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Audiation Institute e i bambini del reparto di onco-ematologia pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma

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Un progetto sociale a cura di Cristina Fabarro.

 

Audiation Institute sostiene ogni anno iniziative a sfondo sociale che mirano a portare la musica e l’insegnamento secondo i principi della Music Learning Theory là dove i bambini diversamente non ne entrerebbero in contatto.

 

 

Quest’anno il bando è stato aggiudicato al progetto “CRESCERE BAMBINI”: un’esperienza di sonorizzazione nel reparto di onco-ematologia pediatrica proposto da Cristina Fabarro in collaborazione con Emanuela Lopez (Psicoterapeuta, Psicologa dello sviluppo e dell’educazione, Musicista), Fiorina Giona (Ricercatrice equiparata del Policlinico Umberto I, Dirigente medico di 1° livello presso l’Ematologia – Dipartimento di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia dell’Università Sapienza di Roma ) e Manuela Pasquetto (Terapista occupazionale del Reparto di Ematologia Peda- trica del Policlinico Umberto I)

 

<< Il progetto “Crescere bambini”, realizzato presso il reparto di oncoematologia pediatrica del Policlinico “Umberto I” di Roma, rappresenta un intervento volto a realizzare un ospedale “a misura di bambino” cioè che riconosce le peculiarità del bambino malato, con le sue fragilità e le sue risorse: un ospedale, dunque, che si prende cura del bambino nella sua globalità. Lo scopo centrale, infatti, quando ci si occupa di bambini malati è favorire lo sviluppo psicologico, emotivo e sociale in condizioni limite in cui le emozioni dolorose e i traumi psicologici sono frequenti e inevitabili e i contatti sociali impoveriti, in altri termini è importante facilitare l’adattamento e impegnarsi affinché il percorso evolutivo non si arresti, affinché i bambini siano bambini, oltre la loro malattia. L’idea di realizzare questo obiettivo attraverso la musica nasce da alcune riflessioni sul fatto che momenti e stimoli musicali permeano la vita quotidiana delle persone e che per il bambino in particolare la musica è gioco e divertimento, attività spontanea di esplorazione di se stesso e del mondo circostante, possibilità di sperimentare il proprio corpo, ma anche tempo di scambio, di piacere condiviso e di relazione. A tutti gli effetti, perciò, la musica può essere considerata un elemento normale e normalizzante. In ospedale la musica può assumere diverse connotazioni: può essere un sottofondo che riempie il silenzio vuoto delle corsie e delle camere e che sostiene la vitalità dei piccoli pazienti; può essere una delle attività distrazionali (Per attività distrazionali in intendiamo quelle attività organizzate svolte da figure professionali con diverse qualifiche e che sono finalizzate a favorire la rifocalizzazione cognitiva del bambino davanti all’ansia, allo stress, alla paura o al dolore, relativamente la degenza in ospedale o a una manovra invasiva, e facilitare l’elaborazione delle emozioni sperimentate . Guarino, 2006) proposte ai bambini e alle loro famiglie; può essere l’occasione di creare relazioni interpersonali che facilitano il superamento del senso di solitudine e di isolamento frequentemente sperimentato.

A queste riflessioni si sono aggiunte considerazioni sulla necessità di sonorizzare l’ambiente ospedaliero: i suoni, che accompagnano le ore trascorse in reparto o nella sala d’attesa, sono suoni e rumori legati alle terapie e a eventi dolorosi che trasmettono ansia e preoccupazione. In questo senso l’obiettivo primario è stato creare attorno ai bambini un ambiente musicalmente stimolante: la presenza di un momento musicale nelle loro giornate costituisce un’alternativa sonora piacevole e riequilibrante dell’ambiente acustico. Collegare l’ospedalizzazione a suoni piacevoli potrebbe aiutare a viverla meglio.

[…]

La nostra scelta di proporre in forma sperimentale il progetto e di condurre osservazioni cliniche è legata alla peculiarità del metodo da noi adottato, per altri aspetti infatti sono stati già raccolti dati a sostegno dell’ipotesi dell’utilità della musica come attività distrazionale in ospedale pediatrico e particolarmente nei reparti oncologici. La Music Learning Theory (Gordon, 1990) è stata sviluppata per la specifica questione dell’apprendimento musicale, tuttavia i principi di base e la metodologia, che non chiede performance e crea le condizioni per un apprendimento informale attraverso l’uso di una guida e del gruppo, possono essere utilmente riportati in un ambito in cui centrale è il bambino, il suo processo di crescita complessivo e in cui l’obiettivo è restituire, quando non è stato o non è possibile conservare, il senso di normalità, di quotidianità. Abbiamo potuto osservare come l’utilizzare melodie e ritmi inusuali e sconosciuti abbia avuto un effetto positivo per i bambini, che non solo non sperimentavano differenze tra loro, ma potevano in questo modo dare maggiore spazio alla loro creatività individuale nella partecipazione attiva. È questo un messaggio potente per i bambini, un permesso a essere se stessi oltre che un invito a sperimentare. La malattia qui viene messa sullo sfondo, non negata, bensì ridimensionata a evento della vita del bambino, non elemento costitutivo della sua identità, come rischia di essere in alcuni casi. L’attenzione è al bambino, al suo benessere emotivo e psicologico, con una specifica cura dell’aspetto relazionale. Sull’esempio di quanto realizza la scuola in ospedale (Lopez & Guarino, 2006), riteniamo che gli interventi distrazionali possano consentire al bambino, all’interno di un ambiente anonimo e spersonalizzante quale l’ospedale, di conservare il senso di controllo della situazione e sperimentarsi autonomo e vitale, con effetti positivi anche per il trattamento medico. >>

Emanuela Lopez – 2011
Presentazione del progetto “Crescere bambini”
presso il Convegno di Urbino
sugli Studi multidisciplinari in Oncologia