta che ho corso dei rischi ne ho poi sempre tratto vantaggio, sia personalmente che professionalmente. Più di qualsiasi cosa la mia crescita musicale mi ha portato ad una miglior comprensione di ciò di cui i miei allievi hanno musicalmente bisogno. Impegnandomi in prima persona nello studio e nell’approfondimento della conoscenza ho scoperto la passione per l’insegnamento. Ed è proprio grazie all’insegnamento che le mie capacità e competenze musicali migliorano anno dopo anno. Non riesco a immaginare una strada diversa da quella da me intrapresa, più soddisfacente e gratificante, che insegni ai ragazzi la gioia di fare musica.

Bibliografia

Azzara. C. D. & Grunow, R. F. (2006, 2010) Developing Musicianship through Improvisation, Books 1, 2, &3/CDs Chicago: GIA Publications, Inc.

Gordon, E. E. (2007). Learning sequences in music: Skill, content, and patterns. Chicago: GIA Publications, Inc.

Grunow, R. F., Gordon, E. E, (1989). Jump right in: The instrumental series – teachers guide for winds and percussion. Chicago: GIA Publications, Inc.

Grunow, R. F., Gordon, E. E, & Azzara, C. D. (2001). Jump right in: The instrumental series – teachers guide for winds and percussion. Chicago: GIA Publications, Inc.

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